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Filosofia dell’anima – La lettera di Michele giovane precario morto suicida nell’Italia dell’edonismo renzista. Il j’accuse alla politica.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

new-1045954_960_720di MICHELE.

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commesso molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, il modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

Fonte il Messaggero Veneto

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10 Comments on Filosofia dell’anima – La lettera di Michele giovane precario morto suicida nell’Italia dell’edonismo renzista. Il j’accuse alla politica.

  1. Caro Michele,
    nell’improbabile caso tu possa sentirci (leggerci) ancora, in un qualsiasi modo, spero che la tua anima possa trovare adesso la pace che non avevi quando in vita. Hai descritto benissimo lo status-quo che ti circondava perché evidentemente è lo stesso status quo che circonda i tanti nell’Italia fanfarona ed edonistica che ha vissuto e sta vivendo la più grande crisi economica di ogni tempo con l’insostenibile leggerezza che abbiamo testimoniato negli ultimi tre anni. E continua a farlo come prima e più di prima grazie all’immonda connivenza di buona parte dei rappresentanti di un pseudo-intellettualismo farlocco, ipocrita, interessato, cagione non-ultima dei tempi disgraziati che viviamo.

    Ma in realtà tu, nella tua ultima lettera, sfiori brillantemente un altro “problema” sostanziale, un problema “culturale” che affligge soprattutto Paesi meno liberi mentalmente, prigionieri di catene anche religiose secolari, proprio come la nostra Italia. E hai ragione anche in questo: noi siamo educati a credere che la “vita” sia l’unica alternativa possibile. Non è così! Non è vero e chi dice altrimenti è un falso, un ipocrita, un imbecille, un fanfarone… e passami un termine più moderno ma decisamente più adatto, un coglione che si nutre della sua stessa mediocrità.

    In realtà noi abbiamo circa tre opzioni: il vivere, il non-vivere (o l’esistere) e il morire. Tra queste tre è indubbio che la seconda opzione, il non-vivere limitandoci ad esistere, sia la peggiore e che sia il limbo nel quale sono sovente condannate a restare le persone buone e sensibili come te, perché da quando esiste un modello di mondo più organizzato, esso è sempre stato in mano ai furbi, agli arrivisti, ai mediocri, ai violenti, ai cazzari, ai falsi. Dio come odio i falsi! Immagino che questo tratto ci accomunasse, chissà!, magari pure tanti altri tratti nel carattere!

    Dopo il non-vivere, il vivere pienamente è, secondo me, l’opzione un po’ meno triste, specie se si è davvero in grado di viverla al meglio la nostra vita, sotto infiniti punti di vista (a volte, infatti, non bastano neppure i vantaggi economici per realizzare questo sogno e sono infiniti i figli di famiglie benestanti che sono arrivati alla tua stessa conclusione, hanno proceduto esattamente come hai proceduto tu!). Infine, c’é l’opzione morire. L’ho scritto tante volte e quindi non ho problemi a scriverlo neppure ora: per certi versi io non vedo l’ora di morire, ma per ragioni diverse dalle tue, per ragioni più “meditate”, perché sono assolutamente convinta che la nostra vita incarnata sia solo una “tappa” nel lungo percorso dello spirito, una tappa neppure tanto piacevole ma che a suo modo insegna.

    Ne deriva che quando riterrò di avere “appreso” abbastanza, che sia tra un anno o tra cento anni, spero bene di riuscire ad avere il tuo stesso coraggio o, per meglio scrivere, di fare come consigliava il filosofo Eco: “Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura”.

    Fuori dagli insegnamenti della pseudo-cultura oscena che ci educa ogni giorno, dobbiamo ricordare infatti che la morte è il nostro destino naturale, di tutti, e non vi è alcuno scandalo nel suo esistere. Lo scandalo è semmai nei comportamenti di quei personaggi che ci rappresentano e contro cui è diretto il tuo straordinario j’accuse. Rasserenati, però: essi non lo fanno per malizia ma perché sono alla stregua di quei busti di marmo classici privati di braccia a cui viene lanciata una palla con l’ordine: “Prendila!”. Come potrebbero afferrarla amputati come sono di quegli arti fondamentali? La stessa “amputazione” è del loro sentire, della loro coscienza, della loro anima mai cresciuta, mai formata, ma a che serve ricordarlo in questo commento sperduto tra i miliardi di commenti che ogni giorno fanno vivere la Rete?

