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Diritti umani e Realpolitik

di Michele Marsonet.

Sta suscitando grandi polemiche la decisione di Joe Biden di visitare l’Arabia Saudita, dove avrà colloqui anche con il principe ereditario Mohammed bin Salman. Quest’ultimo responsabile, com’è noto, del barbaro assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul.
Perché i diritti umani sono così importanti, almeno per noi occidentali? La prima dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’epoca moderna è quella dello Stato della Virginia, scritta da George Mason e adottata dalla sua Convenzione il 12 giugno 1776. E, proprio a Mason, è oggi intitolata una celebre Università in Virginia. Fu poi largamente adottata da Thomas Jefferson nella dichiarazione dei diritti dell’uomo contenuta nell’atto di indipendenza degli Stati Uniti d’America (4 luglio 1776), nella quale si afferma “che tutti gli uomini sono creati uguali tra loro, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità”.
Un’ulteriore grande affermazione dei diritti umani si ebbe dopo la fine della Seconda guerra mondiale con la costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e con la redazione della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, siglata a New York nel 1948. Con questa Carta si stabiliva, per la prima volta nella storia moderna, l’universalità di tali diritti, basati su un concetto di dignità umana intrinseca, inalienabile, e universale. La Dichiarazione riconosce tra le altre cose il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale; al riconoscimento come persona e all’uguaglianza di fronte alla legge; a garanzie specifiche nel processo penale; alla libertà di movimento e di emigrazione; all’asilo; alla nazionalità; alla proprietà; alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; alla libertà di associazione, di opinione e di espressione; alla sicurezza sociale; al lavoro in condizioni giuste e favorevoli; alla libertà sindacale e, infine, a un livello adeguato di vita e di educazione.
Esistenza, validità e contenuti dei diritti umani continuano a essere oggetto di dibattito sia in filosofia sia nell’ambito delle scienze politiche. Da un punto di vista giuridico, i diritti umani vengono definiti da convenzioni e leggi internazionali, ma anche dagli ordinamenti giuridici di numerose nazioni. Va però aggiunto che, secondo molti, la dottrina dei diritti umani va al di là delle singole leggi e forma la base morale fondamentale per regolare l’ordine geopolitico.

La dianzi citata “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, sebbene non li obbligasse sotto lo stretto profilo giuridico, indicava però agli Stati membri l’urgenza di promuovere un insieme di diritti umani, civili, economici e sociali, affermando che essi sono parte delle “fondamenta di libertà, giustizia e pace nel mondo”. La dichiarazione fu il primo sforzo legale internazionale volto a limitare il comportamento oppressivo di taluni Stati. Molte nazioni vorrebbero andare oltre la Dichiarazione Universale e creare un corpus di leggi che impegni a tutti gli effetti gli Stati della Terra ad attenersi a norme per la tutela dei diritti umani. Ovvio, tuttavia, che per realizzare tale obiettivo sarebbe necessario un governo “mondiale” dotato di poteri effettivi, e non solo teorici.
Il tema dei diritti umani è un argomento decisamente ostico. Vuoi per l’ampiezza della materia, vuoi per il fatto che spesso i suddetti diritti sono enunciati in documenti lunghissimi e non pienamente comprensibili a una prima lettura, vuoi perché alla fine si ha sempre la sensazione che anche in questo campo prevalgano gli interessi politici e che il dibattito rimanga un privilegio di pochi.
Senza dubbio l’anziano presidente Usa è imbarazzato e, se potesse, eviterebbe il viaggio a Riyad e i colloqui con bin Salman. Si dà tuttavia il caso che l’Arabia Saudita sia da sempre un partner strategico per gli Stati Uniti e che, proprio a causa del caso Khashoggi, abbia iniziato negli ultimi tempi a prendere le distanze da Washington. Biden si è quindi chiesto se l’America può permettersi un simile distacco in un momento in cui le due maggiori autocrazie del pianeta, tra loro alleate, sono in fase espansiva e tentano in ogni modo di isolare l’Occidente.
Ha concluso che non può farlo, anche se questo gli costerà parecchio. La sinistra Usa è già in ebollizione, com’era prevedibile. Tuttavia Biden fa notare che gli Stati Uniti devono ora fronteggiare l’aggressività russa e quella cinese, e un modo per farlo è dare maggiore stabilità a una regione chiave, anche per la presenza dell’Iran.
Almeno in questo Biden non segue l’esempio pernicioso di Barack Obama, che parlava di diritti umani un giorno sì e l’altro pure, lasciando che nel frattempo Russia e Cina si preparassero indisturbate a lanciare la loro sfida globale. Ha capito, in altri termini, che in periodi molto pericolosi come questo la Realpolitik è più importante dei diritti umani.

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