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Best of Italy – La talentuosa arte aforistica di Ennio Flaiano. Aforismi scelti.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

flaiano.jpg“I grandi amori si annunciano in modo preciso. Appena la vedi dici: chi è questa stronza?”

“Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.”

“La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.”

“In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco.”

“Coraggio, il meglio è passato.”

“Lamenta la corruzione della vita romana, cita sdegnato qualche caso. Sì, d’accordo, è stato così per secoli e secoli, ma ora stiamo esagerando: vizio e putredine. Vien voglia di andarsene, ma dove? Facendosi triste: ‘Ah – conclude – potersi ritirare in campagna, soli, con un chilo di cocaina, lontani da queste sozzure’.”

“L’insuccesso mi ha dato alla testa.”

“Anime semplici abitano talora corpi complessi.”

“È un poeta così cattivo che sette città si rinfacciano il disonore di avergli dato i natali.”

“L’italiano è mosso da un bisogno sfrenato di ingiustizia.”

“– La ragazza mi piace. E’ bella, ricca, giovane, colta.
Nell’annuncio accennavate a un piccolo difetto fisico. Di che si tratta?
– E’ incinta. Oh, ma pochissimo.”

“Lei non può immaginare quanto io non sia irremovibile nelle mie idee.”

“La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.”

“Niente di più triste di un artista che dice: «Noi pittori» oppure: «Noi scrittori»; e sente la sua mediocrità protetta e confortata da tutte le altre mediocrità, che fanno numero, società, sindacato.”

“Il destino dei libri troppo chiari è quello di essere per me indecifrabili.”

“Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.”

“Decise di cambiar vita, di approfittare delle ore del mattino. Si levò alle sei, fece la doccia, si rase, si vestì, gustò la colazione, fumò un paio di sigarette, si mise al tavolo di lavoro e si svegliò a mezzogiorno”

“I secoli hanno lavorato per produrre questo individuo di stanche ambizioni, furbo e volubile, moralista e buon conoscitore del codice, amante dell’ordine e indisciplinato, gendarme e ladro secondo i casi. Nazionalista convinto, vi dice come si doveva vincere l’ultima guerra e a chi si potrebbe dichiarare la prossima. Evade il fisco ma nei cortei patriottici è quello che fiancheggia la bandiera e intima ai passanti: giù il cappello”

“Cara quando siamo a letto è inutile che mi chiami commendatore. Si, capisco l’abitudine, il rispetto, tutto quello che vuoi, ma dove va a finire l’intimità. Facciamo così, chiamami semplicemente dottore.”

E infine uno straordinario aforisma che pare pensato a posta per il renzismo:

“Anche il progresso, diventato vecchio e saggio, votò contro!”.

Chapeau!

 

Biografia 

Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972) è stato uno sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Specializzato in elzeviri, Flaiano scrisse per Oggi, Il Mondo, il Corriere della Sera e altre testate. Lavorò a lungo con Federico Fellini, con cui collaborò ampiamente ai soggetti e alle sceneggiature dei più celebri film del regista riminese, tra i quali La strada, La dolce vita e 8½.

Biografia
« La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia. »
(Ennio Flaiano, Un marziano a Roma)

Nato il 5 marzo del 1910, ultimo di sette figli, da Cetteo Flaiano (1859-1943) e Francesca Di Michele (1873-1938), il giovane Ennio passa un’infanzia di viaggi e spostamenti continui tra Pescara, Camerino, Senigallia, Fermo e Chieti, tra scuole e collegi. Nel 1922 arriva a Roma (viaggiando il 27 ottobre in treno, per fortuita coincidenza, in compagnia di fascisti della Marcia su Roma, più tardi ne racconterà gustosi aneddoti). Nella capitale compie gli studi secondari superiori nel Convitto nazionale fino al liceo artistico (diplomato nel 1929) e si iscrive alla Facoltà di architettura, senza però terminare gli studi universitari.

