PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Il grande crollo del Pil americano

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

Finora erano molti gli economisti convinti che il Pil delle nazioni sviluppate non potesse che crescere indefinitamente. Certo alcune crisi economiche e finanziarie del secolo scorso e del nostro avevano dimostrato che le cose non stanno proprio così e, in genere, sono eventi estranei all’economia a causare i guai peggiori (perché imprevisti).
Ora la comparsa del coronavirus e la pandemia globale stanno disegnando scenari da incubo, inimmaginabili ancora pochi mesi orsono. Ciò vale anche per gli Stati Uniti, prima economia mondiale. Poche settimane di “lockdown”, sia pure a macchia di leopardo, nel Paese, hanno condotto a una contrazione del Pil del 4,8%, peggio di quanto ci si attendeva.
E’ la prima caduta dal 2014 e, soprattutto, la maggiore dalla grave recessione che aveva colpito gli Usa nel 2008-2009. Ma non è finita qui. Le previsioni per il futuro prossimo sono infatti catastrofiche, prefigurando una contrazione che potrebbe addirittura giungere al 40%, riportando così il Paese all’atmosfera tipica della Grande Depressione degli anni ’20 e ’30 del ’900.
Nessuno, a questo punto, si azzarda a formulare ipotesi precise su quanto potrebbe accadere. Se, per esempio, non si riuscisse a contenere la pandemia con continui “lockdown” oppure con la comparsa – da tutti invocata, inclusi i tanti anti-vaccinisti oggi silenziosi – di un vaccino risolutore, è ovvio che la crisi economica diventerebbe anche sociale e politica.
E’ importante notare che tutto questo avviene a ridosso di un periodo di grande espansione dell’economia Usa, che ha prodotto negli ultimi anni anche una crescita molto significativa dei posti di lavoro. Donald Trump se n’era molto vantato, e proprio su questi dati positivi stava impostando la campagna per ottenere il secondo mandato presidenziale.
L’irruzione del virus cinese, in un primo momento sottovalutato, ha sconvolto tanto i piani del presidente quanto quelli del suo avversario democratico Joe Biden. Che fare di fronte a una disoccupazione montante che ormai coinvolge milioni di lavoratori in ogni settore, di fronte al calo delle vendite che minaccia di precipitare aziende grandi e piccole in un tunnel dal quale sarà difficile uscire?
Di fronte al rischio che oltre la metà dei centri commerciali possano chiudere entro l’anno prossimo, i politici di entrambi i partiti tradizionali si ritrovano impotenti di fronte all’emergenza. Anche perché, in assenza del summenzionato vaccino, è impossibile capire come si possa sconfiggere un nemico che è, al contempo, invisibile, insidioso e praticamente ubiquo.
E’ interessante osservare che nessuno, nemmeno nel Partito Repubblicano, si dichiara più ostile all’intervento statale per sorreggere l’economia reale, e infatti le cifre stanziate sono enormi anche per gli standard americani. E anche la Federal Reserve sta facendo la sua parte lasciando bassissimi i tassi d’interesse nonostante, prima della pandemia, il suo presidente Jerome Powell manifestasse serie perplessità su questo punto.
L’incertezza del mondo politico Usa è la stessa che sta bloccando i politici in tutto il mondo, Italia inclusa. La campagna presidenziale è iniziata da tempo ma, ovviamente, non si possono fare incontri pubblici. I candidati si confrontano a distanza tra loro e ai cittadini giunge solo l’immagine dagli schermi. Fatto mai avvenuto in America, dove si vince sempre grazie alla capacità di impressionare il pubblico con capacità oratoria e una buona presenza fisica.
La vittoria di Trump nel 2016 aveva già sconvolto lo scenario politico Usa facendo capire quanto fosse cambiato il Paese nel corso dell’ultimo decennio. Ora la pandemia aggiunge ulteriore incertezza e induce gli analisti a non pronunciarsi circa l’esito dell’ultima corsa alla Casa Bianca.