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ETRUSCHI IMMIGRATI O AUTOCTONI IN ITALIA?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

etruschiÈ cosa abbastanza nota che intorno all’origine degli Etruschi si è dibattuta nell’Europa moderna e colta, ad iniziare dal secolo XIX, una lunga e travagliata questione imperniata sul quesito: «Si deve prestare credito a Erodoto e ritenere vera la sua notizia circa la provenienza degli Etruschi in Italia dalla Lidia, in Asia Minore; oppure si deve accettare la differente notizia di un altro storico greco, Dionigi di Alicarnasso, circa il fatto che gli Etruschi sarebbero stati “autoctoni”, ossia nativi proprio e soltanto dell’Italia?». Le due teorie antagoniste sull’origine degli Etruschi, quella migrazionista riferita da Erodoto e quella autoctonista prospettata da Dionigi, hanno per lungo tempo tenuto sotto pressione numerosissimi studiosi, storici archeologi linguisti e storici delle religioni.

Negli ultimi decenni, nonostante che l’attuale scuola archeologica italiana sia nella sostanza favorevole alla teoria autoctonista di Dionigi, non si può negare che ormai si sono fatti più numerosi gli studiosi favorevoli alla teoria migrazionista di Erodoto e si tratta in particolare non solamente di archeologi, ma anche e soprattutto di storici propriamente detti, di storici delle religioni e di linguisti.

Facendo riferimento al campo specifico della linguistica storica o glottologia, è un fatto che i più recenti interventi che i linguisti hanno fatto sulla classificazione della lingua etrusca, cioè quelli di Albert Carnoy, Marcello Durante, Vladimir Georgiev, Onofrio Carruba, Francisco R. Adrados, Alessandro Morandi e Helmut Rix, hanno dimostrato significative connessioni fra questa lingua ed alcune antiche dell’Asia Minore. Ed anche l’autore del presente studio, che si interessa a fondo della lingua etrusca da circa 40 anni, è dell’avviso che essa sia da connettere appunto con lingue anatoliche ed in particolare con quella lidia ed inoltre ritiene che la tesi erodotea della migrazione dei Tirreni/Etruschi dalla Lidia in Italia sia quella da accettarsi.

Riesce quasi impossibile comprendere gli esatti motivi per i quali da tutto un gruppo di studiosi moderni sia stata rifiutata la ipotesi migrazionista di Erodoto ed accettata invece quella auctotonista di Dionigi di Alicarnasso. In primo luogo infatti è indubitabile che a favore di Erodoto interviene la priorità cronologica rispetto a Dionigi, dato che il primo era vissuto nel V secolo a. C. e quindi era molto più vicino nel tempo agli avvenimenti narrati, mentre il secondo ne era molto più lontano, essendo vissuto nel I secolo a. C. In secondo luogo Dionigi era tutt’altro che portato ad approfondire a dovere la storia degli Etruschi ed a simpatizzare con essi, dato che era tutto inteso a sminuire il loro apporto alla creazione di Roma come potente città ed a tentare di dimostrare che invece Roma era una creazione dei Greci.

In terzo luogo, mentre la ipotesi auctotonista di Dionigi non è stata confermata da alcun altro autore antico, quella migrazionista di Erodoto è stata accettata, condivisa e confermata da altri 31 autori antichi, greci e latini, e questi sono: Ellanico di Mitilene, Timeo di Taormina, Anticle di Atene, Scimno di Chio, Scoliaste di Platone, Diodoro Siculo, Licofrone, Strabone, Plutarco, Appiano, Catullo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Silio Italico, Stazio, Cicerone, Plinio il Vecchio, Pompeo Trogo, Velleio Paterculo, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Seneca, Servio, Solino, Tito Livio, Tacito, Festo, Rutilio Namaziano, Giovanni Lorenzo  Lidio, C. Pedone Albinovano. Anche dando per scontato che molti di questi autori antichi in realtà si sono fatti la loro opinione su quella degli autori precedenti, pure questa loro adesione ai precedenti è già per se stessa molto significativa.

