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Filosofia dell’anima – A proposito di “Sulla natura del male”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

montagnaInfine ieri è uscito “Sulla natura del male”, il mio primo saggio critico, quello che considero davvero tale. Terminato il lavoro, ciò che mi ha sorpreso, che mi sorprende ancora in positivo, è un dato carattere esaustivo del libro finito. Che non è un libro di Storia, come ho avuto modo di dire alle persone con cui ho discusso degli argomenti trattati nel testo, che ho reso visibile nelle fasi di completamento proprio per questi motivi.

Non si tratta di un libro di storia e non si tratta di un libro di critica tecnica, ma vuole essere qualcosa di diverso. Il problema di questo qualcosa di “diverso” è che mentre si trovano abbastanza facilmente spiriti interessati sia a dirimere sul periodo storico di riferimento, sia sulle tante problematiche che esso pone, è molto più difficile trovare spiriti compagni che entrino anche in quel “realm diverso” di cui parlavo, finanche capaci di entrarvi o che abbiano voglia o il coraggio di farlo. Mentre scrivo mi rendo conto però che non potrebbe essere altrimenti, che date strade se vogliamo percorrerle dobbiamo avere la forza di percorrerle da soli, qualunque sia la loro tipologia: grandi autostrade, stradine secondarie, sentieri di montagna.

Amo i sentieri di montagna! Specie quelli faticosi, quelli che si inerpicano su per le valli innevate, fumose di nebbia e poi sembra non finiscano mai! Quei sentieri alla fine dei quali, nella letteratura fiabesca, fantastica, epica, si trova molto spesso una grotta misteriosa, una casupola di pietra grezza abitata da un reverendissimo eremita. Il personaggio ha una fisicità nota: è anziano, anzi, antico, antichissimo, ha la barba fluente, lunghissima, eburnea e si muove silente, staccato, distante. Ma è carismatico, qualcosa ti dice che lui sa tutto, o comunque sa abbastanza, sicuramente conosce tutto ciò che tu vorresti sapere. E poi ha tempo. Tempo da dedicare. Tempo per percorrere sentieri che invece di inerpicarsi tra faticose vallate terrene, si insinuano nei meandri dell’anima, e tempo per esplorarla e per conoscerla tale anima, non importa ciò che vi troverà.

Ecco, dopo avere terminato i lavori di “Sulla natura del male”, io mi sento proprio così: alla ricerca di un tal maestro, di un qualcuno capace di sondare dati problemi con quella stessa forza. Ma  è davvero così? C’è stato un tempo, non troppi mesi fa, quando chiusi la rivista “La barba di Diogene”, in cui la domanda che mi assillava veramente era: che senso ha vivere come Diogene? Perché è meglio essere Diogene di Bill Gates? Ed è davvero meglio essere Diogene? È Diogene migliore di Bill Gates? Detto altrimenti, è l’investigazione sulla natura umana, e fine a se stessa, una via più degna di essere percorsa di una strada che porta solo verso la ricchezza materiale? Dove è scritto? Chi lo ha detto?

Francamente io a queste domande non riesco a rispondere neppure ora, neppure adesso che ho percorso in maniera “esaustiva” il cammino anche difficile che mi ha portato a scrivere “Sulla natura del male”, e neppure adesso che sento dentro di averlo affrontato con un dato coraggio quel sentiero irto. Che per la verità non è questo mio short-coming momentaneo a preoccuparmi per davvero, quanto piuttosto la certezza che ho dentro che tali risposte non le avrò mai. Non mentre vivrò in questo piano di esistenza, comunque. A un tempo però ho pure certezza che questo primo mattone per me è appunto solo il primo, che il vero viaggio è appena cominciato, che non importa né dove condurrà né quanto lungo potrà essere. Io so solo che debbo mettermi in strada, e in solitudine.

Rina Brundu

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