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Fenomenologia del renzismo: terza parte. O della tentazione populistica e dell’ottavo Re di Roma a “Porta a Porta”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

Rina Brundu

Beppe Grillo ha paragonato Matteo Renzi a quell’Achille Lauro che regalò una scarpa ai futuri elettori con la promessa di donar loro anche l’altra qualora l’avessero fatto sindaco di Napoli. Il leader del MoVimento ha pure dichiarato che mentre Lauro una scarpa l’ha sicuramente sganciata, degli 80 euro promessi in busta paga dal Presidente del Consiglio non v’è certezza… e comunque arriveranno a destinazione solo dopo le elezioni europee. Il Financial Times bacchetta la svolta populistica del renzismo a suo modo: fa notare come le iniziative nazional-popolari non favoriranno la ripresa che necessiterebbe invece di un maggior sostegno alle imprese….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

 

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info@ipaziabooks.com

12 Comments on Fenomenologia del renzismo: terza parte. O della tentazione populistica e dell’ottavo Re di Roma a “Porta a Porta”.

  1. Le critiche sono forse troppo orientate sulla inusuale forma di comunicazione di Renzi. Ma deve convincere non solo il suo elettorato ma almeno parte dell’elettorato concorrente. E cosa dice il suo maestro tuttora concorrente e di provata esperienza: pensa sempre di parlare a una popolazione che si e no ha finito le medie. E anche un indagine sulla capacità di comprendere un testo giornalistico di attualità della popolazione italiana limita questa capacità al solo 30%. Questo può spiegare perché un condannato dalla Cassazione si permette di proporsi candidato alle Europee sapendo che i suoi elettori non arriveranno a pensare alla figura che facciamo noi italiani a mandare un evasore fiscale certificato al Parlamento Europeo con totale disprezzo non solo formale delle Istituzioni. Ci resta solo da sperare che Renzi non faccia solo campagna elettorale. Per ora sono abbastanza ottimista.

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  2. Grazie per il tuo commento sotto questo pezzo: più che altro perché mi dà speranza che anche il popolo, come la Stampa, non sia cloroformizzato.

    In realtà il mio punto nel continuare queste critiche al renzismo è uno solo: quando un Premier sta al governo il giornalismo-vero dovrebbe criticarlo sempre è comunque. La critica severa è infatti l’unico modo per essere certi che quel Premier non si rilassi, che resti sempre sulle spine.
    Di fatto in Italia accade il contrario: si sale sempre sul carro del vincitore. Tutta la stampa è renzista di questi tempi e questo sa di marcio, indipendentemente dal buono che potrà combinare Renzi durante il suo governo.

    L’altra faccia della medaglia è che tutta la Stampa si è pure zittita sull’argomento di cui parli tu.
    È proprio un problema strutturale e culturale: nulla da fare. E già tanto che se ne possa parlare nei blog: fino a quando? Il dubbio è orwelliano. E mi assilla.

    ps Essere ottimisti non significa che si deve essere a-critici, o no?

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    • Pur non essendo assolutamente mussoliniano credo che il bastone sempre non vada bene, ogni tanto una dose di carote è necessaria. Sul giornalismo nostrano penso che il livello medio e anche più che medio è immagine della nostra popolazione dove la microcriminalità è compresa e tollerata. La conseguenza è che le sottili distinzioni di pibond sui giornalisti in realtà non servono: ciascuno pensa per se con la cultura che ha. I passaggi di territori stupiscono quanto la candidatura di Berlusconi, dipende dal vento e dai campi disposti a accoglierti. Purtroppo ci vorrà un paio di generazioni per dare una coscienza etica rispettosa del prossimo, ammesso che la scuola se ne prenda finalmente carico. Accanto a grandi insegnanti si hanno una quota non indifferente di fatalisti e menefreghisti. La cifra del 70% è indicata in un giornalino COOP che lo trae da uno studio internazionale, se ricordo bene. Naturalmente non ho visto nessun accenno a questo, tranne mi sembra in un trafiletto del Corriere. A dire il vero l’articolo non parla di giornali ma di letture di attualità, quindi anche di libri. Le mie convinzioni personali mi portano a dividere i giornalisti in 4 categorie: 1) di destra, tranne eccezioni e diversi livelli leccano qualunque cosa purché conveniente. Il loro livello culturale è basso e sostituito, a seconda l’intelligenza, da una vasta erudizione. 2) di sinistra, hanno buona cultura, sempre a seconda l’intelligenza, ma usano schemi precostituiti, e spesso lontani dalla realtà. 3) I settari di destra e di sinistra, ogni tanto ci azzeccano. 4) I non giornalisti, professori, filosofi, sociologhi, storici e storici dell’arte, raramente tecnici e ingegneri che hanno i piedi per terra. In quanto alla mia personalissima esperienza è che ogni volta che ho letto un articolo dove veramente casualmente conoscevo i fatti non corrispondevano a quanto sapevo. Purtroppo per soddisfare la curiosità presunta dei lettori uno fabbrica un pezzo più o meno verosimile col poco che sa. Bisogna però ricordare che ognuno di noi inquadra i fatti e le letture che fa nei suoi schemi culturali buoni o cattivi che siano. Per concludere bisogna osservare che vi siano molti articoli legati a falsi problemi, inutili ipotesi,o scarsamente probabili. E qui mi fermo.

