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Re Sole

re-sole1Sulla sua ultima apparizione… a Matrix

di Rina Brundu. Al solito mi pare si sia esagerato. Parlo delle polemiche sulla presentazione fatta l’altro ieri sera dal conduttore Alessio Vinci, nel suo programma Matrix, a Silvio Berlusconi. “Nel giorno più buio, Berlusconi è luce” ha esordito l’ex giornalista CNN e il mattino dopo – puntuali come le cambiali in protesto – sulle homepages dei principali quotidiani italiani, già si pubblicavano articoli che parlavano di piaggeria al vero padrone di casa, di scuola giornalistica americana che ha toppato, di relativo video che starebbe spopolando su You Tube. Non è vero, ho controllato e le visualizzazioni non sono state che poche migliaia. E avendo visto il programma, lo ripeto, francamente mi pare si sia esagerato.

A mio modo di vedere, infatti, la presentazione di Vinci è stata soprattutto un pun, un gioco di parole, propiziata dall’appena trascorsa notte del solstizio d’inverno (21 dicembre) che quest’anno si proponeva, causa un’eclissi lunare totale, finanche come la notte più buia degli ultimi 400 anni. Ma non è tutto. A ben guardare, il gioco di parole del conduttore italo-americano potrebbe essere stato ispirato anche dall’effettiva figura dell’ospite che aveva invitato. Silvio Berlusconi infatti gli sedeva a pochi metri, elegantemente vestito, con un largo faccione sorridente illuminato da un sorriso a 64 denti, il cui splendore gareggiava a chi poteva-meglio con lo scintillio dei riflessi ramati che partivano in ogni direzione dal suo capo, anche quello (il capo) egregiamente curato: Re Sole!

Del resto, reduce dalla vittoriosa madre-di-tutte-le-battaglie in quel della Camera, battaglia che ha sanzionato una pesante battuta d’arresto per il suo maggiore avversario politico, ovvero il Gianfranco Fini della svolta di Mirabello, la situazione non avrebbe potuto essere altrimenti. Meglio ancora, il Cavaliere non avrebbe potuto presentarsi altrimenti. A dire il vero ci ha pure provato. Ha infatti bene cercato di non lasciarsi andare troppo, raramente ha ricordato il nome del suo avversario sconfitto, quasi mai ha citato quell’oramai mitica tenzone che pur tante soddisfazioni gli ha portato.

Eppure, accomodato sul suo trono, si capiva benissimo che l’ospite non stava più nella pelle e alla fine, proprio alla maniera di un Luigi XIV al culmine della sua potenza e della sua influenza, il quale traendo le logiche conclusioni non avrebbe esitato a dichiarare L’état, c’est moi, anche Silvio Berlusconi non ha esitato a rilasciare una sua sorta di esternazione nazional-popolare a futura memoria. “L’unico boss virile” ha quindi dichiarato il Premier, a dimostrazione che anche gli ipse-dixit non sono più quelli di una volta e ciascun popolo (lo avevamo comunque intuito che l’Italia post-rivoluzione digitale non è la Francia di Luigi XIV!) ha gli aforismi che si merita. Naturalmente, il Cavaliere si stava riferendo a quello che sarebbe un significato dell’anagramma del suo nome in Latino, ma in queste situazioni – e in contesti pseudo-politicheggianti più che in altri – meglio fare sempre il milgior uso di ogni modesta possibilità semantica.

Per il resto invece il copione è stato sempre lo stesso. Intendo, sempre lo stesso delle sue altre visite, seppure rare, nei diversi talk-show serali. Per certi versi si potrebbe dire che il copione è stato fin troppo uguale a quello delle sue altre visite nei diversi talk-show serali: citazioni dal libro degli infiniti-lavori-portati-a-compimento (come?) dal governo-del-fare, rassicurazioni che molto di più si farà da adesso in poi, esternazioni sulla necessità di vigilare contro i nemici-della-democrazia e suoi personali, biasimo di una opposizione incapace (come dargli torto?), lodi all’Italia e agli italiani che nonostante tutto sono-usciti-meglio-degli-altri-da-questa-crisi-strutturale, rimembranza degli ottimi-risultati-ottenuti-in-politica-estera, certezza e immutata fiducia nei maggiori risultati ancora da venire.

Insomma, sempre lui, sempre il solito Berlusconi degli ultimi 20 anni. Nel bene e nel male. Et, tuttavia, è proprio questa immarcescibile immutabilità d’approccio che denuncia, a suo modo, una qualche nota stonata. Un dubbio: e se anche il Re Sole avesse raggiunto il suo zenit? Non si vorrebbe infatti che coi problemi di successione all’orizzonte e i molti lavori-in-progress ancora da registrarsi nel libro di cui si è detto, la notte più lunga avesse ancora ‘dda venì e anche noi si fosse costretti a profittare, in maniera dichiaratamente birichina (sebbene mai irrispettosa), delle infinite possibilità semantiche offerte da Sua Lucentezza il (o le)…  sole. Appunto!