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La patria dell’af(f)a

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sul caso Battisti ed altre storie minime.

Paese caldo l’Italia. Patria dell’afa. Paese finanche capace di infiammarsi da par suo. Quando serve. Come sul caso Battisti. speriamo dunque che questa mobilitazione porti un qualche risultato perché la giustizia non può essere bastone a due punte, una fatta per infilzare l’altra per azzardare un buffetto sulla guancia quando il peccatore è nostro amico o nostro fratello. Di sicuro, la decisione presa in quel del Brasile è decisione che pesa e peserà sulla coscienza, di chi l’ha presa così come di chi l’ha propiziata.

Molte sono le illazioni e le smentite che circolano a tal proposito in questi giorni. Certamente, qualunque sia la verità è difficile pensare che il fatto e il malfatto – in tutti le nazioni interessate alla vicenda – non sia stato gestito da mani italiane, a chiunque appartengano. Difficile credere altrimenti. Solo una mera opinione personale che trova il tempo che trova. Dalla vicenda Battisti – assolutamente condannabile, anche pensando agli altri giovani che negli anni 70 sono stati protagonisti di un periodo davvero tragico della nostra Storia e che hanno poi pagato il loro debito – si possono comunque estrapolare molti altri insegnamenti. Per esempio, il fatto che la tendenza a gestire le situazioni nell’ombra, e a determinarne quindi il desiato percorso, è tendenza tipica italica. Da qui la nostra dietrologia che, a ben guardare, più che un peccato è una conseguenza logica delle cose.

Per certi versi, questa obsoleta vocazione al tirare-i-fili dietro le quinte ha trovato nella realtà-virtuale la maniera migliore per esaltarsi, soprattutto grazie alle infinite possibilità di agire in Rete senza presentarsi con nome e cognome. Uno, nessuno e centomila scriveva Pirandello, ma forse neppure lui avrebbe mai immaginato le possibilità infinite di un simile gioco. Vero è tuttavia che la Rete contiene in sé meccanismi più sofisticati di giustizia, ovvero è capace di mostrare l’anima nella sua interezza, nella sua nudità perfetta. Talmente perfetta da non lasciare dubbi sulla sua vera natura, ovvero sulla natura di ciascuno dei suoi frequentatori-internauti, al punto che, qualora venisse a cadere il leggero velo-a-copertura potrebbe risultare schifiltoso finanche stringere una mano (per la serie, la cacca ti può girare intorno ma non ti deve sfiorare mai!).

Ce ne è a sufficienza per infiammare la penisola da provider a provider internettiano! Ma a ben pensarci a farla arrostire a fuoco lento questa nostra amatissima Patria concorrono molti altri vizi e vizietti che sono tipici della natura (reale) dei suoi figli e che non ritengo potranno venire meno ancora per parecchie generazioni. Primo fra tutti metterei il vizio machistico inteso in senso lato. Ovvero, inteso quale desiderio di appiattimento-al-nostro-livello delle altrui possibilità. Onde dominarle. Onde omologarle. Onde diventare uguale-tra-gli-uguali (o mediocre-tra-i-mediocri, che dir si voglia), per poi vedere se in qualche maniera-altra si riesce a venirne fuori comunque vincenti.  Come scritto in altre occasioni, da questa particolare sindrome non sono immuni neppure le donne ormai. Per meriti sul campo. Questo perché – lo ripeto – il machismo moderno non va inteso e non si manifesta solamente come desiderio di surclassare un individuo in virtù di una nostra supposta-superiorità-di-gender. Au contraire, si manifesta nel desiderio di surclassare un individuo tout-court e di farlo con la maleducazione, la scortesia, la mera inciviltà di metodo soprattutto quando incapacitati a farlo con altri argomenti. Da qui il muro-contro-muro e, quando non basta, la furbizia che alla fin fine è il condimento primo dei numerosi altri mali che ci affliggono e che portano seco comportamenti determinanti azioni deprecabili e condannabili. Per quanto possa parere strano, né più né meno deprecabili e condannabili di quelle che abbiamo descritto nell’incipit.

Come risolvere? Con l’educazione civica sarebbe la prima facile risposta. Io però sono fermamente convinta che la soluzione stia in noi. Dentro di noi. Nelle capacità e nelle possibilità di ciascun individuo. Nel suo certamente onesto desiderio di migliorarsi, a dispetto dell’apparire (di quell’anima tristemente, finanche teneramente, nuda) che indurrebbe gli altri a credere altrimenti. Nella sua disponibilità a concedere tregua (prima di tutto a se stesso), a riconsiderare i limiti dell’assioma occhio-per-occhio-dente-per-dente, così come il limite-di-durata dell’opzione porgi-l’altra-guancia concessa dal prossimo. Perché, come direbbe Totò, ogni limite-ha-la-sua-pazienza. Dopo c’è solo il baratro.

Paese caldo l’Italia. Patria dell’af(f)a.

Rina Brundu

07/01/2011

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