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  3. “… E anche un’indagine sulla capacità di comprendere un testo giornalistico di attualità della popolazione italiana limita questa capacità al solo 30%. ” Occorre distinguere quanta parte dei giornalisti scrivono per farsi capire dal 30% della popolazione degli elettori la cui istruzione ha superato sì e no la scuola media da quanti scrivono per il rimanente 70%. Gli uni devono palesare una base culturale adeguata al senso critico con riferimento agli interessi particolari in rapporto a quelli della comunità dei loro lettori, gli altri devono spartirsi la restante quota in due parti del 35%: gli indottrinati e schierati su linee ideologiche che formano una unica base culturale, gli altri avvinghiati ai sindacati che estorcono dalla busta paga e della pensione soldi per muoverli in massa coi torpedoni per bivaccare davanti ai palazzi del potere dove elevano vibrate proteste per ottenere dal governo ciò che il padrone non può dare. L’ultima parte del 35% è costituita da chi non accetta di cambiare e continua a vivere nel XIX secolo mantenendo in vita le Baronie e le Corporazioni, tra le quali, guarda caso, proprio quella dei giornalisti, la più potente con quella dei magistrati inquirenti e giudicanti.

    Andrea, mio fratello, come al solito, fa il bastian contrario e mi provoca per farsi condurre nello stesso ordine delle sue convinzioni che condivido, ragione per cui, quando ci incontriamo, è vano, da parte mia, alzare il tono di voce sino a toccare picchi di oltre 100 decibel nell’articolare i vari aspetti di argomentazioni che cascano davanti all’evidenza dei fatti.
    Ad esempio, più sopra scrive: “Questo può spiegare perché un condannato dalla Cassazione si permette di proporsi candidato alle Europee sapendo che i suoi elettori non arriveranno a pensare alla figura che facciamo noi italiani a mandare un evasore fiscale certificato al Parlamento Europeo con totale disprezzo non solo formale delle Istituzioni.”
    Ha ragione: Berlusconi non è candidabile nelle prossime elezioni europee. E nemmeno lo sarebbbe, a parer suo e mio, se Napolitano gli concedesse la grazia. C’è solo da sperare che dall’anatema di Don Mazzi si muova qualcosa in seno al CSM, perché Renzi possa avere un degno avversario nelle prossime campagne elettorali.
    Andrea, sono contento che tu sia ottimista, ma una campagna elettorale combattuta tra Renzi e Berlusconi sarebbe una bella cosa per farci finalmente respirare l’aria della libertà e della democrazia.

    Nel testo qui collegato, al posto del rottamato leggete il nome del rottamatore.
    http://pibond.wordpress.com/2013/02/02/amicizia-e-politica/

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    • Non riesco a capire l’aria di libertà con una campagna tra una persona su cui non pendono condanne e una condannata dalla Cassazione, con l’aggravante pesantissima che è un ex pubblico ufficiale (ex Presidente del Consiglio) che non rispetta una Istituzione fondamentale della Repubblica. Anche se fosse innocente, dovrebbe avere la dignità di ritirarsi e rispettare il giuramento fatto. Libero evidentemente di produrre fatti nuovi che potrebbero riaprire il processo. Anche questo è un aggravante a carico dei suoi attuali potenziali elettori. Ma se 10 milioni votassero per Totò Riina lo dovremmo fare presidente del Consiglio? Possibile che nessuno evidenzi la nullità del ragionamento (anticostituzionale) che fa prevalere il voto degli elettori sulle decisioni delle Magistratura. Il fatto che la Magistratura sia vilipesa è vergognoso per due ragioni: I suoi veri difetti con le lentezze del caso non è colpa della magistratura ma del Parlamento che ha fatto leggi spesso mal fatte, complicate, inutili. L’altro difetto sta nel fatto che in essa vi sono, come in tutte le istituzioni umane, alcune pecore nere, ma è da escludere che Berlusconi se le sia beccate tutte, anche per il numero dei giudici che si sono occupati di lui. Tanto più col livello di avvocati che ha avuto. Quindi non escludendo che ci possa essere stato un errore di giudizio in buona fede, proprio per la sua ex veste di pubblico ufficiale si deve ritirare e rispettare il verdetto, salvo far riaprire il processo con gli opportuni documenti.