    La tua lunga lettera fa intuire inoltre una qualche tua paura mentre ti accingevi a fare quell’ultimo passo, quasi come se quella nefasta “cultura” di cui sopra stesse in realtà avendo la meglio anche su di te. Io però ti immagino sereno, adesso, e ho pure certezza che non ti mancherà, presto, nuova occasione per una esistenza diversa dove potrai e saprai fare una differenza come hai sempre voluto, sempre sperato. Te lo auguro. E intanto consolati recuperando un filo di ironia virtuale: sempre meglio l’inferno satanico da morti di un paradiso renzista da vivi!

    Che l’eternità ti sia leggera. RB

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  2. Giampiero Utzeri // 9 February 2017 at 20:03 //

    Grazie Rina per aver condiviso e commentato, nel tuo blog,il testamento spirituale che ci ha lasciato Michele,esso avrebbe dovuto diventare un dibattito serio sulle tv italiane al pari delle uscite che ci tormentano ogni giorno sulla Raggi,e sulle quali il popolino si diverte a dire la sua in ogni dove,lasciando da parte i veri problemi che stazionano da decenni nei nostri figli,quale futuro si ha in una nazione che mostra l’opulenza ben visiva del divario economico di una politica e cortigiani, ladra/i e corrotta/i, che ingrassa lasciando dall’altra parte il niente neanche le briciole,a intere generazioni intelligentissime in grado di capire e di predire il loro futuro,come padre tremo al pensiero di avere 2 splendidi figli come Michele che meriterebbero una vita migliore di quella che fanno,essere onesti e bravi non paga in questa italietta tragicomica e questa e l’essenza dello scritto di Michele,ha dovuto compiere l’estremo gesto per essere ascoltato e far capire i problemi reali della sua generazione,spesse volte ho chiesto ai miei figli come avrebbero affrontato le avversita’ della vita…candidamente mi rispondono…speriamo che piu in la esista l’eutanasia.Ai benpensanti che pensano di capire cosa sia la vita,vada il mio piu’ affezionato Vaffanculo.
    PS Anche da parte dei miei figli.
    Grazie a te di nuovo Rina.e buon lavoro.

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  3. Caro Giampiero,
    È già la seconda volta che mi salvi in corner, sorprendendomi. Di fatto in coda a questo commento mi aspettavo solo due reazioni: 1) qualcuno che chiamava il telefono amico, 2) qualcuno che mi insultava. Naturalmente in entrambi i casi avevo pronte le mie risposte, ma per fortuna possiamo evitarle. Ed evidentemente il blog è adesso frequentato dagli spiriti che volevo lo frequentassero: questo mi fa molto piacere.

    Muovendo oltre, come forse sai non raccomando la presenza di minori sul mio sito. Non perché sia un sito vietato, o perché ci dedichiamo ai bagordi (che poi non c’é nulla che mi annoi di più dei bagordi!), ma perché voglio che sia un sito maturo dove in date occasioni con dati argomenti ci si possa esprimere in libertà. Non amo i salottini alla Sanremo dove bisogna comportarsi come scampoli vittoriani di facciata e non è questo il luogo virtuale che voglio per me. Voglio un luogo virtuale intellettualmente libero, liberato, onesto, come purtroppo sono io (farei carte false per essere diversamente, ah quanti likes in più!).

    Però, dato che hai menzionato i tuoi figli mi preme fare una considerazione molto importante: la mia infatti non era una apologia della morte precoce, assolutamente no! Penso inoltre che se ci siamo incarnati ci siano state ragioni importanti per farlo, ragioni che mentre siamo in vita la nostra anima comprende ma la nostra coscienza no. Prendiamo dunque la vita come una scuola che ci forma, che ci insegna, che ci migliora, che richiede sacrificio, viviamola! Finché si può. Facciamo del nostro meglio! Soprattutto quando siamo giovani. La storia del mondo è piena di piccoli Davide che hanno distrutto i Golia e oggi ricordiamo il loro esempio. Anche questo è importante.

