PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Fine del berlusconismo? O l’Italia vista dal Cile.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Salvador_Allendedi Michele Marsonet. Trovandomi all’estero negli ultimi giorni ho seguito da lontano la lotta sempre più accesa tra “falchi” e “colombe” nel PDL (o nella rediviva Forza Italia?). Ero, per l’esattezza, a Santiago del Cile. Non si creda però che dall’altra parte del mondo le notizie della cronaca politica italiana venissero ignorate, tutt’altro. “El Mercurio”, giornale di Santiago, ne forniva ogni giorno ampi resoconti.

I giornalisti cileni narravano – con un certo stupore – che ai parlamentari del centro-destra era stato distribuito un modulo prestampato per dare le dimissioni in massa. Bastava firmarlo ottemperando così ai desideri del capo supremo e indiscusso (almeno finora). E notavano anche la stranezza della situazione, considerati i moniti dell’Unione Europea circa lo sforamento del deficit e la conseguente (nonché ovvia) impennata dello spread.

Incredulità diffusa, risolini ironici dei colleghi sudamericani che, pure, all’instabilità politica sono piuttosto abituati. E poi una vignetta, uscita sempre su “El Mercurio”, con l’Italia rappresentata dalla torre di Pisa. “Chissà – si chiedevano due omini guardando la torre – se riusciranno a raddrizzarla come hanno fatto con la Costa Concordia”.

Bell’imbarazzo insomma, e neppure così nuovo. Al culmine del caso Ruby gli italiani all’estero erano subissati da domande sul bunga bunga, alle quali conveniva rispondere ridendo per evitare un imbarazzo ancora maggiore.

Poi la grande – e strabiliante – novità appresa in aeroporto. Anche le cosiddette “colombe” non ne potevano più. Alfano si era rammentato di essere il segretario del partito e diceva “basta”. Molti altri lo seguivano ignorando il modulo di dimissioni prestampato e infischiandosene (per ora) degli ordini di Silvio. In seguito ci si è messo pure Cicchitto dicendo che bisogna “deberlusconizzare” il PDL.

Sarà vero? Per ora sì, l’hanno fatto sul serio, e si stenta ancora a crederlo. Dopo decenni in cui nel centro-destra non si poteva spostare neanche un foglio di carta senza l’autorizzazione dell’uomo di Arcore, la rivolta è arrivata improvvisa e – sempre per ora – senza tentennamenti. Berlusconi ha abbozzato fingendo di essere stato lui stesso ad aver ordinato di votare la fiducia al governo. Nessuno gli crede, ma può essere una mossa per prendere tempo e consentire ai “falchi” di riorganizzarsi.

Le lame non sono affatto scomparse e colpi di scena vari sono ancora possibili. Tuttavia non si può negare che la novità sia grossa. Nessuno reputava Alfano in grado di capeggiare addirittura una rivolta interna, o Cicchitto capace di coniare un termine come “deberlusconizzare”. Ma la storia non è finita. Nel frattempo la Giunta del senato ha detto sì alla decadenza com’era largamente prevedibile, e le “colombe” questa volta hanno espresso una solidarietà senza riserve.

Tutto tornerà come prima? Chi scrive spera di no. Tralasciando la cronaca contingente, è chiaro che l’Italia avrebbe bisogno di uno schieramento moderato (o conservatore che dir si voglia) normale, paragonabile a quelli che si alternano al potere con la sinistra in Francia, Germania, Regno Unito e in tutti i Paesi europei. Con Berlusconi questo non sarà mai possibile per le caratteristiche stesse del personaggio, una sorta di Peron senza uniforme e descamisados, ma con in più tante emittenti televisive. Il tramonto è iniziato e  vedremo quando terminerà sul serio.

Featurede image, Salvador Allende.