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Fuocoammare (2016) di Gianfranco Rosi. Una critica breve ma severa.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

Rina Brundu

fuocoDi questo docufilm franco-italiano – vincitore di un Orso d’Oro a Berlino – di norma bisogna parlarne bene, ma io non scrivo per i giornali liberal nostrani e quindi procederò a “raccontare” la mia visione dello stesso seguendo il mio intendimento critico, come sempre del resto dai tempi dei miei corsi universitari di storia del cinema, prima e dopo.

Penso anche che per una corretta analisi di questo particolare macrotesto non si possa prescindere da una analisi dei diversi livelli che lo costruiscono, anche se poi una sintesi sarà d’obbligo.

Guardando ad un livello strettamente tecnico che in questa circostanza a mio avviso fa mera equazione con il lavoro di montaggio, ovvero con ciò che Gianfranco Rosi o chi per lui ha scelto di montare allo scopo di creare significazione, debbo purtroppo sottolineare che questo lavoro è lungi dall’essere un capolavoro. Di fatto ciò che accade è che la “broda” che dovrebbe creare meaning attroverso le immagini scarnite, i tanti silenzi, l’eternamento di infiniti momenti banali, noiosi, antichi, espressione plastica di un quotidiano comunque vissuto nel presente, dunque di un mondo factual, viene allungata troppo. Ne deriva che a volte la noia denota noia senza connotarla e scagli la prima pietra il critico radical-chic che non l’abbia provata almeno per un momento durante tutta la programmazione! Ma non solo: a volte infatti la “broda” oltre ad essere allungata troppo é allungata male. Questo avviene in tanti segmenti-testuali che si potrebbero indicare uno ad uno ma: cui prodest?

Livello pittorico. Lo chiamo così per non chiamarlo livello “pittoresco” che mi pare brutto. Ma santo iddio, davvero non riusciamo a produrre nulla di-un-nostro-artistico-credibile che non presenti una scena in cui non si cantino canzonette vernacolari, in cui non ci sia una massaia dal volto vissuto che taglia e ritaglia pomodori, in cui non ci sia un ragazzetto che si muove su un vespino che non si vedeva più dai tempi della seconda guerra (punica), in cui non si mostri un’aula scolastica italiana che non sembri quella del maestro Perboni?! Sic.

In qualsiasi altra situazione mi verrebbe da dire che siamo fuori dal mondo (quando mai si è visto negli ultimi venti anni un ragazzino italico come Samuele senza telefonino?!), se non fosse che Lampedusa è forse davvero fuori dal mondo. Certo è però che se la situazione fosse veramente così tragica – e qui non sto parlando del problema migranti – il nostro ministro dell’Istruzione dovrebbe precipitarsi colà già domattina per risolvere. In tutta onestà, scene così non si sono mai viste neppure nella Sardegna interna e più profonda di cinquanta anni fa. Naturalmente, so benissimo che il nostro ministro dell’Istruzione è una signora diplomata di cui in questo momento mi sfugge il nome e quindi forse è meglio soprassedere… almeno per non procurare ulteriore danno.

Terrei a precisare – a beneficio dell’eventuale critico radical-chic che per sua sfortuna dovesse atterrare su questa pagina – che non mi è sfuggito neppure lo story-telling parallelo che Rosi ha tentato di imbastire, la retorica ideale, finanche quella melensa che vuole i miseri cristi migranti giunti in terra di altri cristi quasi più miseri di loro…. ma, appunto, preferirei ignorarlo, fare finta che mi sia sfuggito. E ignorandolo mi fermo qui con le critiche tecniche e ragionate (volendo infatti si potrebbe andare avanti molto a lungo, ma non sarebbe comunque questo il luogo per fare una vera denuncia dello status-quo decadente della cinematografia-impegnata, committed, moderna e fatt-a-scazz!! Di fatto l’unico elemento positivo che si può far notare da un punto di vista strettamente tecnico (in senso lato) è che almeno Rosi evita di cadere nella trappola delle seghe mentali preferite da Sorrentino, ma questo è davvero tutto, pur rimanendo molto).

Quindi Fuocoammare non meritava di vincere l’Orso di Berlino? Non merita l’acclamazione ricevuta? In realtà è proprio il contrario. Di fatto questo docufilm meriterebbe anche altri riconoscimenti (ma servono a qualcosa?), soprattutto meriterebbe di farsi capofila di numerosi altri docufilm capaci di raccontare in qualche modo, in qualsiasi modo, anche “tecnicamente” scadente, basta che lo racconti, la realtà desensitized, ovvero desensibilizzata che ormai viviamo quotidianamente da lungo tempo. Da troppo tempo.