    Il mio discorso di background stava a significare solo che l’opzione-morte è comunque una possibilità molto naturale che fa addirittura equazione con il nostro destino ultimo, sciocco chi la pensa altrimenti (in passato ci provò il potentissmo primo imperatore della Cina a cercare il segreto dell’immortalità, non andò bene neppure a lui!!). Del resto, da sarda sto scoprendo l’acqua calda con questi discorsi. Da noi l’eutanasia infatti è sempre stata incensata nel peggiore dei modi e praticata con applicazione. Naturalmente non sto parlando tanto delle storie delle accabadore, che pure esistevano, ma mi riferisco all’atavica pratica dei sardi antichi di uccidere i loro anziani, sovente mentre in preda a delirio allucinatorio, altre volte in maniere orrende e impossibili da immaginare per il nostro sentire moderno.

    Erano quegli antichi sardi anime immonde? No, piuttosto vivevano epoche difficili, dove se si era vecchi, malati, handicappati in qualsiasi modo e maniera non c’era l’Inps ma si diventava subito dei pesi per tutta la famiglia. Poi è venuto il cattolicesimo che ci ha insegnato che l’eutanasia era peccato: chi cazzo l’ha detto? Non mi risulta né che sia stato scritto nel Vangelo (che anche se l’avessero scritto sempre di cazzata si trattava!), né che l’abbia confermato intelletto degno. Probabilmente ha contribuito a creare questa sorta di assioma moraleggiante l’evolversi della nostra morale e questo non è un male in sé: se possiamo aiutare tutti non sarebbe meglio per chiunque? A prescindere?

    Il problema però è che viviamo un mondo dove i più – soprattutto quando hanno posizioni importanti – non sono interessati ad aiutare “tutti” ma solamente ad aiutare se stessi. Ne deriva che i ragazzi come Michele restano soli: in alcuni casi riescono a sfanculare comunque codesti marpioni, in altri casi soccombono. Ecco, quando soccombono meritano solo il nostro rispetto, più totale, e possibilmente meno interviste coglione in tv, prodotte da dati “esperti” che a posteriori sanno tutto ma che momenti prima se ne fottevano le balle, interessati molto più ad apparire da Vespa.

    E il problema è dato anche dal fatto che quando i Michele di questo mondo (che poi siamo tutti noi, proprio tutti, non importa il conto in banca!), decidono con ogni ragione di andarsene, diversamente dai paesi modello come la Svizzera, da noi sono costretti a morire da soli, sovente nel peggiore dei modi. Che dire di più? Meglio che mi taccia, va…

    Auguriamo a Michele di essere felice adesso e a noi di più: temo che ora come ora siamo noi ad averne più bisogno.

    Grazie per il tuo intervento e saluti in famiglia (ma non far vedere questi scritti ai tuoi figli che poi il vescovo mi scomunica e scomunica per scomunica io la voglio proprio come quella che ricevette Spinoza – vedi sotto – come ho già detto in altre occasioni non potrei accontentarmi di nulla di meno!!) Saludos RB

    ——————-

    “Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità […]. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; sia maledetto quando si corica e maledetto quando si alza; maledetto nell’uscire e maledetto nell’entrare. Possa il Signore mai piú perdonarlo; possano l’ira e la collera del Signore ardere, d’ora innanzi, quest’uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo; possa il Signore separarlo, per la sua malvagità, da tutte le tribú d’Israele, opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute nel Libro della Legge […]. Siete tutti ammoniti, che d’ora innanzi nessuno deve parlare con lui a voce, né comunicare con lui per iscritto; che nessuno deve prestargli servizio, né dormire sotto il suo stesso tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti [circa due metri], e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno”.

    ‘Azz!!!

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  4. Giampiero Utzeri // 10 February 2017 at 14:09 //

    Azz!!!! :-)))

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  5. Commento ulteriormente su questo tema. Dato che volevo scriverne (l’ho già fatto in passato e lo farò in futuro), tanto vale farlo sotto la bella lettera di Michele. Qualche mese fa mi colpì moltissimo un documentario americano di tema attinente che vidi su Youtube e che purtroppo adesso non riesco a rintracciare nel mare magnum dei video. Si trattava del resoconto filmato di una spedizione tra le tribù indigene dell’Amazzonia.