All’inizio degli anni trenta mentre divide una stanza in viale delle Milizie con il pittore Orfeo Tamburi, e collabora come scenografo con Anton Giulio Bragaglia, conosce Mario Pannunzio[2], Telesio Interlandi, Leo Longanesi e altre firme del giornalismo italiano, iniziando a collaborare alle riviste L’Italia Letteraria, Omnibus e Quadrivio. Dal 1933 al 1936, dopo un soggiorno a Pavia per frequentare la Scuola Ufficiali, partecipa alla Guerra d’Etiopia.

Tornato a Roma, nel 1939 inizia ad occuparsi di cinema, collaborando con il neonato settimanale Oggi per il quale scriverà per alcuni mesi recensioni in cui i giudizi sui film sono il pretesto per far emergere un «sotterraneo dissenso al regime[3]». Frequenta l’Antico Caffè Greco e le trattorie dove si incontra spesso con personaggi della vita letteraria e artistica romana quali Aldo Palazzeschi, Carlo Levi, Libero de Libero, Sandro Penna, Vitaliano Brancati, Vincenzo Cardarelli, ma anche Irving Penn, Orson Welles ecc. Nel 1940 sposa Rosetta Rota (1911-2003), insegnante di matematica nata a Vigevano, sorella di Nino Rota e zia di Giancarlo Rota.

Nel 1942 nasce la figlia Luisa, soprannominata Lelè, la quale all’età di otto mesi inizia a dare i primi segni di una gravissima forma di encefalopatia che comprometterà tragicamente la sua vita. Splendide pagine su questo drammatico evento si trovano ne La valigia delle Indie. All’inizio degli anni quaranta collabora anche a diversi altri giornali, come critico teatrale, recensore letterario e cinematografico (anche con pseudonimi come Patrizio Rossi, Ezio Bassetto o Ennio Di Michele[4]) come «Cine Illustrato”, “Cinema”, “Storia di ieri e di oggi”, “Mediterraneo”, “Documento” “Il Popolo di Roma”, “Italia”.

Ennio Flaiano stringe la mano ad Anita Ekberg, sotto lo sguardo di Federico Fellini, durante una pausa delle riprese della Dolce vita (1959)
Dal 1943 inizia a lavorare da sceneggiatore per il cinema. Al cinema lo legherà per sempre un rapporto di amore-odio. Nel 1945 è capocronista del quotidiano “Risorgimento liberale”, poi passa a “Il Secolo XX” (alcuni articoli li firma con lo pseudonimo Pickwick), ma scrive anche su “Star”, “Mercurio” (rivista appena fondata da Alba de Céspedes), “Domenica” e “Città” e “La città libera”.

Seguono le collaborazioni a “Cinelandia” (settimanale da lui fondato che dura cinque mesi del 1946), “Omnibus” (l’edizione diretta da Salvato Cappelli, successiva a quella ormai chiusa prima della guerra), “Film Rivista”, “Giornale di Sicilia”, quindi “L’Europeo”, “La Voce Repubblicana”, “Corriere di Milano”, “Bis” (rivista diretta da Giuseppe Marotta) ecc. Nel 1947 vince il primo Premio Strega con Tempo di uccidere, appassionato romanzo sulla sua esperienza in Etiopia, scritto in appena tre mesi dietro espressa richiesta di Leo Longanesi.

L’attività giornalistica a questo punto si concentra solo su “Il Mondo” di cui è caporedattore (fino al 1951). Tra il 1947 e il 1971 scrive alcune tra le più belle sceneggiature del cinema del dopoguerra, collaborando a film di registi quali Federico Fellini (10 film), Marcello Pagliero e Alessandro Blasetti (4 ciascuno), Luigi Zampa, Luciano Emmer e Gianni Franciolini (3 ciascuno), Romolo Marcellini, Alberto Lattuada, Camillo Mastrocinque, Mario Soldati, Mario Monicelli, Dino Risi e Gian Luigi Polidoro (2), ma anche Renato Castellani, Roberto Rossellini, William Wyler, Domenico Paolella, Michelangelo Antonioni, Antonio Pietrangeli, Eduardo De Filippo, Pietro Germi, Elio Petri ecc.

