PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Trump candida Amy Coney Barrett alla Corte Suprema

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Michele Marsonet.

Tutto si può dire di Donald Trump tranne che sia privo di fiuto politico. Lo dimostra la vicenda della Corte Suprema Usa, dove il decesso della celebre giudice “liberal” Ruth Barder Ginsburg ha aperto un vuoto che il presidente vuole colmare in tempi rapidissimi, prima delle elezioni del 3 novembre.
La prescelta è un’altra donna, Amy Coney Barrett, 48 anni, cattolica molto conservatrice e, quindi, di tendenze opposte rispetto alla Ginsburg. Oltre a lei era in corsa anche Barbara Lagoa, nata a Miami e figlia di esuli cubani anti-castristi fuggiti in Florida, una delle prime donne di origini ispaniche a diventare giudice federale.
L’eventuale designazione di quest’ultima avrebbe indubbiamente avuto un peso nel voto, sempre più importante, della numerosa comunità ispanica negli Stati Uniti, che di solito si divide tra repubblicani e democratici.
La Barrett ha tuttavia una formazione conservatrice più netta. Allieva e pupilla del celebre magistrato di origini italiane Antonin Scalia, nominato alla Corte Suprema da Ronald Reagan nel 1986 e mancato nel 2016, ha studiato all’Università cattolica di Notre Dame nell’Indiana, per poi percorrere una rapida carriera nella magistratura.
Dal suo maestro Scalia ha adottato in pieno la cosiddetta “dottrina originalista”, secondo la quale la Costituzione americana non deve essere interpretata, bensì applicata letteralmente rispettando i principi fissati dai padri fondatori.
Nettamente anti-abortista, la Barrett vive la sua fede cattolica in modo integrale. Ha sette figli di cui due adottati ad Haiti.

Si oppone all’immigrazione incontrollata e agli eccessi del movimento femminista.
La sua nomina ha molte probabilità di essere approvata dal Senato in tempi molto stretti, e comunque prima del 3 novembre, data delle elezioni presidenziali. In questo caso la Corte Suprema sarebbe composta da sei conservatori e solo tre “liberal”, con conseguenze importanti sul futuro degli Stati Uniti.
Quella di Trump è, infatti, anche un’operazione di tipo culturale. E’ evidente che una Corte Suprema così composta lavorerebbe per porre un freno agli eccessi del “politically correct”, che sta promuovendo negli Usa la “cancel culture” e l’abbattimento di statue e monumenti non in linea con i dettami della correttezza politica, diffusasi soprattutto negli atenei americani (inclusi i più celebri quali Harvard, Princeton e Columbia).
La scommessa è dimostrare che la sinistra radicale, che negli ultimi tempi ha dominato le piazze, non è tuttavia maggioritaria del Paese. L’attuale presidente ritiene infatti che la maggioranza della popolazione sia invece sensibile ai suoi slogan di “law and order”. Ed è significativo il fatto che anche repubblicani anti-trumpiani come Mitt Romney si siano dichiarati favorevoli alla nomina della Barrett.
Naturalmente ciò non significa per Trump la sicurezza di vincere. Al contrario, i sondaggi continuano a dare per favorito il candidato democratico Joe Biden. L’unica cosa certa è che anche stavolta, come già accadde ai tempi della contesa Trump-Hillary Clinton, la vittoria sarà decisa dalla capacità dei contendenti di aggiudicarsi i cosiddetti “swinging States”, vale e dire quelli in cui lo scarto tra i due partiti è minimo.