PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Filosofia dell’anima – Il 2018, il 2019, Rosebud e un conundrum ontologico-matematico

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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A volte tendiamo a lasciarci alle spalle ciò che è accaduto in un anno appena trascorso, altre volte ci portiamo dietro tutto, a volte ciascuna di queste opzioni è un bene, altre volte un male. Pur volendolo, io non riuscirei a lasciarmi indietro nulla di quanto è accaduto nel 2018, non un istante mirabile, non un fatto più o meno piccolo, non un battito splendido dell’anima.

Il 2018 è stato un anno indimenticabile nella mia vita, rispetto a tutto ciò che è importante, rispetto a tutto ciò che considero importante. In realtà non ricordo un altro anno così: ricordo anni in cui sono accadute cose bellissime, in cui ho fatto questo è quello, ma nulla che abbia in sé il tocco profondamente didattico, sotto ogni punto di vista, consegnatomi dall’anno appena trascorso. Il 2018 è stato un po’ come scoperchiare l’anima e trovarvi molto di ciò che ci doveva essere, trovarvi finanche di più. Soprattutto, capire che ciò che si è trovato è solo un livello di superficie, che il cammino è appena cominciato.

Per le solite consuete intricate vie, questo discorso mi riporta alla mente quella mia datata, irrisolta, interrogazione: è meglio essere Bill Gates o Diogene di Sinope? Riflettendo sulla questione mi rendo conto, adesso, che era mal posta sin dall’inizio. Di fatto è chiaro che essere Bill Gates può essere un bene, un male, una possibilità di vita, una esperienza, molte altre cose. Nessun dubbio colà. La vera questione da porre è invece: perché bisognerebbe essere Diogene di Sinope? A che prò condurre una vita come la sua? A che scopo acquistare saggezza? Per quale motivo acquisire conoscenza? Confesso che m’atterrisce il pensiero che le risposte date alla domanda su Gates possano essere valide anche per Diogene. E in realtà così è, sebbene così non vorrei che fosse…

Perché non dovrebbe esserlo? Perché se l’equazione Gates = Diogene fosse vera su un profondo livello esistenziale allora, allora il mio 2018 dovrebbe essere semplicemente uguale a tutti gli anni precedenti e a quelli futuri, se ci saranno. Mi rendo conto quindi che la discriminante sono io, la discriminante è la mia coscienza intellettuale. Detto altrimenti sono io a fare la differenza, sono io, con le mie cogitazioni, a provocare il collasso della funzione GatesDiogene. Ne deriva però che se la “funzione crolla” per questo motivo, allora la mia interrogazione non aveva ragione di esistere in primo luogo, le mie “paturnie” non hanno una solida base tecnica che le giustifichi, che è un poco come passare dal terrore al panico, come sempre accade in presenza di un conundrum irrisolvibile, come sempre accade quando si scopre che tutto, ma proprio tutto, è relativo, non tanto il senso del nostro esistere quanto il valore da assegnare alla nostra crociata per tentare di scoprirlo!

Che a prima vista tutto quanto riportato qui sopra potrebbe sembrare un’altra inutile se*a mentale, eppure così non è.  Infatti, se fossero vere queste disastrose risultanze ontologico-matematiche quest’anno chi verrà sul sito dovrebbe trovarlo dedicato agli argomenti preferiti dai giornalini italiani, tanto, che differenza fa? Francamente non lo so proprio che differenza possa fare e non so perché non convenga tentare di imitare Diogene (forse è una mera questione di forza, che non abbiamo), ma so che la via che sceglierà Rosebud sarà diversa da quella che ci insegnano, peraltro senza vergogna alcuna, sulle coperte patinate.

Gioco forza sarà una strada che nel giusto tempo dovrà portare questo luogo virtuale a diventare un luogo straordinario dove ci si potrà fermare a sorridere, certo, ma soprattutto a pensare. E sarà bellissimo, tanto so e tanto mi basta. Buon anno!

Rina Brundu