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CITTÀ REGIONI MONTI FIUMI D’ITALIA: Origine e significato dei nomi – TOSCANA

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Uno studio di Massimo Pittau.

Toscana, Toscano, Tosco derivano dai lat. Tuscus, Tuscia. Per quanto risulta da una vasta documentazione letteraria, apparteneva alla comune coscienza degli antichi parlanti di lingua latina l’idea che la coppia Tuscus-Tuscia corrispondesse perfettamente alla coppia Etruscus-Etruria, sia sul piano dei fatti designati sia su quello linguistico. Quando però ebbe inizio una certa analisi lessicale dei citati vocaboli, almeno la E- del toponimo Etruria – che evidentemente non si spiegava con la fonetica del latino – cominciò a creare una grossa difficoltà. Tanto è vero che Servio (Aen. XI 598) separò il toponimo Etruria dagli altri tre citati e credette di poterne dare questa spiegazione: Etruria dicta est, quod eius fines tendebantur usque ad ripam Tiberis, quasi heterhourhía; nam héterhon est alterum, ut hórhos finis «l’Etruria è detta (così) perché il suo territorio si estendeva fino alla riva del Tevere, quasi eterhourhía; infatti (il greco) éterhon significa “altro”, come órhos (significa) confine».

In epoca recente, nata e fatta ormai adulta la linguistica comparativa e storica, la spiegazione paretimologica di Servio si sarebbe dovuta ricordare semplicemente a titolo di curiosità; e invece è avvenuto che essa sia stata ripresa nelle sue linee essenziali, da alcuni pur validi linguistisempre con l’intento di trovare una spiegazione per la misteriosa E- di Etruria. E ne sono derivati tentativi etimologici lambiccati, che, a mio avviso, non valgono più di quella citata di Servio e che, per ciò stesso, non mi sento in obbligo neppure di esporre.

Eppure, a mio giudizio, la spiegazione semplice, chiara e del tutto convincente della misteriosa E- di EtruriaEtruscus era stata già data addirittura nella Pauly-Wissowa, Real-Encyclopädie der classischen Altertumswissenschaft (VII A 1943, coll. 1910-1911): si tratta di una e- protetica uguale a quella che si ritrova nei lemmi etr. eprθieva, eprθne, eprθnev rispetto agli altri purθne, purtśvana. Da parte mia aggiungo altri esempi che si ritrovano nelle seguenti coppie di vocaboli etr.: ca/eca, cli/ecli, cn/ecn, cs/ecs, ta/eta, zal/esal.

È dunque chiaro e certo che Etruscus corrisponde effettivamente ed esattamente- ai sensi della fonetica etrusca – a Tuscus, attraverso la mediazione fonetica delle forme umbre Turskum e Tuscom, che si trovano nelle «Tavole di Gubbio». Queste due forme umbre dell’etnico sono molto importanti, perché la prima Turskum riporta, con metatesi della /r/, alla forma lat. Etruscus, la seconda Tuscom riporta, con l’assimilazione della /r/ alla /s/ (*Turs-c- > *Tuss-c-), all’altra forma lat. Tuscus. La forma Etruria poi si spiega – come molti hanno già sostenuto – come derivata da una forma supposta *Etrusia, col normale rotacismo a carico della /s/ intervocalica. *Etrusia dunque fa capo ad *E-turs-ia, ancora con la metatesi della /r/.

Sempre a proposito è importante osservare che týrsis, týrris «torre» – da cui è derivato l’etnico Tysēnói e, più tardi, Tyrrēnói col sinificato di «costruttori di torri» – è presentato proprio come vocabolo etrusco sia da Dionisio di Alicarnasso (I, 26, 2), sia da Tzetzes (Lycophr. Alex. 717 e 1209), per cui cade l’ipotesi, frequentemente ripetuta, che gli Etruschi siano stati chiamati Tysēnói-Tyrrēnói in primo luogo dai Greci e inoltre con un vocabolo greco.

Concludo dicendo di ritenere che la diversità struturale dei vocaboli lat. Tusci, Etrusci, Etruria non si sia determinata nell’ambito della lingua latina, ma sia da attribuire ad analoghe diversità dialettali e/o cronologiche etrusche. In altre parole, ritengo che i tre vocaboli latini facessero capo a tre differenti forme dialettali di altrettante città etrusche e/o a differenti periodi storici.

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