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Del poeta arabo ADONIS minimale a CHE TEMPO CHE FA: dal problema della marchetta editoriale all’impreparazione e scarsa vena “filosofica” di Fabio Fazio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Adonis, source Al Jadid

di Rina Brundu. Per certi versi sarei tentata di dar ragione al mio amico Elie Chalala, il quale gestisce la comunità di intellettuali musulmani Al Jadid negli Stati Uniti, e in tempi non sospetti, in un suo saggio pubblicato su questo sito e dedicato ad Adonis, il poeta arabo per eccellenza di questi tempi, ebbe a scrivere “Adonis Sings the Same Old Tune, Again and Again!” (nda Adonis canta ancora lo stesso vecchio ritornello). Quel pezzo era estremamente critico e non faceva mistero del fatto che dentro date correnti intellettuali musulmane, Adonis sia considerato scontato, vanitoso e uno che “enjoys the spotlight”.

Ripeto, se dovessi giudicare da ciò che abbiamo sentito questa sera in televisione, difficile dire che Elie e i suoi colleghi non abbiano ragione. L’intervento si è infatti risolto in un potpourri nozionistico elementare quando non puerile. In virtù dello stesso abbiamo dovuto sentire, come se già non lo sapessimo, che la poesia non può cambiare il mondo su un piano pratico, ma può esercitare una sua influenza solo nel rapporto tra l’Essere e l’Universo. Abbiamo dovuto sentire che la “morte è banale”, che “tutti muoiono e che il vero problema è vivere”. Dulcis in fundo, un Adonis lapalissiano ha sottolineato che la “cultura” fa parte della politica (avrà visto pure lui Benigni e gli altri Oscar italiani uscire da Palazzo Chigi?). Bontà sua, Fazio ha replicato che noi purtroppo non siamo abituati alla complessità… Domanda irriverente: ma se il conduttore sapeva già che avrebbe avuto problemi perché non ha delegato il compito di intervistare l’ospite alla Littizzetto?

Di fatto, l’unico motivo per cui si può scusare la “pochezza” dell’intervento di Adonis è proprio perché si trovava colà soprattutto per la solita marchetta editoriale non per un vero desiderio di discutere in maniera metodica di ISIS, non per farci conoscere la metà del cielo islamico allo scopo di guarire la nostra inguaribile ignoranza, non per istruirci, insomma. In seconda battuta, Adonis è scusato perché la vena filosofica faziana non ha brillato particolarmente nell’occasione ed il conduttore è riuscito a creare solo scampoli di discorso anche frustranti nella loro utilità. Tra le altre domande mancate mi sarebbe davvero piaciuto che quando Adonis ha detto che “L’ISIS rappresenta la fine dell’ISLAM”, Fazio avesse semplicemente chiesto: “Bene, cosa pensa che verrà dopo, allora?”.

Mi rendo conto però che sarebbe stata davvero troppa grazia, anche se il deleterio status-quo ha comunque fatto si che una occasione televisiva rara si sia di nuovo risolta in un nulla di fatto: chapeau! Che Fazio continui quindi a intervistare i suoi quattro amici al bar, a proporre risatine sciocche per tutto il tempo, come ha fatto poco dopo mentre intervistava Banfi, ma lasci stare il resto: a giudicare da quanto si è visto oggi è meglio, molto meglio!

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3 Comments on Del poeta arabo ADONIS minimale a CHE TEMPO CHE FA: dal problema della marchetta editoriale all’impreparazione e scarsa vena “filosofica” di Fabio Fazio.

  1. Buona settimana Rina! A dire il vero, ieri ho avuto anche io qualche perplessità. l’intervista mi è sembrata improvvisata, impacciata e sostanzialmente “marchettara”come dici tu. Non so niente di Adonis, ma condivido la tua opinione sull’ “occasione mancata”. Magari leggo il libro( mission accomplished) Da Fazio in questi ultimi tempi c’è di tutto e di più e, forse, di troppo… Contenitori. Quantità vs Qualità.

    • Ciao Ornella, buongiorno.

      Su Rosebud conosciamo molto bene Adonis perche’ Elie Chalala, che collabora dall’America, ci ha sempre tenuti aggiornati… con chicche tradotte direttamente dall’arabo anche se in inglese naturalmente.

      Penso che chiamare “intervista” quella di ieri sera sia veramente essere sconsiderati. Il problema credo è quello faziano di sempre: la convinzione che ogni argomento si possa affrontare con lo stesso metro elementare; è la relativizzazione culturale introdotta dai vari Benigni che vanno a cena con I governanti e si divertono a sputtanare Dante, o in pseudo-esegesi inneggianti al ridicolo quando non altamente diseducativo Dio biblico, etc etc….

      Non raccomando la lettura di quel testo.. non raccomando, salvo eccezioni, mai i testi presentati in TV: di norma sono marchette per gli amici, o amici editori degli amici. Stai serena che se un testo dice qualcosa di sostanziale, di diverso, lo sentirai per altre vie.

      Buona giornata, abbraccio.

      • Aggiungerei, perché é doveroso, che Adonis sembrerebbe avere adottato la politica italica dello stesso piede in due scarpe e quella furba che porta a non esporsi mai…
        Se anziché stare al gioco pseudo-impegnato faziano avesse profittato del pulpito per criticare in qualche modo data ufficialità musulmana e dire chiaramente con chi sta e quale azione sarebbe necessaria, a suo avviso, per risolvere in Siria e altrove…. avrebbe effettivamente fatto onore alla sua qualifica di poeta.

        Essere poeti non significa soltanto porsi in contatto con l’universo, ma significa soprattutto porsi in contatto col mondo per il maggior bene altrui, sovente a discapito del nostro. Le palle di Dante sono ancora oggi il suo tratto più esaltante, ancor più della sua datata Commedia!

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