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Dieci domande brevi sul senso della vita a Massimo Pittau

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

CAM00176In chiusura di questa straordinaria stagione del sito, ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualche domanda di quelle che normalmente “mi premono” al Prof Pittau. E così ho fatto. Qui di seguito pubblico le risposte ricevute e in calce qualche mia considerazione sulle stesse.

Enjoy!

 

Cos’é la vita?

Innanzi tutto interpreto che Lei intenda riferirsi alla “vita umana” e non a quella degli esseri viventi in generale. A mio parere, osservando dall’osservatorio assolutamente privilegiato che è la vecchiaia, la vita umana è costituita dall’essere partoriti con difficoltà, con dolore e col pericolo di non vivere o morire. Tanto è vero che il primo atto che effettua il neonato è il “piangere di dolore”.

Poi viene il “mangiare per crescere e sopravvivere”, che dura fino alla morte.

Poi viene il “dormire”, al quale l’uomo dedica circa un terzo della vita. E il dormire è di certo uno stato piacevole, mentre spiacevole è il non riuscire a dormire.

In realtà l’intera vita umana è mossa da un forte e continuo desiderio, quello del piacere, il quale assume forme molto differenti: il piacere del mangiare, quello del dormire, quello di svagarsi, quello di riposare, quello di esercitare gli otia dei Romani, la danza, la musica, la poesia, l’arte, la filosofia.

Radicale e fortissimo è il piacere che l’uomo, dalla adolescenza fino alla maturità, trae dall’attrattiva per l’altro sesso. L’attività sessuale ed amorosa è una attrattiva molto forte ed impegnativa nell’uomo, ma in realtà al suo fondo essa implica un “inganno radicale”, quello che spinge l’uomo a “generare” altri individui umani e cioè a far proseguire la razza umana. Nella sua attività sessuo-amorosa l’uomo è del tutto convinto di essere lui il protagonista e il padrone e dominatore totale dei suoi atti, mentre in effetti egli è guidato e “dominato” dalla legge della natura vivente, quella che comanda ed impone la legge della continuazione della specie.

D’altra parte l’attività sessuo-amorosa dell’uomo con la donna non è solamente un “incontro” dell’uno e dell’altra, ma è anche uno scontro, che va avanti con continue schermaglie e continui compromessi e infine con frequenti rotture dei partners. L’amore e l’odio che l’uomo e la donna traggono dal loro rapporto sessuo-amoroso è pure la causa più frequente degli omicidi che, purtroppo, come effetto della comune debolezza fisica, sociale ed economica della donna, si configura molto spesso come “feminicidio”.

Poi ci sono le numerose parentesi del comune tram-tram della vita, alcune ragionevoli e positive, come il lavoro, il miglioramento delle proprie condizioni di vita, altre irragionevoli e negative, come l’oziare, il mormorare, il malignare, il voler primeggiare a tutti i costi e con tutti i mezzi, il comandare e il dominare sugli altri…

Per la massima parte della sua vita l’uomo vive di “speranze”, molte delle quali non si realizzanno affatto. Nella vecchiaia invece egli vive di ricordi e di rimpianti. A meno che non decida di sperare e di continuare a lavorare comunque sia.

Cos’é stata la sua vita?

Per metà una riuscita, per metà un fallimento.

Come vorrebbe che fosse ricordato?

Come il primo linguista che ha risolto fondamentalmente la annosa questione della lingua etrusca, dimostrando che essa non è affatto un “mistero”, ma che molte cose della sua grammatica e del suo lessico si conoscono ormai in maniera certa. Se finora non c’è stato un riconoscimento da parte della maggioranza dei colleghi, ciò è dipeso dalla solita invidia e malevolenza rispetto agli “scopritori” ed agli “inventori”.

Ha qualche rimpianto?

Ovviamente sì, rispetto alla mia adolescenza e giovinezza. Vorrei ritornare indietro negli anni con l’intento di non commettere miei numerosi errori.

C’é qualcosa che avrebbe voluto fare ma non ha potuto?

Sì, il non aver potuto da adolescente studiare musica e suonare uno strumento come il pianoforte o come il violino. Quest’ultimo strumento ho tentato di impararlo da adulto e da solo, ma con risultati del tutto deludenti: ormai era tardi.

