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Filosofia dell’anima – Il caso Pietro, noto Piero, Grasso e la vanità umana

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Per_aspera_ad_astra,_1894Mentre in Italia continua una emergenza informazionale epocale, che a questo punto non è azzardato dirlo ci relega direttamente e a  buon diritto tra quei paesi “canaglia” in compagnia dei quali ci hanno sempre messo le associazioni internazionali che si occupano di libertà di Stampa e di diritti minimali dei cittadini, colpisce il raro pezzo pubblicato qui e là per raccontare una qualche verità.

grassoGiorni fa ce n’era uno su Il Fatto Quotidiano che parlava dei debiti del PD, non dei debiti di tutti comunque, dato che non vi era alcun riferimento alla grande zavorra lasciata dalla campagna referendaria fallimentare e renzista del 2016 che la maggior parte di quell’esposizione ha procurato. Si parlava però dei tanti eletti PD che non hanno pagato quanto dovuto al partito (ah, che dolore in via Solferino, se l’argomento avesse riguardato il MoVimento la notizia avrebbe permesso di campare per tutta l’estate!), e tra questi dell’ex Presidente del Senato Pietro, noto Piero, Grasso. A leggere l’articolo, Grasso non avrebbe mai saldato il dovuto al suo ex partito, ma in compenso avrebbe fatto una donazione cospicua alla sua nuova struttura di referimento, LeU, che durante la scorsa campagna elettorale lo propose quale leader.

Il caso Grasso, inutile dirlo, intriga particolarmente, sotto diverse prospettive, ed è sicuramente un caso da “filosofia dell’anima”. Il primo motivo per cui questa faccenda colpisce in maniera importante è a causa del ruolo che questo signore ha ricoperto, ovvero quello di Presidente della “Camera Alta”, del Senato della Repubblica, che automaticamente lo ha fatto vice Presidente della Repubblica. I redattori di Gomez e Travaglio stanno dunque dicendo che noi abbiamo avuto un Presidente del Senato moroso? Un vice-Presidente della Repubblica che si è messo così facilmente sotto i piedi la dignità della istituzione che rappresentava? Se così fosse, la questione sarebbe tanto più grave perché colui proviene da quelle fila della nostra nomenclatura che hanno fatto della loro purezza ideale (quella oggettiva è infatti altra cosa), il cavallo di battaglia con cui dare addosso agli altri. E continuano a farlo, tuttora, soprattutto dalle parti repubblichine, ma non solo… Questo rappresentante della nostra Repubblica proviene insomma dalle fila di quei furbastri che negli ultimi 50 anni hanno costruito un paradiso double-face for all intents and purposes, laddove i probi e i reietti all’entrata vengono identificati dai Pietro (Grasso?) solamente in virtù della tessera di partito conservata nella lacera tasca sinistrica dei jeans strappati. A destra c’è invece il portafoglio, ma quello scompartimento è stato provvidenzialmente rafforzato e ricucito con fil di ferro all’occorrenza.

Un altro elemento che dà davvero da pensare sarebbe invece il sostanziale versamento che Grasso avrebbe fatto al nuovo partito che per qualche tempo lo ha eletto re, seppure senza corona. La vanità umana!! Mi colpisce tantissimo la linearità di date primigenie dinamiche da machiavellismo sociale e come queste vengano guardate  con occhio più o meno benevolo a seconda di chi le fa esistere. Nel primo caso, se un qualsiasi cittadino non pagasse i suoi debiti rischierebbe la galera, forse la vita causa la disperazione, nel secondo caso se un cittadino qualunque facesse ciò che ha fatto Grasso, verrebbe irriso in virtù della sua vanità e frivolezza. Eppure la colpa di Grasso, se i fatti si sono svolti come sono stati raccontati, è doppia, tripla, dato che da un qualcuno che ha ricoperto la carica che lui ha ricoperto ci si aspetterebbe non solo maggiore probità ma soprattutto maggiore capacità di responsabilità civile.

C’è anche una altro elemento che bisognerebbe tenere bene a mente, ovvero il fatto che l’esserci distinti in un remoto o recente passato per avere svolto compiti onorevoli e commendevoli, non ci esonera dai nostri doveri dell’istante, piuttosto li rende più impellenti. Questi ultimi si propongono appunto più urgenti, mentre la mancanza di critiche valide, o di campagne mediatiche-contro, provvidenzialmente obliate nelle redazioni amiche non cambia questo status-quo, lo rende solo più misero.

La vanità umana! Per certi versi il suo percorso è parallelo a quello della saggezza, sebbene codesti stati dell’Essere muovano in direzioni contrarie e dunque nascano da premesse opposte. Nel caso della saggezza si tratta infatti di un convinto andare seguendo il datato motto “Per aspera ad astra”, nel caso della vanità l’ideale motto  della “casata” sarebbe “Per astra ad astra”, e meglio se sulle spalle del contribuente, semper et in secula seculorum. Beato quel Paese che non ha bisogno di simili eroi istituzionali, beato quel Paese che purtroppo per noi non è il nostro!

Rina Brundu

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