Non solo, ma è molto significativo anche il seguente fatto: ancora in epoca romana gli abitanti della città di Sardis (capitale della Lidia) avevano la convinzione di essere imparentati con gli Etruschi dell’Italia, dato che nel 26 d. C. chiesero al senato romano – senza però ottenerlo – l’onore di poter innalzare nella loro città un tempio da dedicare all’imperatore Tiberio; e chiesero questo in nome di quei vincoli di sangue che li legavano agli Etruschi, vincoli dei quali gli stessi Etruschi erano ancora consapevoli e convinti, come dimostrava un loro decreto ricordato dai Lidi (Tacito, Annales, IV 55,8).

E non è assolutamente accettabile l’ipotesi che tutti i citati 31 autori antichi ed inoltre gli abitanti di una città anatolica ed infine quelli dell’Etruria si limitassero a ripetere quella che sarebbe stata la “leggenda” di Erodoto, dato che è accertato che la notizia della trasmigrazione degli Etruschi è talvolta riferita da quegli altri autori con particolari che non risultano affatto nel racconto di Erodoto. Fra di loro mi piace citare il giudizio di un autore classico, molto noto ed autorevole anche in termini scientifici, L. A. Seneca (ad Helviam matrem de consolatione, VII 2): Asia Etruscos sibi vindicat «L’Asia rivendica a sé gli Etruschi». E c’è da osservare e da sottolineare che nei tempi antichi «Asia» significava «Asia Minore» ed in maniera particolare indicava la «Lidia» (LISNE 165); toponimo il quale trova esatto riscontro anche nella lingua etrusca, sia pure come antroponimo: AŚIA, ASIA (ThLE²).

A me sembra logico ed evidente che la testimonianza di 32 autori antichi, col padre della storiografia greca ed occidentale in testa (Erodoto più altri 31), sia da privilegiare senza alcuna esitazione rispetto a quella del solo Dionigi di Alicarnasso. Inoltre non si può fare a meno di osservare che sorgono perfino molti e forti dubbi circa la “sensibilità storica e storiografica” di quegli studiosi moderni che invece sostengono la ipotesi autoctonista, che cioè di contro a 32 testimoni antichi preferiscono privilegiarne uno solo. A meno che non sia appropriato il giudizio, che è stato pure formulato e che io condivido, che la ipotesi autoctonista in realtà sia stata determinata dalla adesione di qualche autorevole studioso italiano alla dottrina fascista della “purezza della razza italica”.

Tutto ciò premesso dico di essere in grado con questo mio studio di presentare altre tre forti e significative prove di carattere linguistico a favore della tesi migrazionista sugli Etruschi.

*  *  *

1) La probabile etimologia del toponimo etrusco AŚIA, ASIA (ThLE²) a me sembra che possa essere la seguente: lidio-greciía, Aśíēs, Aśis = «Lidia» e pure «Asia Minore»; Aśiátēs «originario della Lidia e dell’Asia Minore»; asiás,-ádos «cetra lidia»; Asis,-ádos tribù di Sardis; aśis, aśios «fango, limo», (?) «argilla», che il DELG presenta come di origine ignota.

2) Gli appellativi lat. ludus «gioco, festa, esercizio, occupazione»; plur. «giochi religiosi»; ludius, ludio,-onis «attore, ballerino» (suff. –on-; LLE, norma 7) (già prospettati come di origine etrusca; DELL, DELI, ESL 169); lat. Ludius, Lydius «Lidio», «Etrusco» (“nativo della Lydia”; Verg. Aen. 2.781; Plin. n.h. 35.171) probabilmente sono da confrontare con gli etruschi LUΘ «ludo» (Liber linteus, VI 18; Ar 0.7), LUΘCVA «i ludi religiosi» (ET, Ta 1.17), LUΘTI «nella festa religiosa» (DILE; DICLE 108).

