PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Sul caso Belpietro

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sul giornalismo in genere. Sulla forma. Sulla sostanza.

di Rina Brundu. Non ho mai capito perché io mi interessi tanto di giornalismo. E non ho mai capito perché il giornalismo mi affascini così tanto. E quando ho cominciato a guardarci dentro, la mia prima considerazione era stata che “giornalisti si nasce!”. Questa idea non la ho mai cambiata. Come la sentissi nell’anima. Da sempre. Anche in questo caso senza capire esattamente perché.

E così, mio malgrado, ho continuato a “guardarci” dentro. Per certi versi formando un know-how non indifferente rispetto alle cose del giornalismo. Sicuramente, vi ho meditato più di tantissimi giornalisti. Io che giornalista non lo sono e ora come ora non vorrei mai esserlo. Ed è solo in virtù di tutto questo che ho sviluppato, nel tempo, la convinzione che molti dei mali che affliggono il mondo del giornalismo dipendano da una convinzione abbastanza ingenua: ovvero che per diventare giornalisti basti pubblicare qualche articoletto su questo o quel giornale dell’amico compiacente, o dell’editore avaro, o semplicemente andando in giro con un microfono in mano e il pass “precedenza stampa” bene in vista. O ancora che basti essere confermati tali nei salotti televisivi trendy (et non) o tra gli occhielli generosi dei quotidiani che “contano”.

Peggio ancora formulando la rigorosa equazione giornalismo=scrittura. Un poco insomma come formulare l’equazione forma=sostanza. No, non lo credo. Non per me. Perché per me, in genere, ma soprattutto nelle cose del giornalismo la SOSTANZA È SOSTANZA, mentre la forma è spesso costretta dentro limiti diversi procurati da una molticiplità di cause.  Da una mancanza di tempo, da una noia del vivere, da un background culturale che non permette alcun volo dell’anima, da un limite linguistico, da innumerevoli frustrazioni dell’essere e finanche da un upbringing che non era tale o che comunque lo era in maniera sbagliata.

Ma se sulla forma, con tanta buona volontà ci si può lavorare, la sostanza (che di fatto ha anche il potere di determinare la forma e non viceversa) è dono molto più faticoso da agguantare. A volte penso che potrebbe non bastare vivere mille anni per farla nostra. A differenza dell’essere giornalista non ritengo neppure che si possa nascere “uomini” e “donne” di sostanza. Di sicuro, diventare tali è compito arduo, che non può permettersi il dubbio sul target da raggiungere. E non può prescindere da un forte desiderio di raggiungerlo quel target.

Per certi versi dunque un vero “giornalista” che è tale in quanto nato con quella sostanziale capacità di cui dicevo, parte avvantaggiato rispetto all’uomo (o alla donna) “qualunque” che lotta per diventare uomo (o donna) di sostanza. Questo non significa però che il suo percorso sarà facile. Perché la sua “inclinazione naturale” non verrà certificata da vidimazione-dell’ordine-o-del-comune, ma dalla capacità di saper mostrare tutto il suo coraggio. E tutta la sua forza. Il coraggio e la forza delle sue idee. Il coraggio e la forza delle sue opinioni. Il coraggio e la forza delle sue visioni. Il coraggio e la forza delle sue azioni e delle sue scelte di vita. E dovrà farlo con molta onestà. Soprattutto, con molta onestà rispetto al personalissimo diktat dell’anima. Fregandosene, ad un tempo, del trito e del contrito che porta sul tavolo dell’incostanza, della noia, della spavalderia, del menefreghismo, del semplice disrispetto l’ordinario quotidiano. E soprattutto fregandosene di “disturbare”, così facendo, gli intelletti “superiori” che tutto vedono, prevedono, conoscono, sanno. O almeno così sembra perché li pare.

Non so se il dottor Belpietro leggerà mai questa mia nota, ma se dovesse farlo gli direi (così come lo direi ad ogni giornalista-nato-tale, indipendentemente dalle sue posizioni politiche o visioni di vita) di continuare a fare ciò che sta facendo. E di non lasciare mai che nulla e nessuno possa impedirgli altrimenti. Perché anche gli appuntamenti-a-breve della nostra vita, è mia personalissima opinione, valgono davvero poco davanti alla maggiore realtà e all’eternità dei progetti che ha in serbo per noi la nostra anima. Molti auguri.