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Filosofia dell’anima – Massimo Pittau, io e i suoi 97 anni

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Stavolta non voglio farmi cogliere impreparata e non voglio dimenticarmi di questo importante appuntamento. Per qualche strano motivo negli ultimi anni mi ero convinta che il professore fosse nato il 21 del mese di febbraio. Sbagliato: Massimo Pittau è nato il 6 febbraio 1921, il che significa che fra cinque giorni sarà il suo 97simo compleanno.

Un mio vecchio zio che se ne andò intorno ai 103 anni avrebbe detto con l’ironia fredda che gli era tipica: così giovane? Bisogna capire pure che sia lui, quel mio vecchio zio, sia io veniamo da una piccola frazione ogliastrina che ha il record mondiale per la longevità maschile, un record riconosciuto dal Guinness dei Primati. Che a ben vedere questa faccenda mi consola. La sola idea di provenire dal luogo che detiene il record per la longevità femminile (località che peraltro si trova in Giappone), mi deprimerebbe, così come mi deprime il pensiero di poter vivere altri cinquanta anni, di raggiungere l’età del professore.

Il fatto è che io non ho la tempra di Massimo Pittau. Tramite lui ho avuto anche la fortuna di conoscere un altro suo amico compagno di scuola ai tempi in cui frequentavano il liceo classico a Nuoro: basta vederli, basta conoscerli per capire che si trattava di una classe più tosta, più forte sotto ogni punto di vista di quelle che sono venute poi. Senz’altro della mia che ha solo potuto produrre una Goldrake Generation che ha in personaggi opinabili come me e in Matteo Renzi il suo leader più mirabile: figuriamoci gli altri!

Sì, in circa tredici anni in cui ho avuto a che fare con lui (la prima vota fu intorno al 2004-2005 quando pubblicai l’antologia “Isole”), dal professore ho imparato soprattutto cosa sia la forza. La forza tout court. La determinazione. L’intelligenza associata alla forza. Per certi versi Massimo Pittau mi ha pure insegnato che quella eticità che io pretendo in chi mi frequenta, e che a volte appare supponenza a un estraneo, è invece il minimo indispensabile per percorrere un qualsiasi cammino. Perché un cammino intellettuale deve essere prima di tutto etico, se manca questo tratto indispensabile manca tutto. E poi naturalmente deve essere vivo, deve essere bizzoso, orgoglioso, riottoso, sanguigno, le condizioni necessarie perché sia vero.

E la mia lunga conoscenza con Massimo Pittau è sempre stata vera, oltre che improntata sempre al massimo rispetto. Ma questa conoscenza che mi permette pure di testimoniare, giorno per giorno, un Massimo Pittau determinatissimo a continuare per la sua strada (l’aspetto più straordinario è a mio avviso la maniera piena con cui ha capito l’importanza della Rete anche nella promozione nel nostro lavoro, laddove tanti altri personaggi pur validi non hanno compreso questa cosa e i loro lavori giacciono dimenticati in qualche bugigattolo che non frequenta più nessuno), sempre pronto a promuovere nuovi progetti, mi dà anche da pensare. Più il tempo passa più mi rendo conto, per esempio, che io non potrei mai avere questa forza. Non è una questione fisica, credo sia di natura più spirituale, laddove ritengo di essere uno spirito meno “fit” a vivere una esistenza incarnata e più adatto a percorrere altre strade.

Tuttavia, proprio perché mi rendo conto di non avere in me la sua capacità di adattarsi e di sopravvivere nel futuro, voglio comunque assicurargli (l’ho già fatto di persona, ma lo voglio fare anche pubblicamente), che per quanto potrò io mi adopererò per preservare il suo lavoro, il “nostro lavoro” come lui lo chiama mostrando quelle qualità che sole si addicono agli spiriti più capaci. Per preservare la sua memoria, insieme ai suoi familiari che conosco quasi tutti  e insieme a tanti altri che del suo lavoro si occupano e gli vogliono bene. In realtà io vorrei preservare anche tante altre vite speciali della mia Sardegna e qualche idea di ciò che vorrò fare più o meno ce l’ho, ma è presto per parlarne. Certamente a fermarmi non saranno i tentativi di censura che ho pure subito e nient’altro, noi andremo avanti e faremo ciò che sarà necessario fare. Per gli altri, soprattutto.

Mi pareva… avessi anche tante altre cose da dire al professore per il suo 97simo compleanno… ma in realtà c’è poco e niente altro perché quando serve ci diciamo tutto. A dire il vero non mi chiedo neppure più perché lo abbia incontrato perché questo sarebbe fare uno sgarbo a tutti gli altri che ho incontrato nella mia vita, e non sono stati pochi, mentre ognuno, a suo modo, si fa ricordare. Una volta qualcuno mi disse, tra il serio e il faceto, che era impossibile scordare anche me, sarà vero? Non lo so, ma non posso immaginare una tragedia più grande per nessuno…

Auguri professore. Non le manderò il link a questo post tanto lo vedrà comunque quando controllerà, con l’attenzione che le è tipica, se ho pubblicato il suo ultimo studio come voleva lei, magari pure con la foto che voleva lei:).

Rina Brundu

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