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Se la classe politica dà l’esempio e diventa l’unico baluardo della libertà di stampa. Sulla marcia di Parigi e sulla diatriba interna dei giornalisti Al Jazeera.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

320px-Voltaire_dictionarydi Rina Brundu. “Difendere la libertà di espressione di fronte all'oppressione è una cosa; insistere sul diritto di essere riprovevole e offensivo solo perché si può è infantile. Punzecchiare gli estremisti non è atto coraggioso quando il mondo con cui lo si fa é modalità che offende milioni di persone moderate. All'interno di un clima dove la risposta violenta – che è illegittima - è un rischio reale, prendere prese di posizione testarde su un principio che nessuno contesta è inutile”.

Quella appena riportata è la chiusura dell’ormai funesta email agli “impiegati” giornalisti, del direttore e produttore del canale in lingua inglese Al Jazeera, Salah-Aldeen Khadr. Un’email per sua sfortuna circolata esternamente e che ha scatenato una forta diatriba tra i suoi “dipendenti” arabi e quelli europei. NON SONO CHARLIE è il pericolosissimo messaggio che (mostrando notevole confusione nella personale interpretazione del concetto di libertà di stampa), ha cercato di far passare il direttore: insomma, la libertà di stampa verrebbe dopo il rispetto di questo o quell’altro dogma religioso. Il mito e il rito prima del diritto civile.

Francamente – per mero rispetto del retaggio culturale – non posso biasimarlo troppo, ad un tempo però che nessuno, da oggi in poi, venga a dirmi che Al Jazeera è network libero o che sia canale che esprime, nelle nostre lingue indoeuropee, un modello condivisio di giornalismo. Questo non può essere! D’altro canto se la posizione del direttore Salah-Aldeen Khadr si può “giustificare”, continuano a sorprendere le posizioni di numerosi giornalisti, fumettisti, opinionisti – anche nostrani – che fanno passare messaggi davvero preoccupanti per la stessa sopravvivenza della libertà di stampa e dei nostri basilari diritti di esseri liberi.

É paradossale ma questo straordinario atto terroristico che rimarrà nella memoria privata e condivisa e nei libri di storia dei posteri, ha visto la classe politica (basti pensare all’odierna marcia di Parigi e a come i rappresentanti dei popoli europei abbiano marciato compatti insieme) fare miglior figura dei giornalisti e dei rappresentanti della cosiddetta stampa libera, diventare quasi un baluardo invalicabile contro chi minaccia i nostri diritti e le nostre libertà fondamentali; apparentemente mai dimenticando che se noi oggi siamo Charlie, ieri, oggi, domani, noi eravamo, siamo e saremo sempre Giordano Bruno e Voltaire! Senza se e senza ma.

Chapeau!

Feature image, Voltaire at 70; engraving from 1843 edition of his Philosophical Dictionary
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4 Comments on Se la classe politica dà l’esempio e diventa l’unico baluardo della libertà di stampa. Sulla marcia di Parigi e sulla diatriba interna dei giornalisti Al Jazeera.

  1. Sono molto d’accordo con il tuo post e speriamo che la sensibilità dei politici dia i suoi frutti. Ma Voltaire e Bruno discutendo con Cartesio mi hanno introdotto nel mio computer marca Cervello una riflessione che mi ha turbato molto. Eccola:
    Parigi 2015

    E’ un pensiero mostruoso ma il pensiero degli assassini imbecilli mi perseguita, e purtroppo se fossero intelligenti e pratici dell’arte contemporanea con le sue performance che trascurano spesso l’estetica e dintorni, li vedrei trionfanti alle porte del paradiso di Allah. Vedo nell’attesa il fratello maggiore che dice: “guarda che performance favolosa che abbiamo prodotto: primo tempo: la macelleria; secondo tempo: il lutto con primi attori i massimi: governanti del mondo ricco e potente. Che dici la nostra performance ha nel negativo la terribilità della Cappella Sistina?” Non finisce la frase che la porta del Paradiso di Allah si apre e esce Maometto ( il San Pietro di Geova).: “Allah è furioso, non avete capito niente, e non avendo un maggiordomo del Male come il suo gemello Geova si è visto costretto a chiedergli in prestito Lucifero per sprofondarvi nell’inferno Cristiano”.
    Mi sono venute queste idee da tragedia greca per la perplessità della manifestazione di Parigi: ci voleva certo una reazione, ma una manifestazione che ha implicato un lavoro complesso, costoso, con importanti problemi di sicurezza sembra quasi un vittoria di spiriti volti al male. Avevo immaginato una tiratura in arabo di Charlie Hebdo con divertenti vignette che mettessero in evidenza l’imbecillità e l’inutilità dell’azione senza rispetto della vita e contraria allo spirito del Corano da tirare a qualche milione di esemplari da spargere con droni sul territorio dell’Isis invece delle bombe. Non credo sarebbe costata di più. Tutto ciò un’altra performance e un sogno di un ignorante di politica, di religioni. e del loro galateo.

    • Di norma sono contraria a questa tipologia di cortei ma, differentemente dagli altri, ho percepito un convincimento sincero nei nostri rappresentanti. Questa marcia s’aveva da fare affinché diventasse simbolo. Noi infatti abbiamo bisogno di simboli che ci guidino… l’importante è che non diventino religioni che non si discutono. Questo è il problema.

      Questa distinzione semantica e filosofica – a volte sofisticata – io mi aspetto venga compresa dai professionisti della carta stampata: non siamo al bar dove ognuno dice la sua!

      Noi siamo Charlie, anche quando non siamo d’accordo con Charlie, ma esserlo è fondamentale: meglio morire che vivere una vita inginocchiata davanti a un qualsiasi altare.

      Su questo non ci sono dubbi! Noi siamo uomini e donne e dobbiamo essere degni dei tanti grandi che ci hanno preceduto e hanno dato la vita per la nostra libertà!

      In questa terra non in cielo!

  2. Credo che di una cosa dobbiamo augurarci da questa grande manifestazione. Che accresca in tutti la consapevolezza che si può agire come Dio vuole ma mai in suo nome.

  3. Dopo aver visto alla TV la manifestazione ne ho percepito la commovente grandiosità e rinforzata la convinzione che si doveva fare. Ma nel mio precedente post ho provato a pensare alle reazioni dei criminali come se fossero intelligenti e colti.

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