Desensibilizzata a cosa? Al dolore altrui, alla disperazione altrui, alle disavventure dei nostri simili, ai cadaveri affondati, ai cadaveri putrefatti, ai cadaveri maltrattati, a destini che si compiono nel silenzio del mondo che guarda, a volte, e la maggior parte delle volte si gira dall’altra parte. Nel silenzio del mondo che guarda e si gira dall’altra parte non perché non gliene importi, ma semplicemente perché non può fare altrimenti; perché non c’é tempo, perché non c’é più religione, perché Dio non solo è morto ma il suo cadavere non è mai tornato a galla, mentre in superficie sono rimasti solo fantasmi che camminano, in alcuni casi anche solo virtualmente. In altri casi invece quegli stessi spettri ci governano.

Rina Brundu

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6 Comments on Fuocoammare (2016) di Gianfranco Rosi. Una critica breve ma severa.

  1. condivido la seconda parte del tuo articolo, che descive in fondo ciò che rimane del docufilm. Voleva impressionare e c’è riuscito. A proposito di fantasmi, hai visto i fantasmi di Portopalo? Io sì, volevo evitarlo per l’onnipresenza di Fiorellino, ma poi ho deciso di vederlo e sono venuta a conoscenza di un episodio che non conoscevo. E devo dire che l”impressione” è stata forte. Anche qui retorica a gogo, ma il contenuto è passato. Buona domenica!

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  2. Ciao,
    Lo immaginavo che la prima parte sarebbe risultata più indigesta. In realtà, il giorno dopo fossi la nonna di Rosi lo rincorrerei con il forcone: più applicazione figliolo, più applicazione che altrimenti può girare il film anche l’ultimo pescatore in porto!

    Sul resto invece ci sarebbe stato anche altro da dire per esempio sull’aspetto didattico che è sostanziale. Anche il silenzio di fatto era sorprendente nel senso che a parte il clamore mediatico, proprio come dici tu, in genere tutto questo tran tran si svoge nel silenzio che non interessa a nessuno.

    In ultimo c’é un aspetto di filosofia dell’anima che quando avrò tempo mi piacerebbe investigare di più e cioè il fatto che queste immagini davvero ti forzano ad interrogarti ancora di più sul senso della vita, sulle dinamiche che regolano i destini e non riesci a non chiudere chiedentoti: perché perché perché perché perché perché??????

    Stancante solo a porle le domande figuriamoci tentare di rispondere!!!

    PS A mio avviso pero’ l’Oscar lo vincerà: non c’é nulla che il pubblico americano riconosca quanto le canzonette vernacolari italiane, le massaie italiane che tagliano pomodori, i vespini d’antan… etc. E Hollywood ama anche il melenso o il committed-posticcio… salvo poi fottersene ogni giorno di quei migranti e del loro destino, un vizietto tipico dei liberal radical-chic!

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  3. iva21liberoit // 26 February 2017 at 11:26 //

    Conosco Lampedusa ma…non è proprio come è stata descritta. Ho riscontrato molti falsi d’autore. Se vincera’ l’Oscar, cosa che sinceramente non credo, ci sarà modo di verificare tante realtà non autentiche. Comunque…se servirà a scuotere coscienze ben venga!

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  4. Grazie Iva, almeno ciò conforta la mia idea e la mia critica severa. Non sono mai stata a Lampedusa ma non posso pensare che le loro scuole, per quanto povere, siano ridotte così o i loro bimbi non parlino l’italiano. Trovo di fatto assurda questa posizione pseudo-artistica di voler dipingere questi nativi 2.0 come dei residuati bellici a tutti i costi.

    Di fatto approciarsi anche da un punto di vista narrativo alla vera Lampedusa moderna avrebbe dato un qualcosa in più alla produzione, non avrebbe tolto nulla. Mi ripeto si tratta di un problema “autorale” e di un “limite autorale” sostanziale ed evidente: i nostri registi non riescono più a creare nulla di nuovo e per eternarsi cercano di imitare i vari Fellini e i suoi colleghi mancando del loro genio, che è prima di tutto forza innovativa.

    Altra cosa è il racconto e il valore didattico dell’esperienza migranti raccontata da Fuocoammare… il racconto del medico, il lavoro degli addetti ai lavori, le operazioni di salvataggio. In verità le stesse vivono di una propria dignità che per esistere e validarsi non ha bisogno di firmarsi col nome di un regista conosciuto, con un Orso d’Oro o con un Oscar: esiste e si valida da sé!

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  5. E’ molto probabile inoltre che “Fuocoammare” vincerà l’Oscar in funzione anti politica migranti di Trump nella Hollywood liberal… Il che si trasformerà appunto in una occasione persa per mostrare un’Italia ospitale ma moderna.

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  6. Niente statuetta: l’ho sempre detto io che coloro che decidono sugli Oscar sono molto molto in gamba!

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