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Giornalismo online: sulle fatiche di Via… pardon, Rue de Solférino. Et vive l’Hollande… la France!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel momento stesso in cui il Corriere della Sera annunciava la vittoria di Hollande su Sarkozy agli exit poll con il 52-53% dei voti (erano circa le 19.15 di ieri, 6 Maggio), l’Huffington  Post, versione oltralpe, era costretto a mantenere aplomb giornalistico britannico e si limitava a fare scorrere immagini di entrambi i candidati sulla homepage e ad avvertire che le zone intorno alla Bastiglia erano state bloccate al traffico. In un occhiello centrale veniva invece ribadito il tasso di affluenza alle urne alle 17: il 71.96%. Meno che nel 2007.

Le Monde, più impaziente (come non capirli!), mostrava le foto dei due candidati e scriveva: “Les premiers résultats du scrutin seront connus à partir de 20 heure”, i primi risultati della consultazione saranno resi noti a partire dalle 8 di sera. Intanto, a metà pagina andava rapido un countdown che da solo pareva raccontare tutta la trepidazione che si respirava in Redazione in attesa dell’ora fatidica. Tale è stata poi la fretta di pubblicare i risultati che la prima videata con il titolo (vedi immagine nell’articolo) è venuta fuori un po’ così: dannati caratteri speciali!

In realtà, il deus-ex-machina dietro le fatiche (ovvero, la corsa a chi titola prima) di Via Solferino (quella italiana) era stata l’agenzia France Presse che proprio non ce l’ha fatta a tenersi la notizia-bomba come a dire che – sempre a proposito di flemma giornalistica britannica – la Manica non è solo una bizzarria geografica. La ferale nova aveva infatti raggiunto sia il resto del mondo che Sarkozy intorno alle 18 e subito dopo era stata cancellata la prevista festa a Place de la Concorde. Contestualmente, in un ideale abbraccio politico-mediatico (sarà stata solo l’impressione?), il duro lavoro e l’affanno muoveva in via definitiva da Via Solferino (quella italiana) in Rue de Solférino (quella francese), sede di quel partito socialista che è casa-politica del nuovo presidente eletto.

A dispetto, infatti, della affettuosa stretta di benvenuto dato a Francois Hollande da tutto l’establishment intellettuale europeo à gauche (a proposito: ma l’attuale première dame non era in qualche modo in conflitto di interesse?), il lavoro che attende il nuovo capo dell’Eliseo non sarà dei più facili. Troppo tardi anche per mettere un messaggio di circostanza (qualcosa tipo: la sua telefonata è importante per noi, La preghiamo di restare in attesa) nella segreteria telefonica per chiamate dalla Germania: già fatto! Come a dire che con la Borsa che mugugna, le Banche che vanno giù, la Grecia nel caos e la Merkel costretta a fare buon viso a cattivo gioco, il tempo sottratto per le legittime sfilate vittoriose sugli Champs-Élysées sarà sempre troppo lungo.

Colpa, anche, e soprattutto, del dubbio amletico che naturalmente resta sempre lo stesso: se l’Europa è di nuovo pronta a farsi governare dalla sinistra, la sinistra è davvero pronta a governare l’Europa? Lo scopriremo soltanto vivendo (o magari andando a fondo). Di buono c’è che, come Gramsci, siamo pessimisti a causa dell’intelligenza, ma ottimisti per diritto e dunque… vive l’Hollande, pardon… vive la France!

Featured image, l’annuncio di Le Monde con lo svarione dei caratteri speciali, qualche secondo prima che finisse il count-down per l’annuncio dei risultati elettorali francesi.