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  4. “L’ultima parte del 35% è costituita da chi non accetta di cambiare e continua a vivere nel XIX secolo mantenendo in vita le Baronie e le Corporazioni, tra le quali, guarda caso, proprio quella dei giornalisti, la più potente..”.

    Verissimo. Basta vedere quello che é successo in questo stesso blog quando si è osato parlare di “casta giornalistica”.

    In Italia il giornalismo vero non solo non è mai esistito ma non è mai stato neppure un ideale, perché anti-italiano nella sua essenza.

    Ci sono stati – solo pochi anni fa – “venerati maestri” riveriti, pluridecorati, soprattutto a sinistra, e questi signori non erano altro che la stampella intellettuale (si fa per dire) dei poteri forti (e per niente occulti), che rappresentavano. Ci sono pagine del giornalismo italiano degli ultimi anni così ignobili che a confronto le pagine di tangentopili sono favole per bambini.

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  5. “Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c’è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c’è un popolo solo” diceva lo scrittore francese Georges Bernanos. Ed è quello che, populismo o renzismo che sia, la prende sempre in culo – aggiungo io -: il resto è semantica!
    Due borghesie sono due classi che si oppongono nel mangiare alla stessa greppia. Due borghesia che agiscono come il ladri di Pisa, leticano di giorno e rubano di notte insieme? Non credo! In Italia l’élite circolante è una sola ed è formata da borghesi radical chic proletarizzati costituita come classe di ricchi che si oppone a una classe media emergente per ridurla in povertà. La classe media, oggi sudditi e vessati dall’Agenzia delle entrate, è popolo in corsa per esercitare la sovranità.
    ———–
    Stavo terminando di scrivere quanto sopra, quando vedo scritto “ps: però le percentuali a mio avviso sono diverse”. E’ vero Mi sono riferito alla percentuale valutata da Andrea, e, siccome è mio fratello maggiore, lo pregherei di citare le fonti per avviare una discussione più approfondita.
    Comunque, prima delle statistiche, occorre mettere in funzione il nasometro, strumento impreciso ma affidabile se usato in linea col “Fuzzy-Pensiero”,

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  6. Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c’è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c’è un popolo solo” diceva lo scrittore francese Georges Bernanos. Ed è quello che, populismo o renzismo che sia, la prende sempre in culo – aggiungo io -: il resto è semantica!
    Due borghesie sono due classi che si oppongono nel mangiare alla stessa greppia. Due borghesia che agiscono come il ladri di Pisa, leticano di giorno e rubano di notte insieme? Non credo!
    ——–
    Altroché! La guerra dei vent’anni e stata combattuta da queste due “borghesie”. Una era una borghesia di natura intellettuale (o pseudo-tale). Le differenze?
    La prima borghesia aveva il cuore e il portafoglio a destra.
    L’altra borghesia aveva il cuore a sinistra e sempre il portafoglio a destra!

    Insieme l’hanno messa in culo al popolo (di sua natura piegato)… ma vive la différence!

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    • Sono categorie tagliate troppo con l’accetta. In realtà a tutti i livelli abbiamo numerosi casi di eccellenza, che purtroppo sono insufficienti anche a causa dei limiti della nostra scuola. Renzi ha probabilmente elencato solo i problemi di edilizia, probabilmente per non suscitare diatribe in questo momento. ma chiaramente lo dovrà affrontare premiando i meriti e superando la resistenza dei sindacati. Il vero problema della borghesia italiana o con una rappresentazione più moderna la classe dirigente italiana è provinciale e rivolta al passato. In realtà la divisione non la farei tra destra e sinistra ma tra chi guarda il futuro e chi rimane ancorato al passato. E questo sussiste sia nella pseudo destra sia nella pseudo sinistra, questi ultimi vocaboli da lasciare solo ai venditori tipo Berlusconi.

