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Generazione X

Sugli scontri nelle piazze e sul conflitto generazionale che… non c’è!

di Rina Brundu. Si fa un gran parlare in questi giorni delle manifestazioni giovanili in quel di Roma e degli effetti nefasti che hanno sortito. Si discute anche dei prossimi cortei studenteschi di protesta contro l’approvazione del Ddl Gelmini. Da un lato gli studenti garantiscono che questi ultimi saranno pacifici, dall’altro, esponenti politici di primo piano, memori dell’assedio del 14 Dicembre scorso alla Città Eterna, invitano i genitori a chiudere “i figli a casa” per l’occasione. Insomma, ad un primo guardare sembrerebbe che l’equazione studenti che protestano uguale delinquenti sia assioma conclamato di questi tempi.

La mia idea è che ci sia molta confusione. E forse un poco di disorganizzazione. Le manifestazioni più o meno sobillate non sono – per  nostra fortuna – una novità nel Bel Paese Libero, stupisce quindi che ancora non esistano delle modalità-testate per garantire l’ordine pubblico in simili situazioni. E per garantire la stessa incolumità delle forze di polizia che poi debbono far fronte alle maggiori degenerazioni in prima linea. Di sicuro però, i problemi non si risolvono facendo passare l’idea che manifestare in piazza sia una opzione da delinquenti, meno che meno facendo passare l’idea che i nostri-figli debbano vivere costretti-in-casa quando tali forme di protesta sono indette. Si tratterebbe, a mio modo di vedere, di un pessimo esempio di educazione civica, capace di portare seco conseguenze nefaste. In Italia più di ogni altro luogo.

Dico, in Italia più di ogni altro luogo perché il nostro Paese è senz’altro una delle grandi nazioni occidentali dove maggiormente si sente l’effetto di un sano conflitto generazionale (ovvero, che guarda oltre le mere differenziazioni anagrafiche) che di fatto….non esiste. Come sappiamo, il gap o divario generazionale marca la differenza di idee e di orientamenti culturali tra una data generazione X e quelle che l’hanno preceduta. L’esistenza di un elemento d’atrito o di conflitto dentro simili scontate dinamiche evolutive è fondamentale per traghettare una qualsiasi società in avanti, per assicurarne la sua sopravvivenza nel futuro prossimo e per garantirne la sua crescita.

Il gap generazionale tuttavia è anche in grado di mettere in luce situazioni perniciose che, lungi dal lavorare per affermare il benestare della società di riferimento, sono finanche in grado di destabilizzarla alla radice. Basti pensare ai correnti gap tra generazioni, aggravati dagli effetti nefasti del digital divide (ovvero dalla disparità esistente – anche per mere ragioni anagrafiche – tra chi ha accesso alle moderne tecnologie informative e chi ne è escluso. Ma soprattutto, aggiungo io, tra chi è in grado di farne un mastering efficace e produttivo di quelle stesse tecnologie, e chi le subisce solamente o si limita a tollerale) e alle loro conseguenze sul mondo del lavoro, della formazione e dunque dell’impresa.

Con la vocazione all’immobilismo dirigenziale e manageriale che le è tipica, l’Italia ha da tanto scelto di consegnare il suo futuro nelle mani del suo passato. Così facendo ha bloccato la sua crescita, ad un tempo ratificando la propensione ad arrivare-ultima che ha caratterizzato la sua Storia degli ultimi 30 anni. Ovvero, la sua Storia degli ultimi 30 anni che è stata per questo anche la Storia di diverse generazioni X accomodanti, ben felici di vivere sotto la benevola ala protettrice genitoriale, e dunque incapaci di inventarsi un qualsiasi salutare conflitto generazionale che – logicamente – non si è quindi mai neppure palesato. Non c’è! Non esiste! Con tutto il negativo che questo comporta.

Ne deriva che l’unica speranza per il futuro va riposta proprio in quei giovani che, nonostante tutto, hanno ancora la forza di farsi sentire e di esprimere un dato dissenso. Non siamo neppure tanto sciocchi da non comprendere che persino quel dissenso potrà essere a suo modo guidato, anzi, quasi certamente lo sarà. Epperò l’unico modo per  insegnare a qualcuno a pescare e sederglisi accanto sul greto del fiume onde fargli vedere come si fa. Mentre l’unico modo che avrà il novello pescatore per dimostrare di essere diventato professionista provetto, capace di reinventare e salvaguardare il suo stesso futuro, sarà quello di trovare il coraggio di cambiare. E magari decidere di muovere fiducioso verso l’oceano aperto (altro che stare costretto in casa!) in cerca di pesci (occasioni?) migliori… da pescare. O mi sbaglio?

2 Comments on Generazione X

  1. …pensavo al mio paese, al borgo vecchio, ai muri tinteggiati dalla calce, al parroco, al barbiere, al negozietto in cui compravo dolciumi e zuccherini colorati.
    …pensavo ai festoni di Natale, appesi a mani basse in ogni via, ai fiocchi che cadevano ondeggiando, alla mia faccia buffa alla finestra.
    …pensavo ai miei ricordi, e forse ai tuoi, pensavo al mio Natale, e forse al tuo, e ho detto: a chi li dono i miei auguri?
    Ed ho pensato a te, alla tua Ogliastra, che in parte è la Romagna del passato, e non ho resistito.
    Auguri Rina, buon Natale.

  2. Caro Emax, felice di leggerti qui su Rosebud. Una graditissima sorpresa… spero di averti di nuovo qui a commentare i miei indegni.
    Non so se l’Ogliastra sia la Romagna del passato, so che è un territorio bellissimo, con una qualità della vita decisamente superiore alle tante che ho visto dovunque in Europa…. ma anche con numerosi problemi. E di questo scriverò tra oggi et domani… e magari su Rosebud lo vediamo a giorni.
    Ma basta con le malinconie…bellissimo invece questo ricordo dickensiano che proponi del tuo paesello. Tanti cari auguri anche a te… so che ci risentiremo presto se non qua là et varie et eventuali.:) RB

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  1. Generazione X

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