Proprio su questo argomento dei giochi nell’antica Lidia ci viene incontro il famoso passo di Erodoto (I, 94) che parla della emigrazione della metà dei Lidi in Italia. «A loro dire, essi furono anche gli inventori dei giochi che hanno adesso in comune coi Greci: e questa loro invenzione, sempre a loro dire, fu contemporanea alla fondazione della colonia della Tirsenia. Raccontano essi che, sotto il regno di Atys figlio di Manes, una terribile carestia avvenne in tutta la Lidia. Per qualche tempo i Lidi poterono resistere, ma poi, non cessando la carestia, cercarono di rimediarvi, chi immaginando una cosa, chi un’altra. E il gioco dei dadi, degli astragali e della palla e gli altri giochi sarebbero stati inventati in questa occasione; non però quello degli scacchi, di cui i Lidi non si attribuiscono l’invenzione. Quanto al servirsi di questi giochi contro la fame, essi facevano così: di due giorni uno lo consumavano tutto nel gioco, per distrarsi dal bisogno del cibo; l’altro giorno cessavano di giocare e mangiavano. E vissero così per diciotto anni. Ma poiché il male, anziché diminuire, si faceva sempre più violento, il re divise tutto il popolo dei Lidi in due gruppi e trasse a sorte quale doveva restare in patria e quale lasciare il paese».

3) L’isola di Lemno (greco Lḗmnos) è situata nel Mar Egeo settentrionale, di fronte alla penisola dell’Asia Minore e vicina alla Lidia. Nel 1885 nell’isola, e precisamente nei pressi di Kaminia, è stata trovata una stele funeraria, che porta scolpita la figura di fianco, sinistrorsa, di un guerriero con la lancia e con lo scudo ed insieme una doppia iscrizione funeraria, che è stata pubblicata dal filologo svedese Ernst Nachmanson nel 1908.

Esiste una prima connessione significativa fra Lemno e l’Etruria: la stele funeraria di Lemno trova un riscontro evidente con una stele funeraria etrusca la quale presenta anch’essa la figura di fianco, ma destrorsa, di un guerriero che tiene la spada.

Successivi scavi effettuati da archeologi della “Scuola italiana di Atene portarono alla scoperta, nel 1928, di frammenti di vasi di produzione locale, che recavano iscrizioni simili.

Questi ritrovamenti dimostrano in maniera inequivocabile che quella particolare lingua parlata a Lemno era strettamente imparentata con la lingua etrusca e portano un fortissimo argomento a favore dell’origine orientale degli Etruschi. Un’altra traccia di un sostrato linguistico etrusco appare nell’odierno toponimo Μύρινα di Lemno, uguale al gentilizio etrusco MURINA di Tarquinia e Chiusi.

Partendo dalla direzione opposta sono in grado oggi di presentare una fortissima e lampante prova della connessione etnica e linguistica fra l‘Etruria e Lemno.

Si tratta di quattro antroponimi chiarissimamente connessi con l’isola di Lemno (ThLE²):

LEMNI (ET, AT 1.10) «*Lemnia», gentilizio femm., = “nata od originaria di Lemno”. LEMNIŚA (ET, Ta 1.66) (LEMNI-ŚA) «quello (figlio-a) di Lemnia». LEMNITEŚ «del *Lemnio», cognomen masch. in genitivo, = “nativo od originario di Lemno” (ET, Fe 7.2, X.4). LEMNITRU «*Lemnitrone», probabilmente cognomen masch. derivato da LEMNITE (ET, AH 1.44).

Questi antroponimi dimostrano chiaramente che in Etruria esistevano individui che frequentavano l’isola di Lemno.

Dunque la connessione degli Etruschi con l’area egeo-anatolica (e preciserei pelasgico-tirrena) si stringe ulteriormente coi tre vocaboli Asia, Lydia e Lemno: effettivamente gli Etruschi provenivano dalla Lidia, in Asia Minore.

Massimo Pittau

ET  Rix H., Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen 1991.

ThLE  Thesaurus Linguae Etruscae, I Indice lessicale, Roma 1978; I Supplemento, 1984; Ordinamento inverso dei lemmi, 1985; II Supplemento, 1991; III Supplemento, 1998. Seconda edizione, Pisa-Roma 2009.

DELG  Chantraine P., Dictionnaire Étymologique de la Langue Grecque – Histoire des mots, I-II, Paris 1968-1980.

Nota red.: auguri Prof!

 

 

 

 

 

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