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Filosofia dell’anima – Ancora sulla visita al cimitero di Glasnevin. Daniel O’Connell: “Il mio corpo all’Irlanda, il mio cuore a Roma, la mia anima in cielo”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

tower

Al centro la torre della tomba di Daniel O’Connell…

Ci sono di quei luoghi che si visitano per caso e poi ti fanno una specie di “haunting”, non si riesce a smettere di pensarci. Mi è accaduto così dopo che due giorni fa sono finalmente riuscita a visitare il cimitero storico di Glasnevin nel Nord-Dublino. In quel momento, come da post pubblicato su questo sito, ero contenta soprattutto per essere riuscita a vedere le tombe dei vari O’Donovan Rossa, Éamon de Valera, Michael Collins, Maud Gonne, Charles Stewart Parnell e di tanti altri eroi irlandesi, nonché “eroi universitari” studiati tanto tempo fa.

Tuttavia, 48 ore dopo quei pensieri sono passati in secondo piano, così come sono passate in secondo piano le altre notizie di cui non sapevo prima dell’altro ieri. Non sapevo, per esempio, che la grande torre che svetta sul cimitero è la cupola della tomba di Daniel O’Connell, l’attivista, politico, sindaco e indipendentista irlandese che nel 1832 volle quel camposanto. Si tratta dello stesso O’Connell che, durante la sua famosa battaglia per l’emancipazione dei cattolici irlandesi dal giogo protestante britannico, disse: “Il mio corpo all’Irlanda, il mio cuore a Roma, la mia anima in cielo”. Non a caso la salma, tumulata nella bellissima cripta ai piedi della torre, riposa colà privata del cuore che appunto fu spedito nella città eterna al momento della morte.

Fattoidi storici, appunto. Interessanti ma solo fino a un certo punto. Certamente meno interessanti del sapere che in quel luogo sono tumulate 1.6 milioni di persone che hanno vissuto a Dublino negli ultimi due secoli. Che colà vi sono tumulati rivoluzionari come O’Connell e ecclesiastici potentissimi, 20000 vittime della Spagnola che colpì l’Irlanda e l’Europa alla fine della prima guerra mondiale e altre migliaia di diseredati, ricchi e poveri, irlandesi e stranieri, uomini probi e diavoli. Tra le altre cose mi hanno colpito le tante statue a prezioso corredo di molte tombe. Questi lavori in alcuni casi sono di pregevole fattura, dettagliati come nient’altro nel mondo dei vivi, quasi come se il trapassato ci tenesse a ricordare che in questa valle di lacrime ha vissuto anche lui. Qualcuno è arrivato al punto di comprarsi il suo lotto per sempre, temendo magari di essere sfrattato da qui all’eternità.

A un certo punto mi sono avvicinata alla statua di un ecclesiastico. Molto bella. Su di essa si poteva vedere il dettaglio del ricamo sul suo abito. Mi è quasi venuto da ridere. Se non da ridere certo non ho apprezzato: come può un ecclesiastico essere così sciocco?, mi sono chiesta. O può esserlo proprio perché è un ecclesiastico? Se quello fosse stato un cimitero dell’antica Grecia, avrei trovato una simile statua di Diogene? Ne dubito. Soprattutto sono certa che Diogene non ne avrebbe mai voluta una, anche se mi pare che alla sua morte furono i suoi concittadini a costruirgliela in segno di omaggio.

Il fatto è che questo particolare cimitero – diversamente dal cimitero dei soldati tedeschi che ho visitato mentre scrivevo “Sulla natura del male”, dove si sentiva il senso di una vera pace intorno – mi ha lasciato con altri pensieri. Mi ha trasmesso il senso di quanto sia ridicolo il nostro tentativo di eternare una gloria che non è veramente nostra. Com’è possibile che alcuni dei martiri della patria siano sepolti in tombe praticamente anonime e altri personaggi che probabilmente hanno pensato solo a magnare, bere, scopare, a dirimere sul destino altrui, dormano in mausolei ricchissimi? Naturalmente la mia domanda è oziosa, ed è oziosa perché mentre le osservavo quelle ricche e pompose costruzioni mi trasmettevano lo stesso senso di disgusto che mi ha trasmesso l’abito dell’ecclesiastico.

Confesso però che il vero pensiero che continua a tormentarmi anche adesso è un altro. Quanto avrei dato, infatti, per riuscire a togliere quello schermo pietroso fatto a bella posta per celebrare la vanità umana e vedere invece il vero colore dell’anima di ciascuno di quei trapassati! Che spettacolo sarebbe stato: chissà quanti diavoli sepolti tra i santi, chissà quanti angeli tumulati tra i reprobi, chissà quanti codardi celebrati come eroi e quanti eroi dimenticati tra la polvere! E chissà che risate i piccoli diogene interrati pure lì, ma che avevano avuto la saggezza e la prontezza di capire tutto, ma davvero tutto quando era il giusto momento per farlo!

Rina Brundu

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Tomba di Michael Collins

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