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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Dopo il “caso Eichmann” il caso Messi. Sul nuovo screzio sportivo e diplomatico tra Argentina e Israele.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

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Golda Meir

I crimini commessi da Eichmann sono di gran lunga superiori a quelli commessi da Israele in terra argentina.

Golda Meir, Primo Ministro e Ministro degli Esteri israeliano

(Tratto da “Sulla natura del male)

Quando sento delle levate di scudi del cosiddetto “establishment” democratico e liberale contro Israele, soprattutto quando la “lezione” di civiltà viene impartita tramite l’Argentina, a me vengono i brividi. Premesso che i diritti dei palestinesi dovrebbero essere salvaguardati e lo Stato di Israele dovrebbe cercare una volta per tutte di limitare la tentazione integralista e guerrafondaia, la crociata argentina contro lo Stato ebraico, una crociata che ha portato in questi giorni alla cancellazione dell’amichevole di calcio tra i due Paesi (la partita si sarebbe dovuta giocare domani al Teddy Stadium di Gerusalemme e avrebbe visto in Lionel Messi la stella da ammirare, peraltro una "stella" la cui presenza aveva già garantito il sold-out dei biglietti), non mi convince proprio.

Magari si fa peccato ma a pensare male la s’indovina. L’impressione che si ha è che gli argentini non abbiano ancora digerito l’operazione Mossad del 1960 che portò alla cattura del criminale nazista Adolf Eichmann, processato nel 1961 e impiccato il 31 maggio del 1962. L’astio insomma è datato, vecchio, dato che l’Argentina sollevò fiera protesta anche al tempo di quella particolarissima operazione di spionaggio. In tutta onestà io non ho mai capito neppure le ragioni di quelle “proteste”, se consideriamo che da qualsiasi punto di vista la si guardi il “caso Eichmann” post-datato è una responsabilità collettiva del popolo, ma soprattutto del governo argentino sotto una pluralità di prospettive.

Intanto, se non fosse stato perché alcuni paesi sudamericani (tra i quali proprio la nazione a quel tempo governata da Juan Domingo Peron, simpatizzante mussoliniano e hitleriano) fecero carte false pur di avere più criminali tedeschi possibile nel loro territorio dopo la resa della Germania nazionalsocialista nel maggio 1945, forse già durante il processo di Norimberga si sarebbe riusciti a processare un numero più alto di quei “signori”, sicuramente più alto dei 24 che si riuscì  a processare. Ma in realtà questo non fu il solo peccato commesso dagli argentini e da diversi altri popoli sudamericani, dato che poi quei criminali, e tra questi voglio includere Mengele, l’angelo della morte, che prima arrivò in Argentina e poi si spostò in Brasile, hanno potuto vivere liberi e indisturbati, lavorare, costruirsi famiglie e un futuro per tanto tempo prima che le porte dell’inferno si spalancassero per accoglierli. A un Eichmann catturato dagli israeliani nel 1960, dobbiamo infatti opporre sempre quello stesso dottor Mengele che morì libero nel 1979 (i resti furono ritrovati nel 1985), alla faccia del lavoro fatto dai cacciatori di nazisti alla Simon Wiesenthal che lo vedevano come il nemico pubblico numero uno. La domanda logica da farsi è quindi: ma gli argentini non hanno mai provato vergogna per avere riempito la loro terra di simili individui, veri e propri diavoli deambulanti? Un popolo probo e onesto, infatti, avrebbe dovuto provvedere di suo a catturarli, impacchettarli  e spedirli a Gerusalemme senza biglietto di ritorno, o mi sbaglio?

Dulcis in fundo, le modalità con cui il Mossad riuscì a riportare Eichmann in patria sono oggidì molto note perché sono state raccontate nel dettaglio dagli stessi protagonisti. Da quei racconti si evince un fallimento totale della guardia argentina rispetto ai controlli che avrebbero dovuto esercitare in zona aeroportuale, dunque, a che titolo lamentarsi? Non hanno alcun titolo per farlo, nessuno, e men che meno avrebbero dovuto strumentalizzare le tante giuste ragioni di lamentela dei palestinesi per avere una qualsiasi ridicola rivalsa 58 anni dopo.

Una nazione politica e sportiva veramente etica avrebbe infatti permesso lo svolgimento della partita, avrebbe permesso ai giovani israeliani di ammirare il loro idolo Messi e di comprendere che esistono altri modo di vivere e di fare una differenza, ma soprattutto avrebbe dovuto cogliere l’occasione per restituire al calcio-infangato di questi anni, il suo ruolo di strumento di pace tra i popoli, non di scusante mediatica buona per puntare il dito contro il prossimo comportandosi anche alla maniera del bue che dà del cornuto all’asino! Ah, lo spirito olimpico… che a Buenos Aires pensino sia quello presente dentro un calice riempito di Petite Sirah? Francamente non mi stupirebbe!

Rina Brundu

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