    Queste tribu sono attualmente protette dal governo brasiliano, avvicinarle è difficile ma qualche contatto viene stabilito con molta prudenza. Di questo lavoro mi colpì il fatto che il giornalista, freelancer, fece parlare questi indigeni e per me si aprì un mondo. Questi ragazzi perché di questo si trattava (l’aspettativa di vita nella foresta amazzonica è molto molto bassa), rivelarono questioni certamente mai raccontate dallo story-telling ufficiale a proposito della supposta invidiabile vita del cosiddetto buon-selvaggio di romantica memoria.

    In particolare, ad essere rivelata fu una pratica eutanasica praticata con determinazione. Di fatto, raggiunta l’età di trent’anni, in alcuni casi anche prima, questi uomini e donne di loro spontanea volontà prendono un potentissimo veleno e se ne vanno. Ascoltare la maniera matter-of-fact con cui raccontavano la questione mi ha senz’altro aiutato a capire ancora di più quanto le nostre ridicole fobie siano il risultato di fattore meramente culturale. E mi ha anche aiutato a capire quanto pesante deve essere la vita di questi indigeni, soli in balia della natura, altro che favole e miti!

    E poi mi sovviene il ricordo del mio vecchio parroco che era persona molto intelligente. Egli, alla maniera di data cristianità d’antan, sosteneva che un cristiano dovrebbe guardare al momento della morte come ad un momento di festa, perché era quello il momento in cui si ricongiungeva con il suo Dio. Che per Don Vinante, ne sono certa, questa predicazione era cosa vera e sentita, ma che dire della maggior parte dei membri della Chiesa? Non mi paiono tutti ansiosi di raggiungere il Creatore, specie coloro che al momento lo venerano da attico lussuoso, o mi sbaglio? Può darsi. Fortuna che a consolarci, ad indurci a continuare il nostro percorso sulle contrade di questa terra, restano queste “dolcissime” parole rivolte a Spinoza dai membri più “saggi” della sua comunità religiosa di appartenenza. E mi pare si sia detto tutto, almeno per ora. Sic!

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  6. Giampiero Utzeri // 11 February 2017 at 17:15 //

    Carissima Rina,devo ammettere che ricevere una scomunica Religiosa come quella decretata a Spinoza, e semplicemente dolcissima rispetto a quella di ricevere una scomunica come quella della Fornero insieme a quella della riforma del Lavoro.Noi vi condanniamo a non trovare lavoro e a essere licenziati per chi lo trova e a vivere nel terrore 24 ore al giorno senza uno spiraglio di lavoro e senza la sicurezza di una assistenza e altretanta pensione fino a quando non vi attaccherete a una comunissima fune…reperibile in ogni ferramenta.
    PS Questo e il messaggio subliminale e mica tanto velato della Politica Odierna.
    Che vomito.

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  7. Mi inchino: sei andato direttamente alla “causa”.
    Però lasciami aggiungere per correttezza che la Fornero ha dovuto fare solo lo sporco lavoro, le feci, insomma, dei politicanti he hanno distrutto il paese in mezzo secolo e adesso pretendono di riscoprirsi vergini. Vergognosi!

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  8. Giampiero Utzeri // 12 February 2017 at 00:19 //

    Soave melodia di una grande artista..per un inno alla vita,non posso non rimanere ammaliato dalle splendide note musicali , e non posso fare a meno di cullarmi nel pensiero che adesso Michele e gli altri come lui stiano godendo appieno di quella grande magia che e’ la musica.

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  9. La musica, un talento strarodinario di cui io sono totalmente sprovvista, così come sono sprovvista di qualsiasi altro talento, è uno di quei doni che dicono molto delle capacità neuronali di qualcuno. Basti pensare che solo i più grandi geni hanno composto musica classica e Mozart aveva uno dei più alti IQ in assoluto, di molto superiore a quello di Einstein. Vero è però che la musica è anche una di quelle attività che portano al burn-out cerebrale. Quanti sono i musicisti, specie moderni, che sono morti giovani o si sono suicidati? Tantissimi. L’ultimo in linea è George Michael, ma sono davvero in tanti. Il messaggio che trasmette questo status-quo è un poco come se noi non si possa metterci in contatto troppo audacemente con il miglior pensiero del Creato (specie usando droghe per raggiungere l’intento) senza venirne in qualche modo bruciati, senza pagarne lo scotto. Beethoven era anche sordo e questo la dice tutta.

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