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La partita

Finalmente Obama rende la pariglia agli inglesi per i disastri combinati dalla

British Petroleum nel Golfo del Messico. E grazie agli allenatori nostrani!

Finalmente Obama rende la pariglia agli inglesi per i disastri combinati dalla British Petroleum nel Golfo del Messico. E grazie agli allenatori nostrani!

di Rina Brundu. Il 3 Dicembre 1984, una fuga di 40 tonnellate di isocianato di metile, dalla stabilimento indiano della Union Carbide – multinazionale chimica americana –  fu causa di una immane tragedia  nella città di Bhopal (India centrale). L’incidente provocò la morte di migliaia di persone, mentre i contaminati furono centinaia di migliaia. Nonostante l’intervento del governo indiano, che si propose come diretto rappresentante dei suoi cittadini, la vicenda giudiziaria che ne seguì – tra battaglie politiche e legali internazionali – si trascinò per anni. Alla fine della stessa, buona parte dei 470 milioni di dollari versati dalla Union Carbide, molto tempo dopo la tragedia, sarebbero stati usati per pagare le parcelle degli avvocati e le tangenti di rito. Alle vittime non sarebbe rimasto che un mortificante ed umiliante obolo.

Il 20 Aprile 2010, nel Golfo del Messico è esploso un pozzo petrolifero sfruttato dalla British Petroleum. La scoppio ha causato la morte di 11 persone e il ferimento di un’altra ventina. Migliaia sono stati invece i barili di carburante che, da quel momento in poi, si sono riversati nel Golfo del Messico, provocando la più grande catastrofe ambientale nella storia degli Stati Uniti. Nonostante la pressione politica, le diverse “special operations” pensate dalla BP per bloccare la fuoriuscita del greggio, non hanno ottenuto il risultato sperato: la falla non si é chiusa!

“Plug the damn hole!” avrebbe urlato un esasperato Obama durante un’altra riunione d’emergenza nella stanza ovale. Purtroppo, senza risultati visibili fino ad oggi. Almeno per quanto riguarda la falla! Per il resto, è indubbio che le teste hanno cominciato a cadere e che la BP si sia affrettata a dirsi disponibile a pagare il salatissimo conto. Di certo, vi è che il senior management della società petrolifera britannica potrà difficilmente contare sulle molte scappatoie che sarebbero state provviste dal diritto internazionale (et non) ad alcuni colleghi della Carbide, in quell’altra infelice occasione. Così come sembrerebbe altrettanto certo che la BP pagherà subito per il disastro ecologico provocato.

Un Obama determinato come non si era mai visto dunque!. Un Obama che per ottenere il risultato non ha esitato ad alzare il tiro della polemica, fino quasi a porre a repentaglio il “rapporto privilegiato” sempre esistito tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Ma a giudicare dallo spazio datole sui maggiori canali di informazione britannici, è indubbio che tale polemica abbia indispettito parecchio i sudditi di Sua Maestà. Forse è anche per questo che, proprio stasera, Obama avrebbe ribadito a Cameron – sotto pressione sulla difesa del management BP – un suo non-interesse ad indebolire, o minare, la società petrolifera inglese.

Del resto, le preoccupazioni del primo Presidente nero della Storia americana sembrerebbero essere più interne che internazionali. E, disastro ecologico a parte, la vera partita a cui egli guarda dovrebbe senz’altro essere quella che si giocherà nella tornata elettorale di Novembre, quando i nodi creati dalle mai risolte questioni legate all’immigrazione clandestina, alla disoccupazione, alla crisi economica strisciante, alla rivoluzionaria riforma sanitaria approvata, alla guerra in Afghanistan, non potranno non venire al pettine.

Nell’attesa del redde rationem – e partita per partita – meglio distrarsi! Meglio accontentarsi di ogni magra soddisfazione che passa il convento. Come, per esempio, quella regalatagli quest’oggi dalla nazionale di calcio statunitense che ha “costretto” al pareggio i leoni bianchi di Sua Maestà! Indubbiamente, un evento da ricordare! Eppur-tuttavia, un risultato che, a sentire i commenti dopo-partita dei cronisti sportivi inglesi e irlandesi, non sarebbe da ascriversi al “solo” merito degli americani.

Secondo questi professionisti, la terribile prestazione della squadra inglese sarebbe dovuta piuttosto all’infausta predizione di Johan Cruyff. Il quale Cruyff, giusto pochi giorni fa, avrebbe escluso la nazionale di Capello dalla lista delle “papabili” per la vittoria, proprio in quanto allenata da un tecnico italiano. Come non bastasse, la leggenda calcistica olandese avrebbe aggiunto che tutta la “filosofia” del calcio inglese sarebbe messa “in pericolo” dall’influenza nefasta dei molti allenatori italiani che lavorano in Gran Bretagna. E che sarebbero interessati solamente al risultato!

“Il risultato?” avrebbe mormorato Barack Obama. Per l’appunto tutto ciò che i tecnici inglesi della BP non riescono a portargli! Nel dubbio dunque che l’eccezionale pareggio di stanotte sia stato ottenuto soprattutto grazie alle “variegate potenzialità” espresse dal calcio del Bel Paese, voci si rincorrono su una presunta intenzione del Presidente di inviare subito nel Golfo del Messico un qualche allenatore nostrano esonerato. Target? Tappare finalmente la dannata falla! Mossa molto azzeccata a mio modo di vedere! Soprattutto in vista della vera partita da giocarsi a Novembre. Se qualcosa dovesse andare male, infatti: nessun dubbio, colpa dell’arbitro!