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Elezione del Presidente della Repubblica: maratona e trionfo del “parlare”. L’autorevole e severa critica al giornalismo italiano di….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Joseph_Gurney_Cannon_cartoonMassimo Pittau. Oh la bellezza della lingua italiana, perché distingue perfettamente il “dire” dal “parlare”!
Nei 15 giorni precedenti l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica Italiana e anche in quelli immediatamente successivi nella televisione pubblica italiana e pure in quelle private c'è stata una lunga maratona di trasmissioni e di ascolto, la quale ha finito col configurarsi come un autentico e grandioso “trionfo del parlare”: politici, giornalisti, opinionisti, perpetui partecipanti alle innumerevoli rubriche televisive, non hanno fatto altro che parlare, parlare, parlare, ma molto spesso senza “dire” proprio nulla.

Molti di loro esprimevano i loro pareri come se stessero esponendo e rivelando le più elevate e più difficili verità di carattere politico, sociologico e pure metafisico. E alcuni dimostravano codesta loro convinzione anche elevando gli occhi al cielo, come se stessero svelando le verità sublimi ma nascoste nella mente della Divinità.

E poi facevano discorsi su discorsi, sempre complicati, complessi, difficili, attorcigliati, anche per esprimere fatti e concetti che pure appartengono alla comprensione del comune mortale. Sì, la politica è una cosa difficile, ma non è poi del tutto lontana dal comune pensare dell’uomo normale, se è vero – come è vero – che essa viene fatta ed attuata da comuni mortali, non da individui tutti geniali e tutti superdotati.

Ed invece i “parlatori” facevano intendere di conoscere certe cose che il comune mortale neppure immagina né immaginerà mai.

Stupisce poi che i conduttori delle rubriche di approfondimento insistano nel richiamare individui che nelle precedenti puntate hanno fatto autentiche figure barbine. Ed è stato pure rispolverato qualche politico di lunghissimo corso, il quale in realtà non aveva fatto altro che collezionare una lunga serie di figuracce.

E dopo, ad elezione effettuata del Presidente, quale spettacolo grandioso e commovente e quasi unanime, quello del tentativo di “salire sul carro del vincitore”! Quanto numerosi “parlatori” hanno presentato e continuano a presentare il nuovo Presidente quasi fosse un “Santo”: lodi, elogi, osanna a non finire! E sicuramente verranno subito fuori anche numerose “biografie agiografiche” del Presidente Santo.

In seguito però, alla prima semplice scivolata o anche semplice tentennamento del Santo Presidente, i medesimi “parlatori”, politici, giornalisti, opinionisti non faranno a meno di “cambiare musica”, adoperando però non più i violini, bensì i tromboni e le grancasse….

Un po’ di serietà, Signori, un po’ di moderazione! E trattenetevi alquanto e soprattutto siate coerenti!

Featured image, la retorica è l’arte del persuadere mediante i discorsi. Speaker Joseph Gurney Cannon, scanned cartoon from 1908. Cartoon by Clifford K. Berryman.
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16 Comments on Elezione del Presidente della Repubblica: maratona e trionfo del “parlare”. L’autorevole e severa critica al giornalismo italiano di….

  1. Caro professore, dirle che Lei è un grande è riduttivo, soprattutto in questa occasione. Commento qui perché non credevo ai miei occhi quando ho aperto l’ultimo file che mi ha mandato. Era proprio lo stesso argomento sul quale stavo scrivendo io in quel momento (https://rinabrundu.com/2015/02/03/sulle-elezioni-presidenziali-e-sullansia-da-prestazione-verso-il-potere-del-giornalismo-italiano-una-critica/)…

    Dirle che ha ragione da vendere sarebbe riduttivo e ridondante, mi riservo di commentare ulteriormente qua sotto, quando avrò un momento: senza dubbio questa volta si è sfiorato il ridicolo universale, se ne saranno accorti? Ne dubito.
    Un abbraccio.

