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Una Cina sempre più imperialista

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

ship-105596_960_720di Michele Marsonet.

Si può parlare, oggi, di un imperialismo cinese analogo a quello americano, inglese o francese? Rammento che con tale termine si denota una tendenza di politica mondiale – tipica delle grandi potenze – a estendere la propria egemonia politica, economica e culturale ad aree sempre più vaste del nostro pianeta. Nel corso della storia umana tale tendenza è tipica di nazioni che hanno raggiunto alti livelli di sviluppo tecnologico e industriale, consentendo così la prevalenza anche dal punto di vista militare.
Quando si nomina, per l’appunto, l’imperialismo cinese, ci si imbatte nell’obiezione di fondo che la Repubblica Popolare è – ufficialmente – uno Stato socialista tuttora basato sull’ideologia marxista. Ne consegue, secondo molti, che non si può in questo caso parlare di “imperialismo” poiché la Cina è impegnata nella promozione di un ordine mondiale più armonioso, all’interno del quale tutti i popoli possano sviluppare le loro legittime aspirazioni alla libertà e alla giustizia.
E mette conto notare che la medesima obiezione veniva in passato rivolta a coloro che parlavano di imperialismo sovietico. Pure in quel caso i difensori dell’Unione Sovietica replicavano che la sua politica estera mirava a promuovere una rivoluzione mondiale in grado di sovvertire i rapporti di forza, permettendo ai deboli di affrancarsi dal dominio dei forti.
Eppure l’espressione “imperialismo cinese” non è affatto un ossimoro, e merita quindi un’analisi approfondita. In realtà, già ai tempi di Mao Zedong si poteva notare la volontà di Pechino di recuperare la gloria di un impero che aveva dominato gran parte dell’Asia per un lunghissimo periodo di tempo. Con Deng Xiaoping tale volontà divenne ancora più evidente, e i suoi successori – pur con fasi alterne – hanno continuato a incoraggiarla. Soprattutto grazie alla percezione che l’influenza globale degli Usa sta progressivamente scemando.
Le prove sono evidenti per qualsiasi osservatore spassionato. In Africa e in America Latina (ma anche in Europa) i cinesi stanno acquisendo posizioni predominanti sul piano economico e finanziario, al punto che alcuni Stati sono ormai considerati vassalli di Pechino. La RPC non possiede per ora la capacità americana di intervenire militarmente in scacchieri lontani per appoggiare gli amici e punire i nemici, ma è noto che si sta attrezzando per conseguire anche tale obiettivo.
Ancora più evidenti sono le prove nell’ambito asiatico. La Repubblica Popolare considera lo strategico Mar Cinese Meridionale come una sorta di “lago interno”. Facendo proprie le mappe geografiche elaborate nel 1947 da funzionari del Kuomintang, il movimento nazionalista sconfitto da Mao nel 1949 e poi trasferito a Taiwan, Pechino sta procedendo in modo accelerato alla costruzione di isole artificiali nel suddetto mare trasformandole in basi militari. E ora giunge notizia che vi sta dispiegando aerei con armamento nucleare.
A riprova dell’acquisito status di grande potenza, la Cina può permettersi di ignorare le veementi proteste delle numerose nazioni che si affacciano su quelle coste. Dal Vietnam (che con Pechino ha un contenzioso storico di grande portata) alla Malesia, dalle Filippine alla stessa Taiwan dove si rifugiarono gli sconfitti seguaci di Chiang Kai-shek. Pure le proteste degli Usa, ai quali le suddette nazioni si rivolgono per aiuto, non hanno sinora sortito effetti concreti.
Dunque parlare di imperialismo cinese si può e si deve, e chi non lo fa si dimostra incapace di analizzare la situazione emersa da alcuni decenni a questa parte. Come si diceva poc’anzi, apparentemente manca alla Cina un elemento essenziale per essere considerata una potenza imperialista a tutti gli effetti. Vale a dire la capacità di dispiegare le proprie forze armate in qualsiasi scacchiere del globo, al pari degli Stati Uniti o di Regno Unito e Francia all’apice del loro potere coloniale. Ma senza dubbio è già in grado di farlo nel contesto asiatico.
E senza trascurare un altro fatto assai importante. Gli americani hanno ammesso di avere enormi problemi nelle loro attività di intelligence rivolte alla Repubblica Popolare che, come già accadeva ai tempi di Mao, è in larga parte impermeabile alle spie. Ciò significa, in buona sostanza, che della reale potenza militare della Cina sappiamo tutto sommato poco, e dobbiamo spesso accontentarci di illazioni.

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