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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

ETRUSCHI IMMIGRATI O AUTOCTONI IN ITALIA?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

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PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

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Uno studio di Massimo Pittau

È cosa abbastanza nota che intorno all’origine degli Etruschi si è dibattuta nell’Europa moderna e colta, ad iniziare dal secolo XIX, una lunga e travagliata questione imperniata su questo quesito: «Si deve prestare credito a Erodoto e ritenere vera la sua notizia circa la provenienza degli Etruschi in Italia dalla Lidia; oppure si deve accettare l’altra notizia di un altro storico greco, Dionigi di Alicarnasso, circa il fatto che gli Etruschi sarebbero stati “autoctoni”, ossia nativi proprio e soltanto dell’Italia?». Le due teorie antagoniste sull’origine degli Etruschi, quella migrazionista riferita da Erodoto e quella autoctonista prospettata da Dionigi, hanno per lungo tempo tenuto sotto pressione numerosissimi autori, storici archeologi linguisti e storici delle religioni.

Negli ultimi decenni, nonostante che l’attuale scuola archeologica italiana sia nella sostanza favorevole alla teoria autoctonista di Dionigi, non si può negare che ormai si sono fatti più numerosi gli studiosi favorevoli alla teoria migrazionista di Erodoto e si tratta in particolare non solamente di archeologi, ma anche e soprattutto di storici propriamente detti, di storici delle religioni e di linguisti.

Facendo riferimento al campo specifico della linguistica storica o glottologia, è un fatto che i più recenti interventi che i linguisti hanno fatto sulla classificazione della lingua etrusca, cioè quelli di Albert Carnoy, Marcello Durante, Vladimir Georgiev, Onofrio Carruba, Francisco R. Adrados, Alessandro Morandi e Helmut Rix, hanno mostrato significative connessioni fra questa lingua ed alcune antiche dell’Asia Minore. Ed anche l’autore del presente studio, che si interessa a fondo della lingua etrusca ormai da 40 anni, è dell’avviso che essa sia da connettere appunto con lingue anatoliche ed in particolare con quella lidia ed inoltre ritiene che la tesi erodotea della migrazione dei Tirreni/Etruschi dalla Lidia in Italia sia l’unica da accettarsi.

Riesce quasi impossibile comprendere gli esatti motivi per i quali da tutto un gruppo di studiosi moderni sia stata rifiutata la ipotesi migrazionista di Erodoto ed accettata invece quella auctotonista di Dionigi di Alicarnasso. In primo luogo infatti è indubitabile che a favore di Erodoto interviene la priorità cronologica rispetto a Dionigi, dato che il primo era vissuto nel V secolo a. C. e quindi era molto più vicino nel tempo agli avvenimenti narrati, mentre il secondo ne era molto più lontano, essendo vissuto nel I secolo a. C. In secondo luogo Dionigi era tutt’altro che portato ad approfondire a dovere la storia degli Etruschi ed a simpatizzare con essi, dato che era tutto inteso a sminuire il loro apporto alla creazione di Roma come potente città ed a tentare di dimostrare che invece Roma era una creazione dei Greci.

In terzo luogo, mentre la ipotesi auctotonista di Dionigi non è stata confermata da alcun altro autore antico, quella migrazionista di Erodoto è stata accettata, condivisa e confermata da altri 30 autori antichi, greci e latini, e cioè: Ellanico di Mitilene, Timeo di Taormina, Anticle di Atene, Scimno di Chio, Scoliaste di Platone, Diodoro Siculo, Licofrone, Strabone, Plutarco, Appiano, Catullo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Silio Italico, Stazio, Cicerone, Pompeo Trogo, Velleio Paterculo, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Seneca, Servio, Solino, Tito Livio, Tacito, Festo, Rutilio Namaziano, Giovanni Lorenzo  Lidio, C. Pedone Albinovano. Anche dando per scontato che molti di questi autori antichi in realtà si sono fatti la loro opinione su quella degli autori precedenti, pure codesta loro adesione ai precedenti è già per se stessa molto significativa.

Non solo, ma è molto significativo anche il seguente fatto: ancora in epoca romana gli abitanti della città di Sardis (capitale della Lidia) avevano la convinzione di essere imparentati con gli Etruschi dell’Italia, dato che nel 26 d. C. chiesero al senato romano – senza però ottenerlo – l’onore di poter innalzare nella loro città un tempio da dedicare all’imperatore Tiberio; e chiesero questo in nome di quei vincoli di sangue che li legavano agli Etruschi, vincoli dei quali gli stessi Etruschi erano ancora consapevoli e convinti, come dimostrava un loro decreto ricordato dai Lidi (Tacito, Annales, IV 55,8).