    • Caro professore,
      come sa sono restia ad intervenire in calce per dar manforte all’autore di un pezzo (lo faccio solo raramente e se ho qualche motivo specifico per comportarmi così, per esempio quando voglio incoraggiare un autore giovane a scrivere). Ho sempre pensato che quando uno scrive un pezzo valido non c’é bisogno di commentare perché il pezzo si commenta da se, non c’é bisogno che il lettore si perda in lodi ridondanti, retoriche quando non ridicole. Di norma dunque intervengo sotto i pezzi pubblicati (i miei compresi), solamente per criticare…

      In questa particolare occasione però intervengo qua sotto per esprimerle tutta la mia ammirazione. Incondizionata. Ho ragione di credere che lei abbia scritto questo pezzo perché, come me, non ne potesse più, non ce la facesse più! Come darle torto quando si è assistito ad uno spettacolo indegno, finanche offensivo della dignità e di quella propensione verso la riservatezza che sembrerebbe avere questo presidente appena eletto.

      Di fatto non stavano omaggiando il presidente Mattarella… stavano omaggiando se stessi e i loro amici dell’esecutivo rampante che abbiamo la “fortuna” di avere, e dell’opposizione brillante…

      Fa tristezza vedere tante e tali risorse intellettuali di questa nazione che avrebbe altre necessità importanti, quotidianamente impegnate in simili riti di genuflessione spontanea, acritica, furba, avvilente del nostro essere e della minima dignita che vorrebbe conservare il nostro spirito.

      Come sa non ho un buon concetto dell’amicizia, nè di quella reale né di quella virtuale. Assimilo il concetto amicale a quello retorico, quando la retorica è strumento pensato per persuadere. Quando è strumento usato per mettere in primo piano l’esteriorità. Il vano nel mondo.

      A tutto ciò preferisco senz’altro il concetto di affinità elettiva che pertiene soprattutto all’anima e alla sua qualità. Alla sua sostanza. Ecco, a me stessa auguro di essere nel tempo degna di questa sua “sostanza”, di riuscire ad eguagliarla. A lei, anche in occasione del prossimo compleanno di venerdi (sono 94 quest’anno), di tenersi sempre così in forma nel corpo e nella mente perché di lei abbiamo bisogno per molto altro tempo ancora. Lo status-quo che lei ha così perfettamente descritto, docet!

      Un abbraccio
      Rina

    • Francamente in questo caso occorre dire… povere orecchie del popolo! Non la smettono, non la smettono con l’omaggio agiografico… speriamo che qualche notizia sensazionale li distragga… qualcosa ci sarà che si potrà fare per liberare i mezzi radio-televisivi. Rob de mat…. ormai siamo al ridicolo totale, non ci si arrrabbia neppure più! Sigh!
      Ciao

  2. Riccardo // 3 February 2015 at 18:33 //

    E’ una questione semantico-grammaticale, alle solite parole di inizio legislatura sentiamo sempre dire “Faremo”. Alla fine di ogni anno il capo dello Stato fa il suo discorso, quello del governo ricicla le dichiarazioni di sei mesi in occasione del decreto del fare, con l’enfasi di un brindisi. Vorrei un governo che a fine anno dica “Abbiamo fatto” e, senza dover essere smentito, ci faccia un bell’elenco.
    Forse pretendere di essere governati da persone competenti e responsabili, che blaterino meno e ci tirino fuori dai guai è come chiedere la loro rovina. Forse è proprio nel loro blaterare o se vogliamo nel loro cianciare a vuoto, nella produzione incessante di promesse su mirabolanti piani, programmi, progetti, meritori propositi e solenni impegni, che naturalmente resteranno lettera morta, costoro trovano l’essenza stessa del loro essere, la ragione prima delle loro carriere e forse anche della loro esistenza in vita.
    Il “Non fare” contrapposto al “Fare” è la loro ragione di vita.

    “Se sentite parlare di metonimia, metafora, allegoria e altri termini simili della grammatica, non sembra forse che ci si riferisca a qualche forma di linguaggio raro e peregrino? Sono termini che riguardano le ciance della vostra cameriera”
    Michel de Montaigne, Saggi, I, 51.

    • Solo un inciso Riccardo.

      L’aforisma di de Montaigne non ha senso dato che la retorica alta è senz’altro tecnicalità di interazione mentre la retorica bassa fa equazione con l’artificio quindi anche con le ciance della cameriera, sebbene oserei dire che si addica meglio a “cameriere” (giornalistiche?) di alto profilo.

      Anche per dire che de Montaigne è molto lontano dalla qualità intellettuale-aforistica di Oscar Wilde. E dalla sua genialità.