All’attività di giornalista si dedica con la rubrica “Diario notturno” (su “Il Mondo”, poi raccolta in volume da Bompiani, 1956), e con articoli sul Corriere della Sera, Tempo presente, L’Illustrazione Italiana, Corriere d’Informazione e l’Espresso, poi (dal 1964) con L’Europeo. Negli anni sessanta inizia un periodo di viaggi e relazioni internazionali[5], si reca in Spagna (dove collabora con il regista Luis Berlanga), a Parigi (dove scrive per Louis Malle un film poi non realizzato) e ad Amsterdam (per La ragazza in vetrina), a Zurigo (per incontrare la vedova di Thomas Mann, sul cui Tonio Kröger sta scrivendo un film) e a Hong Kong (per un film di Gian Luigi Polidoro), quindi negli Stati Uniti (per l’Oscar a 8½), di nuovo a Parigi (dove scrive una sceneggiatura tratta dalla Recherche di Proust per René Clément, film che non si riuscirà a fare), a Praga (dove incontra Miloš Forman) e in Israele (viaggio raccontato sulle pagine dell'”Europeo” nel 1967).

Altri progetti coinvolgono George Cukor, Rex Harrison, il Canada (per il film Le voyager, non realizzato), arriva persino a immaginarsi regista di un film americano che non riesce a fare[6]. All’inizio di marzo 1970 viene colpito da un primo infarto. “Tutto dovrà cambiare”, scrive tra i suoi appunti. Va a vivere da solo in un residence, portandosi pochissimi libri. Nello stesso tempo inizia a mettere ordine tra le sue carte, per dare alle stampe una versione organica della sua instancabile vena creativa: appunti sparsi su fogli di ogni tipo vengono lentamente catalogati. Ma gran parte di questo corpus di scritti è destinato a essere pubblicato postumo.

Il 5 novembre 1972 pubblica sul Corriere della Sera il suo ultimo articolo, a carattere autobiografico. Il 20 novembre dello stesso anno, mentre è in clinica per alcuni accertamenti, viene colpito da un secondo, questa volta fatale, infarto. La figlia Lelè morirà nel 1992. La moglie Rosetta è morta alla fine del 2003. La famiglia è riunita nel cimitero di Maccarese, vicino Roma.

Flaiano e Roma
Il nome di Flaiano è legato indissolubilmente a Roma, città amata e odiata. Testimone delle evoluzioni e degli stravolgimenti urbanistici, dei vizi e delle virtù dei cittadini romani, Flaiano ha saputo vivere la capitale in tutti i suoi aspetti, tra cantieri, locali della “dolce vita”, strade trafficate.

Ne La solitudine del satiro Flaiano ha lasciato numerosi passi riguardanti la sua Roma. In particolare va ricordato un lungo articolo (apparso su Il Mondo nel 1957) nel quale viene descritta la nascita del quartiere Talenti, nella zona nord-est di Roma, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente inghiottiva la campagna. Nella zona limitrofa (il quartiere Montesacro), Ennio Flaiano visse dal 1953 e qui una targa commemorativa (posta dalla Compagnia Teatrale LABit) ricorda il suo passaggio.

Sembra quasi confermare il difficile rapporto di Flaiano con Roma il fatto che la tomba dell’autore si trovi a Maccarese (Fiumicino), zona marittima alle porte della capitale, dove Flaiano visse diversi anni.

Letteratura
Fine ed ironico moralista, ma anche acre e tragico al tempo stesso, produsse opere narrative e varie prose tutte percorse da un’originale vena satirica ed un vivo senso del grottesco, attraverso cui vengono stigmatizzati gli aspetti paradossali della realtà contemporanea. Creava continuamente mottetti e aforismi, molti dei quali ancora di uso comune. Fu il primo vincitore del Premio Strega, nel 1947, con il suo più famoso romanzo, Tempo di uccidere.

