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Filosofia dell’anima – Sul Caso Consip e sulla perquisizione a Marco Lillo: macchie indelebili. E sull’intoccabile.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

Oggi su Il Fatto Quotidiano, la giornalista Sandra Bonfanti, già “Il Mondo”, già “Repubblica”, già “La Stampa”, parlando della recente perquisizione subita dal collega Marco Lillo, con conseguente sequestro del cellulare, scrive: “Sono stupefatta. Non ricordo precedenti. Sì, certo, in passato alcuni giornalisti furono arrestati per non aver rivelato le fonti. Successe anche a Giuseppe D’Avanzo sulla strage del Rapido 904 e fu un problema spiegare certe cose a un magistrato come Pier Luigi Vigna”.

Pensa tu! Lei, che proviene dagli ambienti della Repubblica renzista, è stupefatta! Certo, è già un bel passo avanti rispetto agli attuali professionisti che scrivono su quel “giornale” (lo chiamo così per mancanza di adeguati sinonimi colorati), e che quando si è materializzata una delle azioni più infami della storia repubblicana contro la libertà di stampa, non c’erano e se c’erano dormivano. Che dormisse Scalfari, data l’età, si può comprenderlo, ma che dormissero intere redazioni da “Repubblica”, al “Corriere della Sera”, a “La Stampa”, al “Messaggero”, alle redazioni RAI e Fininvest, è tutto un altro paio di maniche. Se poi si rileva che queste “redazioni” sono vittime di attacchi di sonno ininterrotto da tre anni ormai, ovvero dal momento dell’arrivo del Ducetto alla guida della politica italiana, il discorso si fa preoccupante.

Il discorso si fa preoccupante, vergognoso, pericoloso. Diversamente da quanto è accaduto alla Bonsanti, le recenti “intimidazioni” (per usare il termine del CDR del giornale di Travaglio), subite da Lillo, Sciarelli, dallo stesso magistrato Woodcock, a me non hanno affatto sorpreso, piuttosto sono state fonte di ulteriore e preoccupata elucubrazione. Ma cosa sarebbe successo se l’avvento del renzismo fosse avvenuto negli anni 70, in epoca pre rivoluzione digitale? Sarebbe successo che l’Italia si sarebbe trovata alla stregua della Spagna franchista: una piccola (e ridicola) dittatura dopo le grandi dittature che hanno infangato la nostra storia fino alla fine della prima metà del secolo ventesimo.

Ciò che è accaduto in Italia negli ultimi tre anni è un qualcosa che non dimenticherò mai, un qualcosa che mi ha toccato nel profondo. Un qualcosa che mi ha fatto capire appieno quanto quell’ideale di libertà democratica che ci insegnavano a celebrare a scuola fosse fasullo, fosse lucetta al vento in balìa di un branco di lupi, boiardi di Stato affamati, disposti a tutto, finanche a svendere la dignità istituzionale che pur rappresentano a parole, pur di conservare i loro privilegi, pur di conservare il potere. E che dire dei loro servi mediatici? Puttanieri è il termine più giocondo e meno irrispettoso che mi viene in mente. L’orrore più grande però è generato, dentro, da quei molti italiani di buona volontà che, vuoi per scarsa formazione, vuoi per incapacità di affrontare e confrontarsi col nuovo mondo che li circonda, vuoi per una data lazyness mentale,  hanno votato questi menzogneri e in tante occasioni li hanno finanche difesi. Ho visto commenti di fuoco pro codesti mostri generati dal sonno della nostra ragione e contro i giornalisti che tentavano di raccontare le loro azioni indegne: un poco come sputare su Cappuccetto Rosso perchè determinata a non farsi azzannare dal lupo!

E non dimenticherò mai neppure il Caso Consip. Non lo dimenticheranno tutti gli italiani degni di questo nome. A dispetto dei reiterati tentativi di affossare questa inchiesta in ogni modo, impresa in cui forse riusciranno perché al momento non sembra esserci nessuno in grado di fermarli, il Caso Consip si è già raccontato alla Storia in tutta la sua brutalità. E per raccontarsi non ha avuto bisogno delle sentenze della magistratura, anche perché quanto è avvenuto con l’immondo tentativo di affossare questa inchiesta è sicuramente più grave di qualsiasi reato che pure venisse confermato a posteriori dall’indagine.

L’intoccabile. Questa definizione di Matteo Renzi l’ho letta su un articolo di Marco Travaglio, un articolo post-perquisizione di Lillo. In realtà alla stessa conclusione c’ero arrivata da me. Come libera cittadina sono ormai mesi che mi interrogo: ma perché tutti coloro che sembrano avvicinarsi troppo a questo “signorotto” toscano subiscono azione penale? Perché i sodali di partito continuano a difenderlo anche se li sta conducendo direttamente a sbattere la faccia contro il muro? Certo, debbono difendere i loro posti strapagati dal popolo e distribuiti da colui senza parsimonia, ma il posto pubblico è davvero sufficiente a giustificare lo status quo? Anche a questi livelli? Perché il Presidente della Repubblica non è intervenuto? Cosa c’è dietro questa incredibile storia di apparente corrutela che non sappiamo? Che cosa non ci hanno detto? Che cosa non ci vogliono dire?

La mia speranza è che la redazione di Travaglio non si arrenda e che il loro avvocato possa esperire una azione legale che dia anche a noi cittadini – che non siamo tappeti da calpestare – modo di comprendere cosa è successo in questi mesi, e magari di capire perché il padre di un Premier si è trovato invischiato in uno scandalo corruttivo potenzialmente tremendo, e perché lo stesso è successo ad un ministro di questa Repubbica, il quale, lungi dal dimettersi in attesa di chiarire la sua posizione, continua a sedere su quello scranno senza apparente vergogna.

La mia speranza è che il nuovo governo che nascerà dopo questa legislatura vergognosa come nessun’altra prima d’ora, possa istituire una Commissione d’Inchiesta a tutto tondo, possa effettuare una indagine che pur di arrivare alla verità non si fermerà davanti a niente. L’unica conditio imprescindibile per restituire dignità istituzionale e politica alla nostra nazione insultata.

Rina Brundu

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