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Filosofia dell’anima – Primarie PD e l’estremo insulto al primo maggio, festa dei lavoratori. O dell’indignazione civile.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

gramsci2In questo periodo non ho tempo da dedicare al sito: pubblico qualche post, di tanto in tanto, sovente senza rifletterci troppo, senza notare il pubblicato. Ma oggi, primo maggio 2017, aftermath dell’epocale sceneggiata mediatico-politica che ha riconsegnato il PDR, ex PD, ex DS, ex PCI, ex-tutto, nelle mani del ducetto di Rignano, bisogna comunque fermarsi a pensare. Almeno un poco. Ne va della nostra dignità di esseri senzienti.

Preciso che io non sono mai stata di sinistra: non ho mai cantato “Bella ciao”, non ho mai partecipato a feste dell’Unità, non considero Marx un grandissimo filosofo, credo fermamente che ciò che è mio è mio, dulcis in fundo non ho mai partecipato alle feste dei lavoratori. Ho sempre pensato che cagione di questo status quo sia stato l’esempio straordinario che ho avuto in casa, laddove mio padre l’operaio lo ha fatto tutta la vita e non ha mai avuto tempo per iscriversi a circoli, chiedere soldi pubblici, inseguire ideali nobili: lui aveva tempo solo per il suo lavoro e per me è sempre stato l’esempio mirabile da cui poter imparare; ad oggi è a lui, soltanto a lui, né ai Gramsci né ai Berlinguer, che va la mia ammirazione incondizionata.

Detto questo, l’avere osservato molto da vicino – anche grazie alle attività che porto avanti con il sito – il tristo e nefasto percorso che ha determinato la fine del grande e nobile partito a suo tempo creato da Antonio Gramsci, mi ha portato in qualche modo a riscoprire quel movimento rivoluzionario che diventò movimento politico, a riscoprire le ragioni grandi che avevano determinato la sua nascita, a riscoprire le speranze perdute di infinite generazioni di lavoratori che in una data tipologia di dirigenza che veniva dal basso avevano confidato. E più le riscoprivo più mi indignavo…

Proprio così, credo che sia proprio “indignazione” civile il sentimento che provo anche quest’oggi “nell’ammirare” lo scempio di quelle nobili ragioni perpetuato dal duce di Rignano e dalla sua corte di nani e ballerine interessate, molto interessate alle questioni di portafoglio. C’é qualcosa di brutto, di molto brutto, nell’Italia che si risveglia il primo maggio 2017 e si ritrova le edicole insozzate di carta straccia tesa a celebrare fasulle epopee di fasulli leader politici da parte di fasulli intellettuali, gli unici che è stata in grado di partorire questa disgraziata nazione negli ultimi 70 anni. C’è qualcosa di immondo in quest’Italia che si risveglia il primo maggio 2017 costretta a spegnere radio e televisori pur di non sentire gli altoparlanti dei lacché del suddetto ducetto, mentre intenti a celebrarne le supposte gesta eroiche.

Ma, soprattutto, c’é qualcosa di vergognoso in questa Italia che ha dimenticato Gramsci, che ha dimenticato le ragioni dei suoi lavoratori, che ha dimenticato la sua dignità politica e civile. Insomma, c’é qualcosa che rende questo primo maggio dimenticato molto simile ad un due novembre e dunque indigna, profondamente, dentro di noi.

Mi ripeto: quella che provo oggi è una forte, fortissima indignazione civile e politica; così forte da non riuscire a disperdersi neppure nella certezza che giorno verrà in cui potremo cacciare questi personaggi dal nostro orizzonte pubblico e riportare dignità alla nostra nazione. Come a dire che non c’é mai notte troppo lunga da impedire al sole di risorgere, anche se nell’attesa il buio lo senti addosso come fango che, non mutando natura, ti sporca. Comunque.

Rina Brundu, primo maggio 2017

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info@ipaziabooks.com

2 Comments on Filosofia dell’anima – Primarie PD e l’estremo insulto al primo maggio, festa dei lavoratori. O dell’indignazione civile.

  1. O.T.: Ho ricevuto il tuo libro di Poesie! 🙂

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  2. Ne sono lieta Emilio, il problema è che io non te l’ho mandato!
    Immagino dunque che tu l’abbia comprato, nel caso… prenditela con te stesso, la colpa è tua!

    Ciao, grazie:)

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