Qual è il suo ricordo più bello?

Quello della notizia di avere vinto una cattedra universitaria. La mia gioia fu immensa, dato che arrivai a vincerla sostenendo sforzi enormi e superando forti intralci da parte dei colleghi.

Cos’è la morte?

Mi sembra che l’abbia già definita Giacomo Leopardi: la morte è un sonno eterno, ma del tutto privo di sogni.

Ha paura della morte?

Non ho paura della morte, mentre ho paura del morire, cioè delle pene e dei dolori di una lunga e penosa agonia.

È meglio una vita lunga e produttiva o ci si stanca?

Con una vita lunga e produttiva non ci si stanca affatto. Il lavoro, se è quello desiderato ed ottenuto, è molto piacevole e per questo prolunga la vita.

Se fosse possibile dove vorrebbe rinascere e cosa le piacerebbe fare in un mondo che cambia così velocemente?

Se fosse possibile vorrei rinascere e poter lavorare in uno dei centri mondiali della ricerca astrofisica al fine di dedicarmi a fondo ai problemi della cosmologia, cioè ai problemi complessi ed affascinanti dello spazio e del tempo coi numerosi connessi. Con la mia almeno discreta capacità di approfondimento che mi sembra di possedere ancora, qualche scoperta l’avrei fatta pure io…

Sono molto grata al professore per queste risposte e anche per alcune informazioni su di lui che non sapevo. Lo ringrazio per la solita arguta franchezza con cui scrive, un tratto che considero sempre un dono. E così tenterò di fare anche io.

In realtà rispetto a ciò che scrive a proposito della “natura”della vita sono d’accordo solo quando dice che essa è in fondo anche un “inganno radicale” nei confronti dell’uomo. È la stessa mia idea che vuole la vita un concetto “sopravvalutato”. Purtroppo questo atteggiamento nei paesi latini lo dobbiamo molto a data obsoleta cultura cattolica molto lontana dai quei traguardi di libertà mentale con cui si osservano le “cose della vita” in altri luoghi e ad altre latitudini.

In altri punti della sua risposta la mia impressione è che il professore parli più di “esistere” che di “vivere”. Esistendo dobbiamo nutrirci, esistendo dobbiamo morire, esistendo dobbiamo riprodurci ed occuparci di tutte le querimonie che normalmente queste dinamiche portano seco. Io penso però che la vita, soprattutto la vita della nostra anima, della nostra essenza più vera sia altro. Ad un tempo la vita non è da confondersi con… le vite di chi considera una menzione d’onore “il mormorare, il malignare, il voler primeggiare a tutti i costi e con tutti i mezzi, il comandare e il dominare sugli altri…”, ma neppure di chi è espressione di tutte quelle peculiari virtù da Immacolata Concezione che a lungo andare stancano e sono sovente maschera perbenistica o mero riflesso di frustrazioni fondamentali tutte da spiegare.

No, la vita non sono quelle… vite, alla maniera con cui un uomo nella sua fisicità non è rappresentato da un signore che ha una gamba amputata o qualsiasi altro limbo mancante. Un uomo è definito fisicamente dall’avere due occhi, due braccia, due gambe, etc. Ecco, partendo da questo presupposto ritengo che anche la vita abbia una determinazione di fondo, uguale per ogni essere umano.

Nello specifico filosofico se così si può dire ritengo che la vita sia soprattutto coscienza di una identità che ha perduto momentaneamente memoria della sua essenza più vera per qualche motivo. Magari per imparare una nuova lezione, per raggiungere un qualche profondo obiettivo. Certo è che quella lezione deve essere davvero importante o quell’obiettivo parecchio pregnante per “giustificare” un percorso generalmente così difficile proprio come da descrizione del prof.

D’altro canto a volte è impossibile non concordare con Oriana Fallaci quando sosteneva: “L’amo con passione la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto complicato, molto faticoso, a volte doloroso”.

