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Questo è un lavoro per Superman… pardon, per il Prof Pittau: giardini di Adone in Sicilia e/o Sardegna?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

375px-DC_Absolute_Superman_per_il_Domani.jpgRicevo per interposta persona la sottostante richiesta: non essendomi mai interessata troppo di tradizioni popolari sarde e rituali correlati la giro al professor Pittau confidando nel Suo aiuto, se può. Un grazie anticipato. RB

L’argomento della mia tesi è l’antico mito di Adone, e nella parte relativa alle feste e i rituali ci sono dei raffronti/connessioni con delle feste che si tenevano o si tengono ancora in alcune zone di Sicilia e Sardegna. L’elemento che collega queste celebrazioni alle antiche feste di Adone sono delle piantine che si piantano e si offrono poi, nei sepolcri per le festività pasquali, ma anche durante o poco prima la festa di San giovanni. Premesso che si tratta davvero di una curiosità, per poter approfondire, Lei ha notizia di simili usanze? In alcune zone si chiamano proprio Giardini di Adone.

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3 Comments on Questo è un lavoro per Superman… pardon, per il Prof Pittau: giardini di Adone in Sicilia e/o Sardegna?

  1. daniela manca // 1 April 2016 at 09:49 //

    Si parla forse di “su nenniri” la ciottola di semi che si prepara il mercoledì delle ceneri si fa germinare al buio e si porta all’altare per Pasqua? In Ogliastra si fa tuttora.

    • Grazie Daniela, mi pare che sia anche in linea con quando scritto dal professore la cui risposta pubblico qui sperando sia di aiuto a questa giovane studentessa.

      Grazie a tutti.
      RB

      —–

      io non ho mai approfondito l’argomento. Però ne parlo in due voci del mio Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda:

      erma «vaso o piatto pieno di chicchi di grano fatti germogliare per la celebrazione delle feste di san Giovanni e della Pasqua» [simile a quelli usati ad Atene per la festa di Ermes Aethonio (A. La Marmora, Voyage en Sardaigne, Paris-Turin 1839, I pg. 265) e alla maniera degli antichi “Giardini di Adone”] (senza etimo nel DES I 492); antichi toponimi sardi Hermáia nésos (= Isola di Molara) e Hermáion ákron (= Capo Marrargiu, Bosa; Tolomeo III 3, 11; 8, 5): probabilmente relitto sardiano o protosardo da confrontare – non derivare – col greco hérma «pietra, cippo, cippo con figura di Ermes», dio Hermẽs «Ermes», fiume Hérmos della Lidia (finora di origine ignota, ma probabilmente anatolici e lidî; GEW, DELG) e inoltre con la glossa latino-etrusca Ermius «agosto» = “mese consacrato ad Ermes” (TETC 836, OPSE 100, LISPR). Cfr. nènnere.

      nènnere, nénneru-a, nínniri «delicato, stentato, tardo, pigro-a» (aggett.); nínneri, nínniri «ninnolo, gingillo, regalo», (Bitti, Lodè) «giocattolo in genere» (sost.); nénneri, nénniri/e(s) «germoglio», «vaso di piantine di grano fatte germogliare per la celebrazione delle feste di san Giovanni e della Pasqua» (log., camp.) [simile a quelli usati ad Atene per la festa di Ermes Aethonio (cfr. A. La Marmora, Voyage en Sardaigne, Paris-Turin, 1839, I pg. 265) e alla maniera degli antichi “Giardini di Adone”] (siccome le piantine sono fatte germogliare al buio, sono bianche o giallastre e pure molto tenere per la mancata funzione clorofilliana); (Borore) semenare a nènnere «seminare molto fitto»; innénneru «fastidio, seccatura», innennériu «cosuccia, bagatella» (DitzLcs); probabilm. preromani per il DES II 162 (d’altronde assai dubbio), per me formazioni fonosimboliche o espressive, da confrontare – non derivare – con l’ital. ninnolo e con l’ital. ant. gnàgnera, gnègnera «capriccio, voglia», «voce cantilenante, lagnosa» (GDLI) (M.P.). Vedi nánnaru, occinénniri. Cfr. erma

      Massimo Pittau

      • Rito de Su Nennere e Sa Lanthia in Ogliastra.

        Alla fine ho chiesto anche a mia madre che mi ha cosi raccontato.

        Il giorno di Pasqua noi bambine portavamo in chiesa “su nennere” e “sa lanthia”.

        Su Nennere era formato da un piatto dove circa quindici giorni prima di Pasqua… veniva “stesa” della lana di pecora non lavorata, quindi venivano messi dei semi di mais, orzo o altri semi che ogni giorno venivano annacquati per far crescere le piantine. Il giorno di Pasqua questi “piatti” venivano addobbati con fiori vari, anche violette portate dal bosco e quando si era ottenuto un risultato esteticamente accettabile venivano portati in Chiesa dove restavano per tutto il periodo della festa.

        Insieme a Su Nennere c’era anche il rito de “Sa lanthia” (termine che non avevo mai sentito prima di oggi). Si trattava di un bicchere dentro il quale veniva versata acqua e olio… poi sull’orlo veniva messo un ferretto che attaversava il bicchiere in diagonale con un foro al centro. Da quel foro usciva una lucetta… Tutte queste luci venivano pure portate in chiesa e messe una accanto all’altra perche’ credo la tradizione volesse che non ci fosse altra luce prima della resurrezione.

        Credo si tratti di un altro esempio plastico dell’adattamento di riti datati alle necessità del rito cattolico.

        Rina Brundu

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