PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Il bruco e la farfalla

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sulla letteratura digitale e sull’editoria del futuro

Per certi versi, le notizie sull’imminente arrivo della letteratura digitale e quelle sull’editoria del futuro, mi ricordano il celebre aforisma di Lao Tse: Quello che il bruco chiama la fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla. Leggo oggi che la eLiterature sarebbe in verità discorso innovativo già chiuso, finanche oggetto di convegni. Del resto, venuta-l’idea-fatto-il-convegno è assioma meno virtuale di quanto i tempi-elettronici non lascino pensare. La letteratura digitale si caratterizzerebbe quindi per il suo nascere direttamente in Rete e per il suo fare-del-mezzo che la estrinseca (dunque l’hardware, dunque il software) una sorta di modalità meta-scritturale privilegiata di significazione (a diversi livelli).

Soprattutto, la eLiterature marcherebbe un superamento della prima rivoluzione internettiana relativa, parlo di quella propiziata dagli ebook e dai tablets-vari capaci di leggerli quei testi, ma che, malgrado sia stata più volte additata come la madre di tutte le rivoluzioni-culturali, non ha mai sortito alcun risultato concreto o degno di considerazione. Con grande pace degli editori tradizionali. Editori tradizionali il cui sollievo potrebbe durare poco però, specie se la eLiterature riuscisse laddove hanno fallito i libri elettronici. Di fatto, se questo accadesse, la figura dell’editore, come intesa fino a questo momento, sarebbe destinata a svanire per sempre. Ad un tal datato-mestiere si sostituirebbe invece un riforgiato professionismo editoriale finalmente costretto a considerare attentamente il suo ruolo, nonché costretto a riproporre la scrittura, e dunque l’energia-creativa, al centro dei suoi interessi e delle sue preoccupazioni.

Ben venga un tale futuro scenario! Ripeto: quello che il bruco chiama la fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla! Da aggiungere vi è però che non mi trovo interamente d’accordo con quanto propugnato dai simpatizzanti di questo nuovo tipo di visione letteraria. Per motivi diversi. Intanto, le caratteristiche tecniche fatte passare come modalità innovative di una tal produzione sono lungi dall’essere modalità innovative, appunto. Non a caso, di questi argomenti e di questioni simili già ce ne occupavamo e già ne discutevamo nel 2004 come riportato successivamente nel Manifesto Net – Navigo Ergo Sum del sito letterario Terza Pagina World. E da un punto di vista meramente tecnico, lo ripeto, nulla è cambiato in questo senso, perché non è cambiata la modalità scritturale che elettronica era ed elettronica è rimasta (insomma, lo status-quo è consequentia rerum come insegnerebbe Einstein dato che la velocità della luce rappresenta ad ora la barriera impossibile da superare, anche se così non ci pare).

Ne deriva che, oggi come 6 anni fa, la letteratura elettronica rimane pesantemente vincolata (e lo sarà per molto altro tempo a venire) da limiti mentali, scritturali, editoriali e chi più ne ha più ne metta. Come ho ribadito altre volte, proprio tra le pagine di questo sito, molto diverso è il discorso per il giornalismo online o eJournalism che dir si voglia. Questo perché il giornalismo è espressione scritturale e informativa che si presta ottimamente a vivere integrata con le dinamiche veloci delle intasate e most-demanding autostrade interweb. Come non bastasse, l’eJournalism bene risponde alla loro (e.g. di quelle autostrade) fame di notizie, di notizie-che-si-creano e si autodistruggono ad ogni minimo battito di ciglia. Il giornalismo, mi azzardo a dire, vive di una specie di creatività usa-e-getta, ovvero tutto l’opposto del mood indovinato e meditato che necessita la letteratura per manifestarsi.
Per questi e numerosi altri motivi, io non ritengo quindi che il tramonto della letteratura-come-la-conosciamo sia vicino. Au contraire, sono fermamente convinta che, rispetto alle esigenze editoriali-tradizionali, la grande-letteratura (sebbene ormai gemma rara causa l’epidermicità del nostro vivere e del nostro riflettere) sia l’unico bastone ancora facilmente brandibile con una data forza.

Detto questo, c’è comunque da sperare che le nuove sfide tecnologiche e intellettive possano diventare forza propulsiva di altri cambiamenti salutari. Primo fra tutti quello che abbiamo già indicato, ovvero l’esigenza per l’editore professionale di riportare la palla al centro, verso la scrittura e le sue necessità. Sono fin troppi coloro che stampano libri oggigiorno e così facendo si fanno passare per editori, dimenticando che il termine giusto sarebbe stampatori o meglio ancora tipografi. L’editoria infatti è cosa-altra. Nello specifico, o per dirla con Jean-Marie Laclavetine “Essere editore è innanzitutto saper dire no”.

Rina Brundu

09/01/2011

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