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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (6) – Il Caso Gentiloni

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

media e regime (3)Si legge in queste ore su Il Fatto Quotidiano di Travaglio che il Premier Paolo Gentiloni avrebbe strappato il “consenso” a Renzi, sarebbe in risalita nel gradimento sondaggistico e il popolo lo amerebbe soprattutto perché se ne sta in “silenzio”.

Non amo i furbi, l’ho scritto in molte occasioni e mi stupisco pure che Travaglio dia visibilità a queste notizie. Renzi è stato un Presidente del Consiglio che ha dimostrato in maniera plastica come non fosse assolutamente adatto a coprire il ruolo che si era scaltramente ritagliato e che altri gli avevano permesso di occupare, non ne ha imbroccata una e ha diviso il Paese in modo grave in un momento in cui tutto serviva fuorché una lotta intestina alla nazione. Però almeno Renzi non è stato furbo, o almeno non lo è stato nel senso vero, nel senso machiavellico della parola. La furbizia di Renzi è sempre stata più che altro il risultato di una variabile minima scaturente dalla perniciosa applicazione delle nefaste dinamiche manageriali anni 80 (lo abbiamo visto anche con il recente caso Consip), che ad una mente cogitante e capace come era quella dell’altro Segretario fiorentino, Niccolò, avrebbero fatto solo sorridere. Per dirne una, Renzi si è comportato proprio all’opposto di quanto suggerisce il machiavellismo a un politico davvero furbo, ovvero ha sempre dimenticato quale è la vera natura degli uomini e ha sembre scordato che gli uomini (anche le donne) se la legano al dito e non perdonano.

Ma come fu per Cesare anche a Renzi bisogna dare ciò che è suo. Se è vero infatti che egli non ha “saputo” essere furbo, è pure vero  che in questa sua modalità un po’ “naif” di essere leader non si è mai risparmiato, ci ha messo la faccia! Ci ha messo sempre la faccia anche ben sapendo, immagino, di non avere un sembiante che “buca”, quanto piuttosto un sembiante che più lo vedi meno lo vuoi vedere. Questo è a mio avviso un punto a favore di Renzi… l’ho già detto: io non amo i furbi, sia che lo siano in conseguenza di strategia studiata a tavolino, sia che lo siano per naturale propensione. Insomma, cosa ci starebbe insegnando la nuova popolarità limbica (nel senso che riguarda i senza infamia e i senza lode) dell’attuale Premier? Forse che per fare bene basta stare zitti, non rompere i coglioni a nessuno, che basta fare il modesto, il mai arrogante, lo zio simpaticone del palazzo di fronte? No, con tutto il rispetto non è questa la categoria di leader che necessitiamo in questi tempi difficili. Ai giorni nostri, a mio avviso, servono invece leader che sappiano parlare e interagire con le persone, che sappiano scuoterle quando serve e mettere la mano sulla loro spalla se necessario. Servono leader che ispirano, ovvero la tipologia di leader che purtroppo noi non abbiamo in Italia, proprio perché i più sono impegnati a fare i furbi… in un modo o  nell’altro.

Ma dato che, in tempi non sospetti, Gentiloni aveva già dato prova del suo invidiabile “carisma”, pubblico qui di seguito una sua avventura mediatica europea: no, non affrettatevi, non ne troverete traccia sulla Stampa italiana, ma garantisco che la stessa è tanto autentica quanto il sole che sorge ogni mattina.

Proprio vero che ogni Paese ha i cazz… casi suoi e questi evidentemente sono i nostri: enjoy!

Rina Brundu

 

26 Giugno 2016

Gentiloni, chi?

D’accordo,  avrei pure potuto fare a meno di sottolineare questa ennesima figura di cacca del renzismo, ma perché privarcene? Di canali che censurano gli scalcagnati atti della corte di Matteo Renzi ne abbiamo parecchi, perché inserirmi anche io? In ultimo non mi sono mai vergognata così tanto in contesto mediatico internazionale che debbo per forza scriverne. Il fattaccio è avvenuto ieri mattina. Alla maniera del barbuto Beppe Severgnini[1] intervistato da Lilli Gruber, anche io ho seguito attentamente la Brexit sui canali della BBC. A differenza dell’adorante Severgnini però, avrei molto da dire sul modo di fare giornalismo in anglosassonia, ispirato per lo più dal motto “Nebbia sulla Manica, il Continente è isolato”.

Disorientata e intontita dalle tante dichiarazioni incensanti una revanche e una restaurazione imperialistica quanto mai improbabile, nonché proclamanti il mai esplicitato ma evidente desiderio che altre nazioni imitino la Gran Bretagna, e segnino lo stesso disgraziato autogol mandando le istituzioni europee in malora, alla stregua del pulcino infreddolito caduto nella cacca calda e che trae nuovo vigore dalla stessa, mi sono contentata tantissimo quando l’ardita conduttrice ha detto che “now”, adesso, si sarebbero collegati con Berlino dove i ministri dei 6 Paesi fondatori della UE stavano per rilasciare una dichiarazione sulla Brexit.

E così è stato. Subito è comparso sullo schermo il faccione largo di un ministro tedesco che ha cominciato a parlare in tedesco. Panico alla BBC, non avevano un traduttore! Corsa affannata, respiri concitati nel sottofondo ma poi qualcuno comincia a tradurre live, e più o meno bene ciò che il teutonico rappresentante andava dicendo. Finito il discorso, si vede lo stesso ministro della Merkel che prende letteralmente il nostro ministro renzista Paolo Gentiloni per le spalle e lo piazza al centro della scena. Costui non guarda neppure le tante telecamere puntate su di lui, pare intimidito, non sa cosa dire. Tra me mi dicevo: “Cappero, prendi quel microfono e dì loro chiaro e tondo che dopo quaranta anni di querimonie e di accordi privilegiati per la Gran Bretagna ora debbono solo togliersi dalle balle al più presto. Fatti valere, no?”.

Figuriamoci! Gentiloni prende finalmente la parola, ma comincia anche lui una nenia stile moribondo duro a morire e annoia gli altri malati nella camera accanto. Non passa neppure un minuto di siffatta querimonia che la commentatrice sbotta: “Passiamo ad altro collegamento”. Ma non è tutto. Poco dopo mi sono sintonizzata sull’edizione inglese di Euronews, ed ecco il solerte conduttore che ripropone il sommario delle dichiarazioni di quei sei ministri europei dopo il vertice. Sei? Be’, quasi…  perché in realtà cita tutti i ministri degli altri Paesi ma ignora (deliberatamente?) il ministro italiano e l’Italia.

A oggi resto convinta che se gli avessi chiesto: “E Gentiloni?”, probabilmente mi avrebbe risposto: “Gentiloni, chi?”. Se è vero insomma che per i giornalisti di anglosassonia tutti i politici europei sono in genere degli alieni molto più sconosciuti dei visitatori proposti in queste settimane da Roland Emmerich nel suo Independence Day: Resurgence, è garantito che Gentiloni sia l’alieno tra gli alieni.

[1] Giornalista del Corriere della Sera

Tratto da:

Amazon Paperback

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info@ipaziabooks.com

2 Comments on Media e regime (6) – Il Caso Gentiloni

  1. ROSEBUD e’ meraviglioso e unico. Complimenti vivissimi da Melbourne!!!

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  2. Grazie, cara Giovanna, hai proprio ragione:)!

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