PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Lontani da Vargas Llosa. Sulla speculazione intellettuale e l’imperativo categorico dell’Esecutivo delle Poltrone Viventi: riaprire le librerie per favorire gli affari degli editori amici mentre industria, commercio, servizi vanno a rotoli.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Sono tempi in cui ogni momento libero lo dedico allo studio. Nell’ultimo periodo avrò acquistato una trentina di libri, per lo più scritti da ricercatori e tutti quanti in lingua inglese. Sono anni che non acquisto un libro in lingua italiana e non perché non ami questa mia lingua madre con cui, ogni giorno che passa, faccio sempre più fatica a relazionarmi, ma perché oggettivamente saranno forse 4 decenni che nulla di valido viene pubblicato nella gloriosa lingua che fu di Dante.

Certamente, non è stato pubblicato nulla che possa anche solo stuzzicare la mia curiosità intellettuale, nel paese delle marchette editoriali, dei trattati scritti da anelanti giornalisti che sovente parlano di Economia senza avere mai posato il culo sulla sedia di una azienda, oppure straparlano di “Fisica” senza finanche riuscire a pronunciare la parola “entanglement”.

Ciò premesso, mi ha colpito come nelle scorse settimane, l’italico governo delle poltrone viventi (quello dei decreti al limite del costituzionale pubblicati la sera tardi su Facebook, quello del ministro Franceschini che spende e spande con i soldi del contribuente, quello che ha insabbiato il caso Consip e il caso Bibbiano, quello del caso Bonafede-Di Matteo, quello dei boss mafiosi scarcerati nel silenzio connivente della pseudo-intellettualità di riferimento, quello che continua a trattare e a pagare terroristi islamici senza vergogna alcuna, quello che è paurosa minoranza nel Paese, etc etc – qui debbo fermarmi solo perché il tema del pezzo è un altro, ma volendo si potrebbe andare avanti a lungo), abbia subito preso penna, carta, calamaio e alla stregua di un Dio biblico incazzato abbia decretato: che le librerie riaprano subito! E le librerie riaprirono!

Come sempre accade nella nostra disgraziatissima nazione da mezzo secolo privata di un giornale autorevole causa la corsa e la rincorsa dei soliti feudatari interessati a mantenere il potere con il pugno duro, “l’opinione pubblica” non ha potuto che concordare. La conclusione analogica è subito sembrata di quelle da sostenere con forza: giusto, riapriamo le librerie, sosteniamo l’impegno (ah ah ah), la cultura!

Dentro le maglie di un indottrinamento politico-religioso-im(morale) che dura ormai da millenni senza alcuna speranza concreta di regressione, avendoli mi taglierei entrambi i coglioni se mi si presentasse davanti anche un solo italico che tra le trame dell’ennesimo tranello ordito dal presente Esecutivo allo scopo di favore gli “amici degli amici”, abbia osato cogitare: ma perché solo le librerie? Perché solo le librerie tanto più che possiamo ordinare a iosa libri di ogni tipo, libri di ogni editore, su Amazon (come ho già scritto io ne avrò acquistato circa trenta)? Perché non l’industria manufatturiera che paga i nostri conti? Perché non il turismo? Perché non le tante piccole aziende che stanno andando a putt… causa la leggerezza della corrente azione politica che se non ci ucciderà di Coronavirus ci ucciderà di fame?

La risposta è, una volta di più, molto semplice. Perché al governo delle poltrone viventi, al suo ministro della cultura Franceschini, della “cultura” importa poco; dei manifesti di Vargas Llosa contro l’autoritarismo di regime gliene frega nulla; la segregazione intellettuale di chi dissente dalla “linea” imposta è piuttosto, per codesta casta, motivo di gioia orgasmatica.

A costoro importa solo della Kultura… cioè interessa solo lo story-telling immondo con cui da decenni uccidono generazioni di giovani italiani ormai incapacitati a liberarsi da codeste tremende, invalidanti catene intellettuali, mentali; ormai completamente incapacitati ad osar pensare “out of the box”.

Che poi in Italia non si scrivano più libri che valgano un centesimo di quanto speso per acquistarli non dovrebbe sorprendere affatto in uno spaziotempo che vive di azione e reazione. Tutto è consequentia-rerum dicevano i latini e loro ancora non avevano visto nulla… men che meno avrebbero immaginato che alle insolenze artistiche di Nerone sarebbero seguite quelle di Franceschini! Sic!

Rina Brundu