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A Hong Kong scompare anche l’ultimo giornale libero

di Michele Marsonet.

 Le notizie della “normalizzazione” imposta dalla Repubblica Popolare Cinese a Hong Kong non destano ormai più meraviglia. Ed è un peccato, perché è segno che l’Occidente considera perduta la città-isola, e non più recuperabili i pur ristretti margini di autonomia di cui l’ex colonia britannica godeva sino a non molto tempo fa.
Come sappiamo, quest’anno le autorità locali che obbediscono a Pechino hanno impedito la tradizionale commemorazione – unica in Cina – della strage compiuta in Piazza Tienanmen nel 1989, da parte delle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione.
Victoria Square è rimasta vuota e gli sparuti gruppi di dimostranti sono subito stati arrestati dalla polizia. Nessuna candela commemorativa è stata concessa, e chi rammenta la piazza illuminata da centinaia di migliaia di luci fioche ha dovuto rassegnarsi al buio totale imposto da Xi Jinping.
Si avvicina, tuttavia, anche il centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista, avvenuta a Shanghai nel mese di luglio del 1921. Evento che le autorità intendono celebrare solennemente e senza fastidiose dimostrazioni che possano distrarre l’opinione pubblica.
Ecco dunque l’ultima imposizione. E’ stato chiuso definitivamente l’ultimo quotidiano libero di Hong Kong, “Apple Daily”, fondato dall’imprenditore democratico Jimmy Lai. Già arrestato da tempo, il fondatore è stato portato nella Cina continentale e di lui non si hanno più notizie.
La stessa sorte è toccata, prima, all’altro quotidiano libero, il “South China Morning Post”, di proprietà del fondatore del gigante dell’e-commerce Jack Ma. Quest’ultimo, pur essendo membro del Partito, aveva osato criticare la politica economica e finanziaria del Partito-Stato. Di qui la chiusura del giornale e la sparizione di Ma dalla scena pubblica.
Per quanto riguarda “Apple Daily”, occorre notare che il tabloid tirava in media 80.000 copie giornaliere, salite improvvisamente a 500.000 – tutte vendute – nei giorni scorsi, quando si era sparsa la notizia della chiusura.

Ma ieri il miracolo ha acquistato dimensioni ben maggiori. Giornalisti e tipografi rimasti in libertà (molti infatti erano stati arrestati in precedenza) hanno sfornato una tiratura di un milione copie, ben sapendo che sarebbe stata l’ultima.
Impressionante la risposta dei cittadini di Hong Kong, che si sono affrettati ad acquistare tutte le copie disponibili (un milione, per l’appunto). L’evento è sia un atto di coraggio estremo sia una dimostrazione di resilienza.
I cittadini di Hong Kong, pur sapendo di non poter recuperare la libertà perduta, hanno comunque voluto segnalare a Pechino che si piegano alla forza, pur non rinunciando a coltivare la speranza che, un giorno, la situazione possa cambiare.
Nel frattempo è stato chiuso anche il sito online di “Apple Daily”. Xi Jinping e il suo gruppo dirigente vogliono insomma assicurarsi che dell’ultimo giornale libero della città-isola sparisca ogni traccia, tanto cartacea quanto digitale. Giusto in tempo per poter celebrare senza intoppi il centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista.
E infatti, prima che il sito web venisse oscurato, sono comparse le seguenti frasi: “Siamo spiacenti di informarvi che i contenuti web di “Apple Daily” non saranno più accessibili dalle 23.59 del 23 giugni 2021. Vorremmo ringraziare i nostri lettori per il loro fedele supporto. Buona fortuna e arrivederci”.
Storia finita, dunque? Forse no, perché tra gli abitanti circola già la voce che il giornale verrà comunque pubblicato in edizione ridotta e sotto forma di volantino. Ammesso che l’occhiuta polizia non trovi il modo di impedire anche questo. Magari confidando nella sostanziale indifferenza dell’Occidente, che finora ha prodotto soltanto proteste formali.

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