      • Riccardo // 4 February 2015 at 00:05 //

        “Spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e sono così intelligente che a volte non capisco nemmeno una parola di quello che dico” Ecco citando Oscar Wilde, nemmeno io ho ben capito perché da un aforisma che voleva essere una semplice metafora riferendosi alle ciance delle cameriere/ri, che nel vernacolo toscano vogliono significare le chiacchiere futili e vane, si sia finiti ad usare tutte quelle parolone. Ma come, diciamo tanto dei politici che parlano il loro politichese e poi spacchiamo il capello su un aforisma se sia calzante o meno?

  3. Non sembrano neppure veri i discorsi che stanno facendo in questo momento nel salotto di Ballarò. La Ravetta (o Ravetto?) è a metà strada tra il metagiornalismo, la metadialettica e la poesia… CHE QUALCUNO LI FERMI!

    Pazzesco e divertente ad un tempo.

    Ora la parola passa a Vendola… che sta facendo un’apologia del lessico materialliano. Parla di lessico biblico… gli manca solo di citare i testi indiani e ci siamo. Ne profitto per cenare aborrendo, come lo stesso Vendola, questa “semplicità comunicazionale”….

    Bei tempi quando a romperci le palle dialetticamente era solo l’azzecagarbugli di manzoniana memoria! Jesus Christ!

  4. Tra tutta questa gente occorre cercare quella che conta. Tra chi non fa niente perché non può fare , circola solo chiacchiera e chi conta si confonde e sta zitta. Ora, invece, il neo Presidente, anziché la retorica, solleticando sopiti sentimenti di unità nazionale, sciorina il suo “carnet de doleance” come fa il Re ai suoi ministri. Chi sono i suoi ministri, chi tra loro, è capace? Ma sono i ministri e i parlamentari e i delegati gli interlocutori?
    Non credo che siano loro, ma ognuno di noi che siamo i destinatari di qualcuna delle n proposizioni che ha enunciato. Domattina le conterò e cercherò di capire se in qualcuna mi sento impegnato non perché destinatario di uno dei milioni di diritti che hanno inflazionato la nostra legislazione ma per qualche dovere omesso o condotto con scarsa efficienza.
    Succederà che chi così velocemente è salito sul carro, presto scenderà perché vi sta scomodo.
    Quanto alle figure retoriche è bene non disprezzarle. Da Dante ai nostri migliori vignettisti il loro uso non è sostituibile per esprimere chiaramente un concetto: come la similitudine per mettere in risalto la peculiarità di un concetto rispetto ad un altro, oppure l’endiadi, formata da una cosa considerata come separata da un’altra identica. Nel caso specifico il popolo italiano, rispetto al popolo e agli italiani. Sinora, noi cittadini, ci sentiamo italiani ma ancora non siamo un popolo.

    • Certo signor Pietro la retorica è arte grande, nobile, difficile, usata al meglio da Dante da Shakespeare… ma c’é un altro tipo di retorica e credo sia quella che dispiace. Senza parlare del mal d’orecchie… plebeo… ma fa male lo stesso.

      • … certo che dispiace. Ma è la parola plebeo che non quadra. Il plebeo sparì dalla politica già dalla fine delle guerre servili, quando i cittadini romani iniziarono a distinguersi per il censo e non più per questioni nobiliari. Quindi, completando il mio ragionamento, la retorica che vuol cacciare dal popolo il “patrizio” non ha più senso, perchè gli uni e gli altri non esistono più. Nei tempi contingenti le opportunità sono uguali per tutti (non i diritti) e chi è ignorante può raccogliere solo ciò che la solidarietà umana gli concede (scrivo ignorante volontario tra i quali non vanno inclusi i poveri e gli umili). Evidentemente la nostra Costituzione ha bisogno di una cura drastica.

  5. Vorrei significare che l’attuale Presidente della Repubblica non è figlio di De Mita, ma come De Mita nasce in DC nella corrente di cattocomunisti fondata da tale Giuseppe Dossetti, in contrapposizione alla corrente di don Sturzo alla quale aderiva De Gaspari. In famiglia ci sono sempre le pecore nere che più nere non si può! Appartengo alla categoria di italiani che, come Montanelli, hanno votato DC turandosi il naso.

