Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

SULLA NATURA DEL MALE – Una confutazione del concetto arendtiano di “banalità del Male”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Disponibile su Amazon

Estratto

9.3 Una confutazione del concetto arendtiano di “banalità del Male”

Come già dato ad intendere in più parti di questo scritto, io non mi trovo in accordo con il “concetto di banalità del Male” proposto dalla Arendt, né con il suo livello interpretativo denotativo, né con quello più razionalizzato, connotativo o filosofico. Anzi, più familiarizzo con le dinamiche di background che hanno portato alla formulazione di questa nozione, più mi sfiora il sospetto che tutta la querelle che l’ha circondata sia stata creata da una brillante trovata di marketing letterario poi camuffato a dovere in salsa intellettualizzante.

Rispetto al primo livello interpretativo, analizzato nel paragrafo 9.1, io ritengo che, se pure si accetta un ritratto di un Adolf Eichmann, gerarca nazionalsocialista di secondo livello, ma con le mani in pasta in alcuni dei crimini più agghiaccianti commessi contro gli ebrei, e in verità contro l’umanità intera (perché, per esempio, raramente si parla delle vere e proprie tragedie che hanno vissuto i polacchi e i russi durante la seconda guerra mondiale, anche quando non ebrei), che lo dipinge come uomo insignificante, da qui a trasmettere, quasi per osmosi, il concetto di “banalità” anche all’energia intelligente che è il Male, il passo è ancora lungo. Heichmann era un illetterato, prima di entrare nel partito era uno shipwreck esistenziale, lo è stato anche dopo, come dimostra il suo essere dedito all’alcolismo, o alle esternazioni fanatiche, ma questi fatti meramente epidermici rispetto a quella che potrebbe essere la vera natura del suo spirito, non sono sufficienti a mondarlo dai suoi crimini, come si farebbe con una persona incapace di intendere e di volere (riproponendo la domanda retorica già posta nel capitolo 5, si potrebbe ribadire: cosa fa pensare alla Arendt che il Male sia così facile da riconoscere quando lo si incontra?)[1]. Di converso, è presumibile che un Male che fosse anche energia intelligente, userebbe qualsiasi forma fisica a sua disposizione pur di agire, ed è proprio lavorando in sintonia con le anime più frustrate, per mille motivi, che troverebbe maggiori possibilità di riuscire nei suoi scopi. Ecco dunque un’altra domanda che mi sarebbe piaciuto fare direttamente alla filosofa: il concetto di “banalità del Male” esisterebbe, così come esiste, anche se invece del limitato Adolf Eichmann, Hannah Arendt si fosse trovata davanti, in quei lontani giorni di Gerusalemme, il talentuoso, bello, intelligentissimo, scaltro come il diavolo, organizzatissimo “boia” del Terzo Reich, Reinhard Heydrich? Ecco, questa è la vera domanda a cui bisogna rispondere se si vuole scardinare davvero questa idea arendtiana, su qualsiasi livello. Di fatto, se la risposta fosse sì, avremmo certezza che la trovata era originariamente una mera trovata pubblicitaria, come già speculato, certamente non filosofica; se la risposta fosse no, allora significa semplicemente che la filosofa Arendt ha estrapolato un concetto filosofico per sua natura universalizzante da un caso particolare e questo è francamente inaccettabile, o come direbbe William Shakespeare, la feroce controversia intorno a questa cronaca processuale è stata solamente much ado about nothing! Non credo che ci sia altro da aggiungere su questo argomento, se non ribadire che non vi è nulla di “banale” nel Male che ha sempre afflitto il mondo, che lo affligge e lo affliggerà per molto altro tempo ancora. Non c’è nulla di “banale” nel Male, né quando quello si fa colpa nel singolo, né tantomeno quando quello diventa peccato capitale di una intera nazione, forse di intere nazioni! Resta però sempre valida l’interrogazione: perché siamo sempre proni a negare l’evidenza dei risultati che può ottenere la forza intelligente che è il Male?[2]

[1] Cfr. 5.7

[2] Cfr. 4.11

Online anche l’introduzione a SULLA NATURA DEL MALE

Advertisements

Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!