Il poeta che compendia e riflette le contraddizioni, le inquietudini degli anni Cinquanta è Ennio Flaiano: un non-poeta, uno sceneggiatore, uno scrittore di epigrammi, di pseudo poesie, uno scrittore di non-romanzi, o meglio, di romanzi mancati, «ridanciano, drammatico, gaglioffo, plebeo e aristocratico» come egli ebbe a definire Il Morgante di Luigi Pulci. «Perché io scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche la domanda è insieme buffa e sconvolgente», scrive Flaiano, poeta lunatico, irriverente, un arcimboldo antidemagogico, antiprogressista, anti marxista e anti borghese, personalità assolutamente originale che non può essere archiviata in nessuna area e in nessuna appartenenza letteraria. Personaggio tipico della nuova civiltà borghese dei caffè, che folleggia tra l’erotismo, l’alienazione, la noia dell’improvviso benessere. Con le sue parole: «In questi ultimi tempi Roma si è dilatata, distorta, arricchita. Gli scandali vi scoppiano con la violenza dei temporali d’estate, la gente vive all’aperto, si annusa, si studia, invade le trattorie, i cinema, le strade…».

Finita la ricostruzione, ecco che il benessere del boom economico è già alle porte. Flaiano decide che è tempo di mandare in sordina la poesia degli anni Cinquanta, rifà il verso alla lirica che oscilla tra Sandro Penna e Montale. Prova allergia e repulsione verso ogni avanguardismo e verso la poesia adulta, impegnata, seriosa, elitaria. Ne La donna nell’armadio (1957) si trovano composizioni di straordinaria sensibilità e gusto epigrammatico con un quantum costante di intento derisorio verso la poesia da paesaggio e i quadretti posticci alla Sandro Penna, le punture di spillo alla poesia di De Libero.[7]

Teatro
Flaiano scrisse anche per il teatro:

La guerra spiegata ai poveri (prima del Teatro Tascabile presso il “Teatro Arlecchino” di Roma il 10 maggio 1946)
La donna nell’armadio (prima al Teatro Gobetti di Torino, per la regia di Luciano Lucignani il 24 maggio 1957)
Il caso Papaleo (prima al festival dei Due Mondi di Spoleto per la regia di Sandro Sequi il 9 giugno 1960)
Un marziano a Roma (prima al Teatro Lirico di Milano della compagnia Teatro popolare italiano fondata da Vittorio Gassman il 23 novembre 1960)
La conversazione continuamente interrotta (prima al Festival dei Due Mondi per la regia di Vittorio Caprioli il 2 giugno 1972)
Dal 1969 il Teatro Arlecchino, sito in via S. Stefano del Cacco a Roma, diventa in suo onore Teatro Flaiano.

