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Premio Strega 2017 – Una critica ragionata sui cinque libri finalisti e sul testo vincitore “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. E sullo speciale RAI.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

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Comincio dalla speciale RAI sul “Premio Strega”, così ci togliamo subito il pensiero. Di fatto basta dire che è proprio guardando programmi come questo che si comprende al meglio lo status-quo culturale e letterario nefasto del nostro Paese: discussioni sul nulla, pseudo-critici dandy obsoleti e fuori dal mondo che corre senza di loro, pierluigi battisti, sciocchezze sbandierate senza vergogna alcuna, ma soprattutto il commitment sartriano infilato su per il culo nella RAI renzista più immonda che abbiamo mai dovuto sovvenzionare.

Fatto. Adesso parliamo di libri, di scrittura. Dico sempre che oggi scriviamo tutti. Ho detto in mille occasioni che io uso i miei libri per stabilizzare i tavolini pendenti e che sono la morte loro. Ho ripreso altrettanto spesso le parole di Svevo il quale sosteneva che “scrivere bisogna pubblicare non occorre”, e in virtù di questo confermo che non avrei problemi a pubblicare, specie sui siti, dunque digitalmente, il lavoro – ovvero l’espressione dell’anima – di chiunque.

Ma, c’é un ma… a mio avviso, infatti, quando si parla di un testo, di un libro, di un romanzo che potrebbe vincere un Premio letterario importante come è ancora il Premio Strega (a cui in realtà è rimasto solo il nome ma farebbe brutto sottolinearlo, dunque mi limiterò ad usare il grassetto)… bisogna giocare diversamente: serve rigore, serve capacità scritturale, talento, forza, ma anche esperienza, capacità di fare il delivering di un messaggio “saggio” e catarticamente importante… Insomma, dai libri che partecipano al Premio Strega ci si aspetta qualcosa in più, altrimenti meglio mandarli alla Fiera del libro di Bergamo di Sotto (con tutto il rispetto per Bergamo di Sotto)!

Serve dunque il delivering di un “quid in più” che negli ultimi anni questo premio letterario non è stato in grado di offrire, dato che le recenti edizioni sono state vinte da libretti che chiamerò squallidi solo perché oggi è giovedì e non mi sento di usare parole più ingombranti. Ne deriva che quest’anno cambierò approccio: acquisterò il vincitore del Premio Strega 2017 l’anno prossimo, e solo se per quel tempo critiche ragionate, e non interessate, avranno garantito che di capolavoro si tratta.

Per il momento un’idea me la sono comunque fatta grazie ad Amazon che ci permette di capire con che tipo di “lavoro” ci stiamo confrontando senza acquistarlo: sempre sia lodato Jeff Bezos!

Ecco dunque la mia specialissima classifica dopo avere letto una trentina di pagine di ciascun testo finalista dello Strega 2017, anche perché, come è noto, trenta pagine sono in genere più che sufficienti per capire dove si sta andando… specie in presenza di possibile “capolavoro”.

Numero 5

Alberto Rollo “Un’educazione milanese”.

Retorico, ampolloso, noioso, ingombrante da KMN senz’appello: anche la scrittura autobiografica ha una dignità e di solito ce l’ha in sé non è lo Strega a dargliela! Sic! Nuovo editor nuova vita!

Numero 4

Matteo Nucci “É giusto obbedire alla notte”

Se fossi l’autore del libro sparerei in fronte all’autore di questa presentazione che ha un incipit così costruito “Ai margini della Roma che tutti conosciamo, dove il Tevere crea un’ampia ansa prima di correre verso il mare, vivono uomini e donne che sembrano essersi incontrati solo grazie alle rispettive necessità”. Ora, posso zittire con un sonoro ceffone l’editor in me che sta gridando “Tutti la “conosciamo”? Chi t’ha detto che tutti la “conosciamo”, tieniti le tue considerazioni per te, porca l’oca!”, ma è davvero più difficile zittire l’appassionata di cogitazioni sagge e pregnanti: come si fa ha ragionare retoricamente così basso? Tipo uccello padulo per intenderci? Mah!”.

Detto questo tempo tre pagine è il libro si infila subito nelle vaste praterie italiche di tipo sitiano: discussioni vernacolari, cazzi, aperture per non dire fighe, fighe per non dire aperture, e robaccia simile. Insomma, il solito repertorio nostrano moraviano sui-generis usato quando non si hanno idee. Bocciato l’autore a cui io do sempre infinite possibilità (c’è sempre speranza fino a quando non si muore), ma un ideale calcio nelle palle al deus ex-machina (chiunque sia) che ha portato il testo allo Strega, e a chi lo ha accettato, quello è dovuto!

PS E poi come si fa a portare allo Strega un testo che ha due recensioni clienti su Amazon? Misteri italiani!

Numero 3

Wanda Marasco “La compagnia delle anime finte”

Bellino e musicale l’incipit.. “Si chiamava Vincenzina Umbriello…” ma poi la magia si perde subito: un problema di editing che non ha saputo limitare l’inchiostro. E il problema continua: inchiostro ingombrante, tanto inchiostro, solo inchiostro che soffoca il divenire del plot e lo rende noioso, pesante.

Peccato!, peccato perché questa è chiaramente una storia che ha una sua dignità, una sua ragione d’essere e merita rispetto. Uno strano rispetto.

Numero 2

Teresa Ciabatti “La più amata”.

L’Accademia della Crusca ci insegna che un editore può scegliere come utilizzare punti e virgolette…. E su queste scelte editoriali non mette bocca. Fossi la Mondadori consiglierei ai loro editor di fare un corso accelerato presso Elena Ferrante… odio i libri dove non si vedono i punti DOPO le virgolette (tutte le virgolette, perché le sottili distinzioni in merito sono solo minchiate obsolete!) a chiusura di frase, e odio i libri che chiudono le frasi con i punti prima delle virgolette (.”) Un insulto estetico alla scrittura!

Fatta questa doverosa osservazione la scrittura della Ciabatti non è brutta, non è noiosa ma scorre talmente veloce da parere di plastica: addosso non ti resta niente!

E quando addosso non ti resta niente… lo Strega dovrebbe andare altrove: no doubts about that!

Numero 1

Paolo Cognetti “Le otto montagne”

Per una volta sono d’accordo con i giurati che hanno eletto il vincitore del Premio Strega 2017 (e ammetto che la cosa mi secca. Anzi, per dirla più chiaramente mi rompe i coglioni essere d’accordo con una giuria di critici pierluigi battisti): nel mare magnum del vuoto cosmico che è davvero il nulla, il libro di Cognetti è senz’altro il migliore di un … bad lot, sotto ogni punto di vista: o sarà perchè sparlare della montagna fa brutto come sparlare del furbo Mauro Corona?! Tutto può essere.

Certo è che almeno Einaudi non ti mette in subbuglio i cosiddetti con l’editing approssimativo e le virgolette de tu nonno.

Felicitazioni al vincitore dunque: se son rose fioriranno. Fioriranno? Mmmhh….

Rina Brundu

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