E non è assolutamente accettabile l’ipotesi che tutti i citati 30 autori antichi ed inoltre gli abitanti di una città anatolica ed infine quelli dell’Etruria si limitassero a ripetere quella che sarebbe stata la “leggenda” di Erodoto, dato che è accertato che la notizia della trasmigrazione degli Etruschi è talvolta riferita da quegli altri autori con particolari che non risultano affatto nel racconto di Erodoto. Fra di loro mi piace citare il giudizio di un autore classico, molto noto ed autorevole anche in termini scientifici, L. A. Seneca (ad Helviam matrem de consolatione, VII 2): Asia Etruscos sibi vindicat «L’Asia rivendica a sé gli Etruschi». E c’è da osservare e da sottolineare che nei tempi antichi «Asia» significava «Asia Minore» ed in maniera particolare indicava la «Lidia» (LISNE 165); toponimo il quale trova esatto riscontro anche nella lingua etrusca, sia pure come antroponimo: AŚIA, ASIA (ThLE²).

A me sembra logico ed evidente che la testimonianza di 31 autori antichi, col padre della storiografia greca ed occidentale in testa (Erodoto più altri 30), sia da privilegiare senza alcuna esitazione rispetto a quella del solo Dionigi di Alicarnasso. Inoltre non si può fare a meno di osservare che sorgono perfino molti e forti dubbi circa la “sensibilità storica e storiografica” di quegli studiosi moderni che invece sostengono la ipotesi autoctonista, che cioè di contro a 31 testimoni antichi preferiscono privilegiarne uno solo. A meno che non sia appropriato il giudizio che è stato pure formulato che la ipotesi autoctonista in realtà sia stata determinata dalla adesione di qualche studioso italiano alla dottrina fascista della “purezza della razza italica”.

Tutto ciò premesso dico di essere in grado con questo studio di presentare un’altra forte e significativa prova di carattere linguistico a favore della tesi migrazionista sugli Etruschi.

 

*  *  *

L’isola di Lemno (greco Lḗmnos) è situata nel Mar Egeo settentrionale, di fronte alla penisola anatolica o Asia Minore e vicina alla Lidia. Nel 1885 nell’isola, e precisamente nei pressi di Kaminia, è stata trovata una stele funeraria, che porta incisa la figura di un guerriero con la lancia e con lo scudo ed insieme una doppia iscrizione funeraria, che è stata pubblicata dal filologo svedese Ernst Nachmanson nel 1908.

Esiste una prima connessione significativa fra Lemno e l’Etruria: la stele funeraria di Lemno trova un riscontro evidente con una stele funeraria etrusca, la quale presenta anch’essa la figura di fianco di un guerriero che porta la spada.

Successivi scavi effettuati da una missione archeologica della Scuola italiana di Atene portarono alla scoperta, nel 1928, di frammenti di ceramica di vasi di produzione locale che recavano iscrizioni simili.

Questi ritrovamenti dimostrano in maniera inequivocabile che quella particolare lingua parlata a Lemno era strettamente imparentata con la lingua etrusca e portano un fortissimo argomento a favore dell’origine orientale degli Etruschi, concordemente affermata dagli antichi scrittori, salvo la sola eccezione di Dionigi di Alicarnasso. Altre tracce di un sostrato linguistico etrusco appaiono nel toponimo cittadino Μύρινα, strettamente affine al gentilizio etrusco MURINA di Tarquinia e Chiusi.

Dalla direzione opposta sono in grado oggi di presentare una fortissima e lampante prova della connessione etnica e linguistica fra l‘Etruria e Lemno.

Si tratta di quattro antroponimi chiarissimamente connessi con l’isola di Lemno (ThLE²):

LEMNI (ET, AT 1.10) «*Lemnia», gentilizio femm., probabilmente = «nata od originaria di Lemno».

LEMNIŚA (ET, Ta 1.66) (LEMNI-ŚA) «quello (figlio-a) di Lemnia».

LEMNITEŚ «del *Lemnio», cognomen masch. in genitivo, = “nativo od originario di Lemno” (ET, Fe 7.2, X.4).

LEMNITRU «*Lemnitrone», probabilmente cognomen masch. derivato da LEMNITE (ET, AH 1.44).

Questi antroponimi dimostrano chiaramente che in Etruria esistevano individui che frequentavano l’isola di Lemno.

Dunque la connessione degli Etruschi con l’area egeo-anatolica si stringe ulteriormente: effettivamente gli Etruschi venivano di là.

 

ET  Rix H., Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen 1991.

Thesaurus Linguae Etruscae, I Indice lessicale, Roma 1978; I Supplemento, 1984; Ordinamento inverso dei lemmi, 1985; II Supplemento, 1991; III Supplemento, 1998. Seconda edizione, Pisa-Roma 2009.

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