    • Signor Pietro temo di dover stare con Salvo su questa cosa (mi sarei aspettato solo che Salvo, da siciliano, difendesse con le unghie e coi denti il suo presidente, invece Salvo fa una critica – anche severa – il che depone a gran merito di Salvo). È innegabile che questo presidente sia “figlio” e allievo di De Mita non a caso abbiamo dovuto sorbirci tutte le interviste a quel vecchio capo DC che ammoniva sul come il passato stesse “ingalzando”. Da brividi se pensiamo a tutte le malefatte della DC in Sicilia.

      Ma questo è ciò che passa il renzismo e lo dobbiamo subire. Detto questo, non ho concordato con il modus renzistico di elezione, supponente, borioso, autoreferenziale etc etc… ma ritengo che il presidente Mattarella (e da lui me lo aspetto essendo anche un giudice, dunque uno per cui la saggezza non dovrebbe essere solo un’opzione trendy) non sia persona sciocca e quando sarà necessario sarà in grado di tenere a freno il renzismo. È un suo dovere farlo. Diamogli il tempo necessario, non lo si può condannare prima del peccato solo perché lo sponsor non è dei più degni.

  6. Sinceramente mi fa un po’ specie che il 94enne (auguri) Pittau dedichi un po’ del suo tempo, che vorremmo devoluto alla interpretazione, se non spiegazione, di toponimi oscuri che giungono a noi da tempi siderali, per precipitarsi verso le umane miserie del contingente. Il contingente è oggi rappresentato dalla vuota politica e dal parlare senza riflettere, che conturba lo spettatore dei talkshow televisivi. L’età a volte gioca però brutti scherzi, e non ci si ricorda allora più, di quanta icastica vuotezza ci fosse nell’espressione “convergenze parallele” coniata da un democristiano di cinquant’anni fa: Aldone Moro. Già Moro, quello stesso doroteo per la cui corrente un maturo docente della scuola venne candidato nei primi anni Settanta in un’isola del Mediterraneo alle Regionali…e che finì per insegnare per anni all’Università a partire da quegli anni. A chi alludo? Ma a Mattarella, EVIDENTEMENTE, se non si era capito. Il quale ultimo colla ricca bibliografia di un solo testo (cercate su ISBN e MAI), di sole presentazioni di saggi di altri, finì per fare carriera, associato e poi prima fascia. Per virtù di quali meriti? Beh basta riprendersi wiki:

    È stato sposato con Marisa Chiazzese, morta il 1º marzo 2012, figlia dell’ex rettore dell’università di Palermo, e docente di diritto romano, Lauro.

    Beh in Sardegna le cose sono andate MOLTO diversamente. Un certo Max Leopold Wagner, tedesco e pure gay, venne estromesso dall’Università nazionale, perché il titolo per insegnare sardistica, dovette andare ai sardissimi M.T. Atzori e A. Sanna. Un curioso si chiederà: non è che fossero democristiani costoro? Ma vah, ma vah.
    Prof. Pittau Lei che ne sa, ci conforti Lei, che non è mai stato democristiano ( o mi sbaglio?): per fare carriera in Sardegna bisogna mica legarsi ai preti? Oppure bisogna che chiediamo a Paolo Maninchedda?

    Grazie

  7. Beh Alberto… le dirò chiaro e tondo che a me non piace il modo con cui si rivolge al professore, né rispetto all’età che il professore ha e che comanda rispetto in se, né rispetto ai meriti che il professore ha.

    Tantomeno ritengo che sia lei a dover dirimere sulle questioni di cui il professore dovrebbe occuparsi.

    Questo è un sito che si occupa di tematiche di attualità e chiede a tutti i suoi partecipanti di esprimersi su quei temi, indipendentemente dalla loro professione o dai loro studi… perché non siamo “bruti” come direbbe Dante…

    Inoltre, su questo sito si può non essere d’accordo e possono non piacerci i rappresentanti delle istituzioni, nel qual caso critichiamo, ma sempre portando il rispetto che tutti noi chiediamo per noi stessi. Soprattutto nel caso di un presidente che rappresenta un popolo…

    Infine la sua espressione “ERA PURE GAY” a me non piace affatto: c’é forse qualcosa di male?

    Vengo dal bannare uno user non adatto al sito.. meglio non aggiungere altro perché l’azione contrasta con la mia indubbia contrarietà alla censura.

