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SULLA NATURA DEL MALE – Ernst Röhm: lo spirito militare e rivoluzionario

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Estratto

La vita, e soprattutto la morte, di Ernst Röhm, capo delle SA, per lungo tempo il braccio armato del partito nazista, sono un ottimo esempio di ciò che può accadere quando il Male decide di mostrare il suo lato leonino. Non a caso, l’assassinio di questo gerarca nazista è stato definito “uno dei più infami atti di violenza politica”.

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Ernst Röhm a destra

Ernst Röhm, figlio di impiegati statali, era anche lui uno dei tanti reduci tedeschi della prima guerra mondiale che covavano nel cuore uno spirito patriottico di rivalsa e di vendetta. Come Hitler, anche Röhm, ancora alle dipendenze dell’esercito, fu mandato a spiare le attività del Partito dei Lavoratori Tedeschi. Fu in quella sede che egli ascoltò i discorsi del futuro cancelliere contro i politicanti che avevano svenduto e distrutto la Germania, e ne restò affascinato. Accortosi di questo suo ammiratore, sarà poi lo stesso Hitler ad affidargli la riorganizzazione delle SA, salvo dare il commando a Hermann Göring. La scelta del capo sarà all’origine ad una faida infinita tra Röhm e Göring, una faida che anni dopo porterà a conseguenze fatali. Röhm partecipò anche al fallito colpo di stato hitleriano a Monaco nel 1923, coltivando la segreta speranza che quella impresa convincesse Hitler a metterlo a capo delle SA. Il motivo dei suoi screzi con il Führer era dato dal fatto che Hitler voleva trasformare le SA in una milizia politica, mentre Röhm la vedeva meglio come una organizzazione paramilitare. Nel 1925 Hitler ne aveva avuto abbastanza, ringrazia Röhm per i suoi servigi e lo allontana: il futuro cancelliere non voleva teste calde e rivoluzionarie in casa sua!

Nel 1928 la situazione economica della Germania weimariana era tutto sommato buona, con grande disappunto dei nazionalsocialisti che attendevano l’occasione, o l’incidente, che avrebbe permesso loro di rivendicare le istanze politiche presso un più vasto pubblico. Fallito il “putsch di Monaco” del 1923, la nuova linea scelta dal Partito era una di riuscire ad agguantare il potere per vie legali. L’occasione tanto sospirata si presenta infine il 29 ottobre del 1929, nel corso di quel martedì-nero di Wallstreet che darà il via ad una delle congiunture economiche più negative di ogni tempo. Una crisi economica che interesserà prima gli Stati Uniti e poi l’Europa, inclusa la stessa Germania weimariana la cui ripresa dipendeva in modo sostanziale dalle commesse americane.

Dopo la campagna elettorale fallimentare del 1928, e la conseguente caduta del governo di coalizione portata dalla crisi, i nazionalsocialisti vedono nelle nuove elezioni del 1930 l’attesa opportunità politica vincente. Facendo tesoro delle lezioni imparate fino a quel momento, danno vita a una straordinaria campagna di sensibilizzazione dell’elettorato, tenendo decine di migliaia di discorsi pubblici, usando i giornali, i pamphlet, facendo politica porta a porta e, per la prima volta, facendo comizi dalle macchine, ma soprattutto non risparmiandosi mai, mettendo in quella avventura una energia straordinaria. Il risultato non si fece attendere: dopo le elezioni i seggi in Parlamento passarono da 12 a oltre cento e i nazionalsocialisti diventarono il secondo partito tedesco.

3.3 La zampata del “leone” nella “notte dei lunghi coltelli”.

Fu in questo contesto politico galvanizzato e mutato che la necessità di ristrutturare le SA diventa sempre più impellente. Un partito che aspirava a governare il Paese non poteva permettersi di essere rappresentato nelle piazze dai metodi rozzi, violenti e indisciplinati, utilizzati dai mascalzoni che formavano quel gruppo. A risolvere ci penserà Heinrich Himmler, il quale era sempre rimasto in contatto epistolare con Röhm quando quest’ultimo, lasciata la Germania, era emigrato in Bolivia. Himmler si ingegna da un lato a persuadere Röhm a tornare e dall’altro a convincere Hitler a seppellire l’ascia di guerra. Il piano avrà successo. Così tanto successo, soprattutto rispetto alla necessità di riorganizzazione delle SA, che sia Himmler che Göring non tarderanno a capire come l’astro militare nascente Röhm abbia di fatto indebolito le loro posizioni.

Nel 1933 con l’ascesa di Hitler al potere, la situazione si infiamma, le libertà civili vengono sospese, e ciò permetterà alla Gestapo di Göring, alle SS di Himmler e alle SA di Röhm di annientare e distruggere qualsiasi opposizione politica. I tedeschi approvano il pugno duro, la popolarità dei nazionalsocialisti cresce e diventano il primo partito della coalizione governativa. Ci sono onori e glorie per tutti, mentre a un tempo sorge la necessità di creare una forza di polizia unificata. È in questo quadro che la rivalità tra Himmler e Göring trova nuova recrudescenza. In un primo momento Himmler riuscirà ad avere la meglio, ma non gli riuscirà di mettere sotto controllo la polizia prussiana che resta sotto l’egida di Göring. Alla fine i due rivali arrivano a un accordo: la Gestapo e le SS passeranno sotto il totale controllo di Himmler, mentre Göring potrà finalmente liberarsi di Röhm, le cui SA erano ormai diventate troppo potenti e formavano una sorta di esercito parallelo composto da milioni di uomini. Un esercito che nel suo solo esistere così come esisteva costituiva un ostacolo anche per la scalata da gerarca dello stesso Himmler.

Bisognava screditare Röhm!

Indice

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