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      • Chi vive nel passato suscita residui di “persistenza degli aggregati”, chi guarda al futuro dà sfogo allo “istinto delle combinazioni” che è il residuo che presiede al miglioramento della condizione umana. Da sempre. Pareto docet.

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  7. Più sopra scrivo che “Due borghesie sono due classi che si oppongono nel mangiare alla stessa greppia. Due borghesia che agiscono come il ladri di Pisa, leticano di giorno e rubano di notte insieme? Non credo! In Italia l’élite circolante è una sola ed è formata da borghesi radical chic proletarizzati costituita come classe di ricchi che si oppone a una classe media emergente per ridurla in povertà. La classe media, oggi sudditi e vessati dall’Agenzia delle entrate, è popolo in corsa per esercitare la sovranità”.

    Le due borghesie si distinguono per censo o per classe sociale? Per censo no, perché fior d’imprenditori e capitalissti se ne vanno a vivere all’estero portandosi dietro l’azienda con lo stuolo dei migliori collaboratori, e nemmeno per classi sociali, perché, nel nostro paese, pagare i dipendenti a giornata non esime dal considerare la maturazione del diritto alla tredicesima, alle ferie e al trattamento di fine lavoro. Allora, se qualche anno fa consideravamo la povertà come un ricordo, ora la vediamo riaffiorare dal bacino delle due borghesie che per sessant’anni hanno combattuto una battaglia ideologica col furor di dialettica.

    Secondo me i responsabili del malanno si nascondono in chi continua a veicolare nei media idee ugualitariste con l’intento di collettivizzare la società in una classe dove il lavoro produce solo beni atti a soddisfare i bisogni fisiologici con l’esclusione dell’èlite accompagnata dai parenti, dagli amici e dagli amici degli amici. Oramai la raccomandazione si è trasformata nella richiesta di protezione come ai tempi in cui l’aspirazione di un cavaliere era qualla di vestire l’insegna di nobiltà. A questo punto non posso non rimandare al pezzo di Rina Brundu sui ventiduemila giornalisti del Lazio.

    Evidentemente, questa classe di privilegiati non fa più caso ai bisogni fisiologici e una similitudine che potrebbe ben rapppresentarli potrebbe scaturire dal confroto tra chi partecipa ad un convivio che ha in menu caviale Beluga e champagne Cristal e chi, già appartenente al ceto medio, mangia il pollo in pizzeria. Escluso chi non ha più lavoro, oppure che l’abbia ancora, quelli della “casta” manifestano bisogni che Maslow, nel 1954, immaginò come ripiani impilati in modo da costruire una piramide.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow
    La piramide di Maslow ha per base, la fisiologia, al vertice l’autorealizzazione, e, tra un ripiano e l’altro posti in scala ascendente, la sicurezza, l’appartenenza e la stima. Paiono essero collocati in modo arbitrario nel loro essere scalati e motivati in relazione biunivoca secondo un ordine in realtà inesistente. Infatti, bisogni, loro livelli, e motivazioni sono interdipendenti e non valutabili in termini quantitativi e qualitativi, perché ogni persona ha un proprio gusto ed esercita le preferenze in ordine a considerazioni di natura etica, estetica o passionale secondo un proprio giudizio. Maslow considera ogni bisogno in relazione biunivoca con una motivazione che appioppa a individui standard. Le relazioni non sono biunivoche ma interdipendenti e la valutazione di considerare al vertice l’autodeterminazione e alla base la fisiologia ha senso solo se fossimo api o formiche. E tale si atteggia la nostra èlite nel considerarci polli da spennare.

    E’ il caso di sottolineare che la piramide di Maslow è tuttora usata nella pianificazione economica e sociale dai partiti europei di sinistra. Costoro, nella collettività, individuano pochi “eletti – nominati” che possono autorealizzarsi, e tanti, suddivisi in classi di predestinati a non poter salire sul ripiano della sicurezza da quello della fisiologia, sul ripiano dell’appartenenza da quello della sicurezza, sul ripiano della stima da quello di appartenenza e, infine dell’autorealizzazione da quello dell’appartenenza.
    In Italia, oggi, queste classi dominate dalla “molto nominata e poco eletta” casta, le classi anziché salire scendono per cui: i notabili che necessitano di stima, pretendano l’appartenenza, i soggetti riuniti in sindacati, corporazioni e cooperative chiedono sicurezza e, infine, troppi imprenditori, professionisti, artigiani, contadini e loro dipendenti, nonché le persone inattive che vivono di pensione o di rendita, sono alla canna del gas.

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