    Solo che su questo sito prima di tutto e di ogni “cultura” si pretende il rispetto. Ho già dato in material di trolls e ho chiuso…

    Cordialità,

    RB

  8. Gentile Rita Brundu,

    Lei è (oltre che scrittrice) anche giornalista. Il giornalismo d’inchiesta in questi anni ci ha spesso rivelato quanti motivi onomastici (cioè parentele originarie o acquisite) ci siano dietro a fulminee carriere universitarie, e non una solida preparazione o una ricca bibliografia, che giustificherebbero in qualche modo la prescelta di detto candidato a spese di altri (e non quindi a “a loro danno”). Che la carriera del democristiano Mattarella sia da mettere sotto analisi, perché non scelto da mano divina, ma da mille decaduti parlamentari che però agiscono in mancanza d’altro (per default), lo dice l’intelligenza. Certo a leggere i santini dei giornali (di regime) della settimana parrebbe lo spirito sceso sulla terra. In verità egli assomma due connotati contro cui dagli anni della I repubblica ci si batte: il parentelismo e l’ “entraturismo” politico. Il mio intervento era comunque volto a sollecitare (con tono che Le appare insolente, ma è invece al medesimo tempo ironico e arrabbiato) una testimonianza del Prof. Pittau, che ebbe una fitta corrispondenza col grande studioso Max Leopod Wagner (che un giorno vorremmo vedere pubblicata). Non amorosa, si tranquillizzi, ma di riflessioni sul sardo. Negli anni Cinquanta ci fu un “concorso” nel quale i due studiosi nostrani M.Teresa Atzori e Antonio Sanna vinsero il titolo per insegnare linguistica sarda nelle due università sarde. Chi selezionò loro, davvero non fece un torto allo studioso Wagner? Diciamo pure di sì: perché i due oggi sono raramente citati, l’Atzori ha spesso scritto delle corbellerie, però costoro portarono il pane a casa, Wagner che una vita, un vocabolario, una grammatica, diede per il sardo e molto poteva ancora dare, se ne dovette andare in Portoglallo e poi negli Usa, dove morì. Insomma così come leggiamo di certi nostri intellettuali che furono fascisti (rimangono ancora vivi Scalfari e Dario Fo) e per questo nutriamo qualche sospetto, vorremmo credere che certe figure che noi linguisti vediamo tutti i giorni e leggiamo, siano ascese solo per meriti conclamati (specchiatamente) e non per essersi legate-pena un ostacolo alla loro carriera- a qualche correntone politico. Beninteso se il Pittau, largo di ricordi giovanili, è così disponibile a rivelarci quale fosse il potere della DC negli anni Cinquanta e successivi…

    • Gentile signor Alberto,
      prima di tutto mi chiamo Rina come sa, ma soprattutto io non sono una giornalista, almeno non nel senso tradizionale (non sono iscritta all’ODG e non intendo farlo vita natural durante, specialmente perché ritengo che giornalisti si nasce non si diventa), e non sono neppure una scrittrice, al massimo sono uno spirito che scrive e che dovrebbe farlo meglio.

      Detto questo non intendo entrare oggi nel merito di queste cose, tutto ciò che mi preme precisare – perché sono battaglie che porto avanti da anni, avendone pagato lo scotto sulla pelle – é che sul sito si usa il rispetto, per tutti quanti, e in particolare per chi ha un’età per la quale quel rispetto si comanda in automatico. Se ci ha seguito vedrà che io mi comporto così con tutti e principalmente con me stessa, di fatto non esito a censurarmi o a scusarmi quando necessario.

      Sul resto lei si assume ogni responsabilità di quello che scrive e se il prof Pittau vuole risponderle sarò lieta di pubblicare il suo riscontro… So bene della corrispondenza con Wagner, il prof ci ha raccontato anche delle curiosità in merito che sono ospitate proprio su questo sito… e di certo – quell’incontro di intelletti – non lo si è pensato mai nei termini che lei sottintende.

      Aggiungo invece in merito al suo “tranquilla” che io sono tranquillissima. Le assicuro che per me gli amori tra uomini hanno la stessa identica dignità di quelli tra eteressessuali e tra esseri di qualsiasi specie.. e mai mi è sorto il dubbio di doverla pensare altrimenti. Non amo i cogitamenti da bar.

      Cordiali saluti
      RB

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