PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Il grande rebus delle elezioni Usa

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

Siamo ormai a poco più di tre mesi dalle elezioni presidenziali Usa che si terranno il prossimo 3 novembre, ma il quadro generale continua ad essere quanto mai confuso. La campagna elettorale prosegue in modo quasi totalmente virtuale a causa della pandemia che negli Stati Uniti non concede tregua, e i due candidati si sfidano a distanza cercando, ognuno, di conquistare gli incerti che avranno – ancor più del solito – un peso decisivo.
L’America che si presenta agli occhi del mondo è divisa come ai tempi della guerra in Vietnam, e vasti settori dell’elettorato paiono separati non tanto da ostilità reciproca, quanto da un vero e proprio odio che lascia meno spazio al centro, settore che tradizionalmente decide le sorti della contesa.
Al momento i sondaggi dicono che Joe Biden, il candidato democratico che per molti anni è stato il vice di Barack Obama, è avanti di ben nove punti rispetto al presidente uscente, Donald Trump. Si tratta di un vantaggio senza dubbio consistente. Tuttavia anche Hillary Clinton superava Trump nei sondaggi, e poi perse clamorosamente.
L’ultima novità è che Trump, in una intervista a “Fox News”, ha ammesso per la prima volta di poter perdere, pur ribadendo di non essere “un buon perdente” e di non avere alcuna intenzione di gettare la spugna. Pesa molto a suo sfavore la gestione un po’ erratica della pandemia.
Per mesi ha ripetuto che il virus “se ne andrà da solo” e ha scoraggiato l’uso delle mascherine. Salvo ricredersi negli ultimi giorni facendosi vedere con maschera dotata di stemma presidenziale. Un po’ tardi, forse, visto che il coronavirus continua a dilagare in molti Stati. Attualmente i contagiati sfiorano i 4 milioni e i morti sono 141.000. Dati impressionanti che collocano gli Usa ai vertici della classifica mondiale di contagi e decessi.
Aggiungendo che il sistema sanitario, il quale in America non è organizzato su base nazionale, non ha certo fornito prestazioni brillanti, è inevitabile che gli elettori finiscano per scaricare la colpa su chi detiene il potere. Come è stato notato molte volte, la pandemia (e la sua gestione) giocherà di sicuro un ruolo chiave sui risultati elettorali.
Proprio per questo Trump insiste molto sul classico slogan “law and order”, accusando sindaci e governatori democratici di debolezza nei confronti delle manifestazioni che hanno sconvolto il Paese dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis. Il presidente ha pure minacciato di inviare gli agenti federali a fronteggiare i dimostranti, suscitando critiche pure tra i repubblicani.
Dal canto suo anche lo sfidante Joe Biden, pur risultando vincitore nei sondaggi, non è del tutto tranquillo. Come si diceva all’inizio mancano solo tre mesi alle elezioni, ma il candidato democratico non ha ancora scelto chi lo affiancherà come vice nel ticket presidenziale. Ha solo detto che sarà una donna, possibilmente afroamericana. Tuttavia le candidature continuano a fioccare senza che si capisca quale sarà la prescelta.
Un lista recente ha elencato ben 12 candidate donne e, anche se alcune risultano più plausibili di altre, Biden non ha per ora sciolto la riserva. Trump, invece, correrà di nuovo con il suo attuale vice Mike Pence, così fornendo agli elettori un’immagine di maggiore stabilità. In attesa di questa scelta, inoltre, il programma di Biden non è finora stato enunciato con grande chiarezza, dando così l’impressione che i democratici siano uniti soltanto dall’ostilità verso il presidente in carica.
Mai come in questo caso gli elettori si trovano a fronteggiare una situazione d’incertezza. Una parte del partito democratico, quella si sinistra radicale, appoggia tiepidamente Biden accusandolo di essere troppo moderato. Ma il discorso vale anche per molti esponenti dell’establishment repubblicano, che giudicano Trump divisivo e assai distante dalla linea tradizionale del loro partito.
Entrambi i candidati hanno insomma bisogno di un colpo d’ala per aggiudicarsi la vittoria. A Trump potrebbe giovare un rallentamento della pandemia che però, per ora, non si vede. A Biden gioverebbe invece la scelta rapida di un vice gradito alla grande maggioranza dei democratici. Occorre ribadire che, a dispetto dei sondaggi, il risultato finale è tutt’altro che scontato.