PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Independence Day: Resurgence (2016) di Roland Emmerich in 3D. Venti anni dopo… una meritata critica.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Nota Bene: Se non sei un appassionato di Sci-fi NON LEGGERE questa recensione perché non ti dirà niente. Se non sei uno capace di ragionare sulla linea crazy-geek NON LEGGERE questa recensione perché comunque non capiresti. E – SPOILER ALERT – se non hai già visto questo film ma vuoi vederlo NON LEGGERE questa recensione.
 
di Rina Brundu. Ok, l’ho scritto più volte: sono un’appassionata del genere sci-fi. Ma forse non ho mai scritto che uno dei miei cult movie di questo genere è il mitico Independence Day del 1996 diretto da Roland Emmerich. E sicuramente non ho mai scritto che in questi venti anni io quel film l’ho visto così tante volte (almeno una cinquantina) da averne imparato l’ho script – rigorosamente originale – a memoria (non è un modo di dire: è davvero così). Di più: ho passato gli ultimi venti anni a chiedere alle persone con cui in genere parlo di cinema: quando arriva Independence Day 2? Be’ Independence Day 2 non è mai arrivato, in compenso due giorni fa e venti anni dopo è arrivato qui a Dublino Independence Day: Resurgence sempre diretto da Roland Emmerich. L’ho appena visto, in versione 3D.

Che dire?? Be’ qui non posso scrivere troppe parolacce: quelle preferisco riservarle per i post di politica o di superstizione religiosa. Vero è inoltre che i blockbuster sci-fi e digitali sono una cosa seria e quindi bisogna dettagliare l’opinione, motivare la critica. Arrivando al sodo, a mio modo di vedere questa seconda produzione di Emmerich ha un unico ma fondamentale difetto: è solo una mal pensata celebrazione, venti anni dopo, del cult movie originale. Che sia una tal “celebrazione” si evince dal “richiamo” in scena di quasi tutti gli “invecchiati” attori protagonisti del primo episodio, ma soprattutto si evince dallo script impoverito che riprende troppi “call back” dall’originale, si evince da date scene che sono una riproposizione sputata di quelle del 1996, si sente nelle stesse musiche e jingles che formano la colonna sonora, finanche nelle stesse battute… and so on and so forth.

Non ne ho voglia di stare qui a fornire altro dettaglio ma la domanda che ho per i produttori è una sola: perchè? La questione diventa tanto più pregnante dato che questo secondo film non ha risparmiato effetti speciali spettacolari e di tanto in tanto qualche idea molto buona e promettente specie in vista di una possibile serie tv spin-off, è stata senz’altro buttata dentro. E allora, perchè? Perché? Perché? Perchè Emmerich ha voluto comunque imbarcarsi in questa nuova avventura francamente imbarazzante e che non rende alcun merito all’originale? Perché gli serviva la pecunia? Non mi convince. Al contrario, l’idea che questo secondo lavoro sia solo una malpensata “celebrazione” di una produzione che ha fatto epoca (pur con tutti i suoi demeriti), e che si risolva solo in una goliardica rimpatriata tra amici, non me la leverà più nessuno.

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Io a vedere “Independence Day: Resurgence“, in Dublino, 25 giugno 2016

Certo, mi sfiora anche il dubbio che la mia visione più… critica dipenda dal fatto che quei vent’anni sono passati pure per me… ma un fan dello sci-fi é un fan per tutta la vita (i.e. o il genere piace o non piace) e francamente non ho dovuto fare questi discorsi per i nuovi film della serie Star-Trek che, di converso, sono “cresciuti” nel tempo sia nella forma che nella sostanza. Il fatto è che forse dati film non dovrebbero mai avere un sequel: non è solo una  questione di rispetto per l’idea originale ma è soprattutto una questione di salvaguardiare i nostri sogni e i nostri ricordi di tanto tempo fa… di quell’epoca specialissima quando riuscivamo a guardare il mondo con gli occhi dei bambini e conservavamo ancora intatta la capacità di sognare.