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ISILI – Città di Iside e degli Ebrei

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

isili

Picture source the Net

uno studio di Massimo Pittau.

Isili (Ìsili, pronunzia locale Ìsirhi, con rh uvulare) (cittadina del Sarcidano). L’abitante Isilesu, Isirhesu.

Nei paesi dei dintorni di questa cittadina è fortemente radicata la nomea secondo cui gli Isilesi sarebbero “Ebrei” cioè di origine Giudaica. A mio avviso esistono considerazioni storiografiche e pure linguistiche che confermano e rafforzano questa nomea.- Isili è il centro della subregione della Sardegna centro-orientale che si chiama Sarcidanu/o (probabilmente = “terreno da sarchiare”, cioè adatto alla coltivazione del grano e delle graminacee e pure all’allevamento intensivo degli animali). Si tratta infatti un vasto altipiano variamente ondulato e percorso da numerosi rivoli, il quale ad Isili raggiunge i 523 metri sul livello del mare.

Per queste ottime condizioni geologiche e climatiche il Sarcidano è stato una zona ampiamente e intensamente abitata dai Protosardi o Sardi Nuragici. Sia sufficiente segnalare che nel suo territorio esiste una cinquantina di nuraghi, fra i quali spicca il nuraghe is Paras di Isili con la sua stupenda cupola ad ogiva. Ebbene, si intravede bene che il Sarcidano e la sua capitale Isili siano stati uno dei più forti centri della “resistenza” dei Protosardi all’invasore romano. Tanto è vero che i Romani proprio al centro del Sarcidano misero una stazione militare di controllo, quella di Biora (probabilmente da emendare in Flora, dea). Naturalmente gli invasori romani interpretavano gli atti di “resistenza” dei Protosardi come altrettanti ‘latrocinia’ «ladrocini», che occorreva debellare come tali.

In questo quadro storico-antropico della zona si inserisce alla perfezione un episodio abbastanza noto nella storia della Sardegna romana: nell’anno 19 dopo Cristo, a seguito di una delibera del Senato romano de sacris Aegyptiis Iudaicisque pellendis, l’imperatore Tiberio mandò in Sardegna 4.000 liberti o figli di liberti che professavano culti egizi e giudaici, con l’intento di allontanarli da Roma ed insieme con quello di reprimere gli atti di ribellione dei Sardi o – nella mentalità legalista dei dominatori romani – gli atti di banditismo (coercendis illic latrociniis). Ebbene, io sono dell’avviso che una parte di quei liberti di origine giudaica siano stati sistemati nel cosiddetto Eteri presidium di fronte agli odierni Chilivani ed Ozieri, un’altra parte nel Sarcidano e in maniera particolare nel sito di Isili.

Ciò premesso, interpreto il toponimo Isili come derivato da un’antica locuzione templum Isĭdis «tempio di Iside», la più nota delle divinità femminili degli antichi Egizi, il cui culto si era diffuso in tutti i paesi del Mediterraneo, compresa la Sardegna, dove si è affermato in epoca romana, come dimostrano i templi che le erano dedicati a Sulci, Turris Libisonis, Tibula (Castelsardo) e Caralis (P. Meloni, Rom. 391).

Sul piano fonetico è notevole sia la pronuncia sdrucciola o proparossitona, sia la corrispondenza di ben quattro fonemi su cinque fra Ìsili ed Isĭdi(-s) (nei documenti antichi le /s/ finali si sprecano, dato che gli scrivani le toglievano o le aggiungevano secondo la loro maggiore o minore competenza linguistica). Sul piano semantico sarà avvenuto il frequente caso di sincretismo religioso tra la divinità pagana di Iside e la cristiana Santa Maria di Zaurrài, alla quale sola è dedicata l’unica chiesa dell’abitato di Isili e dei dintorni, caratterizzata da una sorgente di acqua perenne di cui facevano e fanno tuttora uso gli Isilesi (Però la chiesa odierna è recente, rifatta su una precedente).

Il toponimo Isili esiste anche nei territori di Gergei, Dorgali/Mamoiada e Torpè: si sarà irradiato dal sito sacro di Isili in virtù della sua fama; vi si praticavano anche i riti della “incubazione” e dell’“oracolo” (Daremberg e Saglio).

Senonché è del tutto prevedibile una obiezione consistente: Iside era una divinità degli Egizi e nient’affatto dei Giudei ed allora non ha senso sostenere la ipotesi della “origine giudaica od ebraica” degli Isilesi. Ma la risposta è questa: i parlanti li avranno confusi dato che Egizi ed Ebrei erano stati sistemati dai Romani assieme ed inoltre la connotazione negativa di questi ultimi era già ampiamente diffusa.

L’importanza di Isili in epoca classica è dimostrata dai numerosi ritrovamenti archeologici che sono stati fatti nel suo territorio (Rowland, 55 e 20 s. v. Biora), fra cui i resti di un ponte romano sul riu Mannu.

È probabile che, prima che cambiasse nome l’abitato si chiamasse col citato Zaurrài (TZaurrài). Secondo me questo è un toponimo da riportare all’appellativo aulla (Dorgali, Urzulei, Triei, Baunei), áulla (Talana), áurra (Desulo, Norbello, Usellus, Gesturi, Siurgus, Sarrabus), aurra, urra (camp.), saurra (Siniscola, Posada, Gallura, con l’articolo sa agglutinato) «arella, porcilaia», «stalluccio naturale o artificiale per scrofa figliata»: probabilmemte relitto sardiano o protosardo (suffissi –ll-, –urr-; suffissoide –ài protosardi), da confrontare – non derivare – col lat. hara, *harula «stalla, porcile», finora di origine ignota (DELL). Il vocabolo dunque esisteva già in Sardegna, nella lingua sardiana, prima che i Romani vi portassero il loro hara, *harula, il quale ha dato regolarmente árula. (A Orgosolo coesistono árula e aulla, a Orosei árula e ulla, a Siniscola árula e saurra), a Desulo árulas e áurras).

 

 

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