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Fenomenologia del renzismo: seconda parte. O del che tutto cambi affinché nulla cambi, ma in silenzio. E senza carisma.

La prima parte? La prima parte della fenomenologia renzista non serve scriverla perché è nota. Dunque, c’era un giovane sindaco fiorentino che abbigliato come Fonzie andava nello studio di Maria de Filippi a parlare con i ragazzi. E poi c’era lo stesso sindaco fiorentino che predicava la necessità di “rottamare” l’intera classe dirigente del PD perché incapace di parlare al mondo che cambiava, infine c’era sempre quel Fonzie in riva all’Arno che, dalla sua poltrona di sindaco, dopo avere raccomandato all’allora Premier incarica di “stare sereno”, lo ha liquidato in un battibaleno e altrettanto velocemente ne ha preso il posto.

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

2 Comments on Fenomenologia del renzismo: seconda parte. O del che tutto cambi affinché nulla cambi, ma in silenzio. E senza carisma.

  1. Come Gavino, spero che, nei cento giorni, Matteo faccia uscire il piccione dal cappello. Secondo me, il piccione dovrebbe intervenire per rendere paritari i rapporti economice dell’amministrazione dello Stato e degli enti locali con i cittadini. I TAR sono la vera fonte dalla quale nasce l’irresponsabilità dei pubblici ufficiali, liberi di farsi corrompere, andrebbero chiusi. Il piccione è ancora in gabbia.

  2. Perché piccione e non colombo? Prima parlo del piccione e poi, se si porrà il caso, quando effettivamente Mateo subirà la metamorfosi del colombo. La similitudine con l’animale, in sé, è appropriata perché piccione e colombo sono sinonimi, ed altrettanto è appropriato pensare che oggi Renzi fa il piccione, mentre vorrebbe comportarsi da colombo coi suoi frequenti viaggi tra casa, palazzo Chigi e le scuole dove il canto dei bimbi allieta la decrepitudine dei fabbricati in cui insegnanti e alunni sono a rischio per crollo di soffitto.
    Da qualche anno le palazzine del mio condominio sono infestate dai piccioni e tutti noi ricorriamo ad ogni mezzo consentito per allontanarli. Nessuno di noi li odia e se qualcuno pensasse di aprirne la caccia, sol’anche immaginando cucinarli come “sopa coada” piatto tipico trevigiano, finirebbe alla gogna per ritrovarsi insalutato a vita. Insomma nessuno odia i piccioni, ma tutti li considerano fastidiosi per l’insistenza nell’appropriarsi di un vaso fiorito per nidificare, ma soprattutto nel lasciar tracce vistose sul pavimento, sui tavoli, sulle sedie, sulla balaustra della ringhiera dei terrazzi. Cacche di piccione: un sublimato che da scatologico diventa escatologico per la dialettica intorno alla quale si discute. Tutti s’impegnano a trattare sugli effetti ma ci guardiamo bene dal parlar di cause.
    Ecco spiegato perché la persona di cui si tratta è piccione e non ancora colombo.

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