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Ulisse e Nausica. La rotta dei viaggi di Ulisse

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Nell’antico mondo greco, già in epoca classica e dopo in quella postclassica, riguardo all’Odissea si determinò un movimento esegetico-culturale molto caratteristico: numerosi interpreti, commentatori, storici e geografi si diedero da fare per indicare la rotta esatta dei viaggi fatti da Ulisse nel suo peregrinare da una terra all’altra del Mediterraneo e più precisamente per individuare le diverse tappe da lui fatte e cioè le terre da lui toccate. La motivazione di fondo di questa affannosa esegesi di carattere geografico stava nel fatto che – come tutti sappiamo – i due poemi omerici costituivano ormai i “libri” per eccellenza della etnia greca, la loro Bibbia nazionale, gli strumenti essenziali della paideia dei Greci e cioè della loro educazione e della loro cultura. Quelle identificazioni delle varie “tappe” dei viaggi di Ulisse pertanto erano promosse negli studiosi dal desiderio di dare lustro e gloria alla propria patria locale, alla propria isola, alla propria città o regione, lustro e gloria che scaturivano per l’appunto dall’essere stata essa raggiunta dall’eroe di Itaca.

Sta però di fatto che la identificazione di quelle tappe non risultava affatto univoca, bensì variava da interprete a interprete, ovviamente in funzione ed a vantaggio delle rispettive patrie locali; col risultato finale che circa la identificazione di alcune tappe, perfino di quelle fondamentali, venivano indicate decine di differenti località…. <1>. Il quale modo di procedere dei vari interpreti fu criticato e deriso dal filologo e geografo Eratostene di Cirene, con la seguente frase che ci viene tramandata da Strabone (I, 2, 15): «Si ritroverà dove Ulisse ha navigato, quando si troverà il pellaio che ha cucito l’otre dei venti» (cioè quello datogli da Eolo).- Senonché questa critica e questa derisione di Eratostene non furono affatto recepite dagli interpreti successivi, nemmeno dallo stesso Strabone che ce l’ha tramandata; e molti ancora continuarono nelle loro identificazioni delle varie tappe dei viaggi di Ulisse: nel mondo greco, fino al suo trapasso in quello bizantino, e anche nel mondo romano, dopo che Livio Andronico nel secolo III a. C. aveva proceduto a tradurre in latino l’Odissea.

Non solo, ma i tentativi di ricostruire l’esatto itinerario dei viaggi di Ulisse vennero ripresi in epoca moderna, a iniziare dall’età umanistica, di secolo in secolo, fino ai giorni nostri, con innumerevoli e purtroppo assai differenti proposte di identificazione. In epoca recente c’è stato persino chi ha localizzato qualche episodio dei viaggi di Ulisse nello Jutland e chi addirittura ha pensato di costruirsi una barca della foggia di quella usata da Ulisse e, munito di perfezionati apparecchi fotografici e cinematografici, ha deciso di ripercorrere e di fotografare l’itinerario dell’antico navigatore, ovviamente finendo col giurare che quella effettivamente era stata la precisa rotta del peregrinare dell’eroe itacense….

Ma a prescindere da queste amenità, per i tempi recenti sia sufficiente citare due opere molto impegnate, alle quali i rispettivi autori hanno tentato di dare tutti i crismi della acribia scientifica: Victor Bérard, Les Navigations d’Ulysse<2>, e Hans-Helmut & Armin Wolf, Der Weg des Odysseus. Tunis-Malta-Italien in den Augen Homers, con nuova edizione dal titolo Die wirkliche Reise des Odysseus. Zur Rekonstrution des Homerischen Weltbildes<3>. Senonché soprattutto quest’ultima opera dei fratelli Wolf, nonostante l’impegno esegetico profuso nella loro ricerca, si è attirata una sostanziale condanna da parte dei filologi<4>.

E non basta: ormai il tema della “ricostruzione della rotta dei viaggi di Ulisse” è diventato un topos della stampa quotidiana e periodica, tanto che non passa anno in cui non si annuncino le strabilianti “ricostruzioni scientifiche” fatte dagli immancabili capitani di mare o da navigatori solitari o da ingegneri navali od avvocati….

E tutto questo ha pure avuto le sue ovvie conseguenze pratiche: ad esempio, «nel 1974, il Golfo di Squillace è stato denominato, in base alla localizzazione di Hans-Helmut & Armin Wolf, “Riviera di Nausicaa”, con tanto di lapide nel luogo del fatidico incontro tra Odisseo e la figlia di re Alcinoo»<5>. E pure la nostra Sardegna ha fatto la sua parte: evidentemente a seguito delle indicazioni di Victor Bérard, che aveva localizzato la terra dei Lestrigoni nella Sardegna settentrionale, nella insenatura di Longone o Lungoni, di recente è stato ufficialmente trovato e battezzato un «Porto di Ulisse»….

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