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Filosofia dell’anima: della saggezza (1).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Alphonse Legros - Head of an Old Man with a Wide - Brimmed Hat

di Rina Brundu. Cosa ci rende saggi? E cos’é la saggezza? C’era un tempo in cui la identificavo con l’età. Da bambina avevo conosciuto qualche vecchio saggio (o almeno così quello mi pareva), ma forse è stata soprattutto l’usata immagine dell’ottuagenario eremita ritiratosi a vivere sulla cima della montagna, protagonista nobile di infinite storie d’avventura, a condizionarmi in quella direzione. Nel tempo infatti mi sono convinta che è facile essere saggi quando si vive sulla cima di innevata montagna lontani dal mondo, da tutto e da tutti. Che poi oggi non c’é neppure tempo per scalare le montagne, vere o ideali che siano, e se l’anziano di cui sopra non si dota di computer collegato alla Rete a che può servire cotanta conoscenza??

Celio.Di fatto resto ancora convinta che la saggezza sia, in certi casi e in date situazioni, figlia del tempo, dell’esperienza e dunque dell’età. Ma l’età non è tutto. In verità sono pure pochi gli esempi di vera saggezza che considero davvero tali: le gesta di Salomone non mi impressionano e anche le vie del Buddha di recente non mi hanno convinto del tutto, men che meno mi hanno convinto i risultati dell’illuminazione ottenuta da colui dopo una notte trascorsa a raggiungere l’intento. Se dovessi raccontare due esempi, uno datato e  uno molto vicino a noi, di momenti che spiano saggezza questi tirerebbero in causa altri personaggi.

 

Da questo punto di vista, la figura “andata” che mi ispira maggior ammirazione è una volta di più quel Diogene di Sinope che cito sempre tra le pagine di questo blog. I momenti in cui Diogene mostra la sua saggezza sono infiniti: lo fa quando si ritira a vivere in una botte, quando si comporta alla stregua di un cane, quando va in giro con una lanterna in mano a cercare “l’’uomo”. Un uomo. Un uomo vero. Ma l’istante veramente straordinario è a mio avviso quello raccontato nella storia che riporta il suo incontro con Alessandro il Grande. “Cosa posso fare per te, Diogene?” domandò Alessandro. “Spostati perché mi togli il sole” rispose l’interrogto. Per quanto mi sforzi non riesco a trovare altro momento della nostra storia di esseri senzienti che in maniera più alta, più degna, dia conto di cosa sia l’essenza umana quando condotta a briglia sciolta. C’é tutto in quella espressione: c’é finanche una rivoluzione per i diritti civili migliaia di anni prima che la ponessero in atto gli hippy sessantottini.

 

Una storia di moderna saggezza (per quanto incredibile sembrerebbe che questa esista!), che mi ha colpito particolarmente è invece quella dell’imprenditore arrivato, uomo benestante, marito di donna bellissima che durante i vari boom finanziari degli anni passati decise di lasciare ogni possesso terreno per vivere da mendicante. Non era pazzo, tutt’altro! “Se cammini per le strade del mondo in Ferrari vai veloce ma non vedi quasi nulla” aveva risposto ai cronisti che increduli gli chiedevano di spiegare, “Io ho scelto di scendere da tale auto lussuosa e camminare a piedi”. Anche qui mi pare che le spiegazioni, le esegesi da metaconoscenza, non servano.

 

Eppure la domanda che segue non è ridondante: ma in entrambi i casi appena descritti si è  trattato di vera glor… pardon, di vera saggezza? Con l’evidenza che abbiamo sottomano al momento si può solo dire che nel caso di Diogene tutto ciò che possiamo fare e realizzare quanto le “perle riuscite” del nostro ingegno dialettico non sviliscano mai. Anzi, più il tempo passa più risplendono e in questo si mettono un miglio avanti a tutti i discorsi moralistici, canti, salmi, prodotti da qualsiasi religione venuta prima e dopo il periodo di maggior splendore intellettuale della Grecia classica.

 

Then again mi rendo perfettamente conto di non avere ancora risposto alle domande dell’incipit: cosa ci rende saggi? E cos’é la saggezza? Portate pazienza, temo che per arrivare a risposta certa occorrerà comunque scalare una qualche montagna e che si tratterà di lungo viaggio. Non importa se in cima non troveremo un vecchio raggrinzito e semicongelato… la segreta speranza è che si tratti di viaggio senza ritorno.

Filosofia dell’anima – Della Saggezza (2)

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