Moving on… penso anche che nelle altre risposte il professore sia stato troppo severo con se stesso in alcuni momenti, ma la severità come la critica deve iniziare sempre partendo da noi, da casa nosra, e questo suo modo di fare è quindi un bene. Per quanto mi riguarda, condivido il sogno di Massimo Pittau rispetto al percorso di formazione da intraprendere in una nuova vita, ma dovessi passare a più illuminata esistenza oggi, domani o tra cent’anni (orrenda prospettiva!), so già cosa dirò davanti all’eventuale algoritmo che mi chiederà conto dei miei “dealings” terreni. Risponderò proprio come Sheldon Cooper che quando messo davanti a situazione confusa che lui era riuscito soltanto a peggiorare, disse: “I did what I could…”. Ho fatto quel che ho potuto….

Si conservi bene professore e continui a lavorare al meglio, un abbraccio.

Rina Brundu

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2 Comments on Dieci domande brevi sul senso della vita a Massimo Pittau

  1. Andrea // 3 June 2016 at 00:28 //

    Mi è venuta voglia di pormi almeno le due prime domande rivolte a me stesso. Sarebbe interessante avere anche altre risposte e commenti al riguardo.

    Cos’é la vita?
    La vita non l’abbiamo chiesta, ce la siamo ritrovata tra i piedi. E ci chiediamo come passarla. E nel contatto con gli altri pian piano ce la costruiamo. La nostra vita è il frutto del nostro patrimonio genetico, del caso e delle culture con le quali ci siamo confrontati. Prima di tutto quella dei nostri genitori e poi quella delle persone e i testi con i quali ci siamo sentiti in sintonia, Una vita “felice” è quella dove la mente acquista nel tempo una consapevolezza e una comprensione intuitiva, ma logica e emotivamente coinvolgente di ciò che percepiamo come realtà esterna a noi. Questo si raggiunge con la gestione dei ricordi, la loro analisi che si rinnova nel tempo e li assesta ricordinandoli con una retta gestione della fisicità del nostro corpo.
    Purtroppo i dolori e le difficoltà materiali della vita possono rendere difficile se non impossibile questo percorso verso la luce e il raggiungimento di una vita pienamente e positivamente riuscita ossia in sintonia tra il mondo e il proprio io unito al corpo. In questo contesto è importante la gestione di due importanti funzioni sociali: la famiglia e il lavoro, ambivalenti in quanto possono aiutarci, ma anche agire negativamente, e non sempre abbiamo libertà di scelta.

    Cos’é stata la sua vita?

    Se fosse concesso ricominciarla credo che sceglierei di rifarla tale e quale a partire dei 25 anni. Non perché non abbia avuto momenti difficili o complessi da gestire, ma penso che una vita priva di difficoltà non possa esistere. Si tratta di trasformare il negativo in positivo, e mi sembra di non aver il diritto di lamemtarmi finora. Stranamente il ricordo meno gradito è quello che va dall’infanzia alla laurea, non perché non abbia avuto genitori splendidi o particolari difficoltà scolastiche o materiali o difficoltà di relazioni con amici o compagni. Non ho per questo sentimento nessuna spiegazione certa, solo ipotesi dove sono da escludere quelle di tipo esistenzi

    • Ciao Andrea,
      scusa per il ritardo con cui ti rispondo ma come sai in questi mesi il sito andrà a rilento per adeguarci all’afa.
      Il tuo commento è un raro commento altrui fatto sul sito con “un po’ di cuore in mano” piuttosto che per rappresentare formalmente il “pensiero”, e quindi per me vale molto e per lo stesso ti ringrazio.

      Ti stupirà scoprirlo ma in date filosofie moderne che io seguo molto da vicino (di sicuro le ascolto più degli insegnamenti provinciali stile dogma cattolico), si dice che siamo noi a scegliere la nostra vita, la tipologia di vita che meglio ci si addice, quella che ci permetterà di superare gli ostacoli e di imparare le lezioni che più ci servono.
      Se vista da questo punto di vista, ovvero come un passaggio, un tratto breve di strada che è nulla rispetto alle “autostrade” più grandi che percorriamo, la vita è cosa diversa e anche la prospettiva con cui affrontiamo i problemi pratici che pone dovrebbe essere diversa.

      Ne deriva che anche per questi motivi credo sia tanto più bello, come fai tu, guardarsi a ritroso e non avere rimpianti.

      A presto, un caro saluto,
      Rina

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