Opere
Tempo di uccidere, Longanesi, Milano, 1947; Rizzoli, Milano, 1973; Mondadori, Milano, 1993; Torino, UTET, 2006
Diario notturno e altri scritti, Bompiani, Milano, 1956 (oltre a Diario notturno contiene: Supplemento a viaggi di Marco Polo, Sei racconti utili, La saggezza di Pickwick, Un marziano a Roma, Fine di un caso, Variazioni su un commendatore); Rizzoli, Milano, 1977; Diario notturno, Adelphi, Milano, 1994
Una e una notte, Bompiani, Milano, 1959 (insieme al racconto Adriano); Rizzoli, Milano, 1981; Adelphi, Milano, 2006
Traduzione di Romain Weingarten, Daisy Daisy desiderio, Feltrinelli, Milano, 1968.
Un marziano a Roma, in Diario notturno e altri scritti, Bompiani, Milano, 1956; poi Einaudi, Torino, 1960; Un marziano a Roma e altre farse, Torino, Einaudi, 1971; Rizzoli, Milano, 1975; Bompiano, Milano, 1998;
Il gioco e il massacro, Rizzoli, Milano, 1970; Bompiani, Milano, 1999; Adelphi, Milano, 2014
Presentazione de L’opera completa di Paolo Uccello, Rizzoli, Milano, 1971.
Le ombre bianche, Rizzoli, Milano, 1972; Bompiani, Milano, 1994; Adelphi, Milano, 2004
La solitudine del satiro, Rizzoli, Milano, 1973; Adelphi, Milano, 1996
Autobiografia del blu di Prussia, Rizzoli, Milano, 1974; Adelphi, Milano, 2003
Melampus, Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1974; con il titolo Melampo, Einaudi, Torino, 1978.
Diario degli errori, Rizzoli, Milano, 1976; Bompiani, Milano, 1995; Adelphi, Milano, 2002
Lettere d’amore al cinema, Rizzoli, Milano, 1978.
Un bel giorno di libertà, Rizzoli, Milano, 1979.
Un giorno a Bombay e altre note di viaggio, Rizzoli, Milano, 1980.
Il messia, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1982.
Lo spettatore addormentato, Rizzoli, Milano, 1983; Bompiani, Milano, 1996; Adelphi, Milano, 2010
Storie inedite per film mai fatti, Frassinelli, Milano, 1984. ISBN 88-7684-008-7.
Frasario essenziale. Per passare inosservati in società, Bompiani, Milano, 1986.
Lettere a Lilli e altri segni, Archinto, Milano, 1986. ISBN 88-7768-047-4.
Traduzione di Jules Laforgue, Amleto, ovvero Le conseguenze della pietà filiale, Libri Scheiwiller, Milano, 1987. ISBN 88-7644-064-X.
L’uovo di Marx. Epigrammi, satire, occasioni, Libri Scheiwiller, Milano, 1987. ISBN 88-7644-071-2.
Un film alla settimana. 55 critiche da «Cine illustrato» (1939-1940), Bulzoni, Roma, 1988.
Opere. Scritti postumi, Bompiani, Milano, 1988.
Progetto Proust. Una sceneggiatura per «La recherche du temps perdu», Bompiani, Milano, 1989. ISBN 88-452-1458-3.
Nuove lettere d’amore al cinema, Rizzoli, Milano, 1990. ISBN 88-17-66352-2.
Opere. 1947-1972, Bompiani, Milano, 1990. ISBN 88-452-1507-5.
Il cavastivale, Biblioteca del Vascello, Roma, 1993. ISBN 88-7227-516-4.
L’occhiale indiscreto, Bompiani, Milano, 1995. ISBN 88-452-2429-5.
Soltanto le parole. Lettere di e a Ennio Flaiano, 1933-1972, Bompiani, Milano, 1995. ISBN 88-452-2671-9.
La valigia delle Indie, Bompiani, Milano, 1996. ISBN 88-452-2770-7.
Ombre fatte a macchina, Bompiani, Milano, 1997. ISBN 88-452-2957-2.
Il bambino cattivo, Libri Scheiwiller, Milano, 1999. ISBN 88-7644-258-8.
Cristo torna sulla terra, Quaderni di Cartevive, Lugano, 2000.
La notte porta consiglio e altri racconti cinematografici, Bompiani, Milano, 2001. ISBN 88-452-4920-4.
Satira e vita: i disegni del fondo Flaiano della Biblioteca cantonale di Lugano, con cinquanta brevi testi di Ennio Flaiano, Pendragon, Bologna, 2002. ISBN 88-8342-163-9.
Scena all’aperto. Sceneggiatura inedita da una novella di Marino Moretti, CLUEB, Bologna, 2004. ISBN 88-491-2316-7
Lettere a Giuseppe Rosato (1967-1972). Con scritti su Flaiano e l’Abruzzo, Rocco Carabba, Lanciano, 2008.
Opere scelte, Adelphi, Milano, 2010. ISBN 978-88-459-2499-6. [contiene: Tempo di uccidere (1947), Diario notturno (1956), Una e una notte (1959), Un marziano a Roma (1960), Il gioco e il massacro (1970), Le ombre bianche (1972), La valigia delle Indie (1996), Diario degli errori (1977) e L’occhiale indiscreto (scelta di articoli non raccolti altrove)].

(tratta dalla pagina wikipedica italiana)

 

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