PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Trump e il coronavirus

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Michele Marsonet.

Aveva dunque ragione chi sosteneva che il vero protagonista delle elezioni Usa è il coronavirus. Del resto la pandemia di origine cinese ha causato tali sconquassi nel Paese da indurre molti osservatori ad affermare che il vero banco di prova sarà l’efficacia delle misure adottate per contenerla, e si sa che negli Stati Uniti tali misure hanno avuto ben scarso successo.
Il fatto che ora anche il presidente risulti colpito ha destato una certa impressione, anche se i più maligni dicono che, in fondo, “se l’è voluta”. Nessuno ha dimenticato la sua iniziale sottovalutazione del problema, né l’atteggiamento spavaldo nel presentarsi in pubblico – vantandosene – senza la protezione della mascherina.
Ma tali elementi, in fondo, sono in piena sintonia con il personaggio, che è sempre sopra le righe e si auto-attribuisce doti di invincibilità. Ora di tratta di capire come si svilupperà una campagna elettorale che era già asfittica perché condotta quasi totalmente da remoto.
In realtà Trump ha provato a infrangere le regole. Voleva vedere i suoi elettori di persona per sfruttare le sue doti mediatiche affinate in lunghi anni di presenza in TV e nei mass media in genere. La sua fama si deve soprattutto alla conduzione del reality show “The Apprentice”, popolarissimo negli Usa.
Ha quindi ignorato gli avvertimenti di Anthony Fauci e dei virologi tenendo numerosi comizi in vari Stati dell’Unione, quasi sempre senza indossare la mascherina. Il risultato è che hanno contratto il virus anche la moglie Melania e molti membri del suo staff.
Cosa accadrà ora? Il presidente è stato ricoverato in ospedale e, da lì, può solo inviare qualche “tweet”. Non ci sono certezze circa la reale gravità dell’infezione contratta, né se e quando potrà tornare a lavorare nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca.

Si va dunque verso l’interruzione della campagna elettorale, sia pure quella quasi sempre virtuale sin qui condotta? Joe Biden, che è meno abile di Trump nei dibattiti pubblici, ha già detto di essere favorevole a tale soluzione. Oppure sarà il vice-presidente Mike Pence a prendere le redini della campagna duellando – sempre virtualmente – con Biden? Sarebbe una soluzione inusuale, poiché negli Usa tale compito non spetta ai vicepresidenti.
A Pence toccava un solo dibattito da remoto con Kamala Harris, la vice designata da Biden, e anche tale impegno è ora in dubbio. Inoltre Pence non è un personaggio carismatico e particolarmente abile nei dibattiti, e molti repubblicani temono che in simili impegni non gioverebbe alla causa del partito.
Senza dubbio questa passerà alle cronache come la campagna più anomala dell’intera storia americana. I candidati non possono dibattere in pubblico né rispondere dal vivo alle domande di elettori e giornalisti, e tanti si chiedono come sia possibile, in simili condizioni, convincere gli incerti a votare.
Inoltre un presidente ospedalizzato ad appena un mese dalle votazioni aumenta il senso di incertezza, già diffuso in larghi strati dell’elettorato.
Qualcuno è tornato a chiedere, come del resto aveva già fatto lo stesso Trump, un rinvio delle elezioni. Tuttavia la richiesta solleva dubbi di costituzionalità e, per di più, non è possibile sapere quando ci sarà un vaccino in grado di contrastare il virus.
Periodo indubbiamente difficile per l’America, ma anche per il resto del mondo, dove gli Usa sono impegnati in parecchie controversie internazionali (in particolare con la Cina). Al momento non si vedono soluzioni veloci, e i cittadini americani dovranno rassegnarsi a votare in una situazione di incertezza estrema.