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Giornalismo online: manifesto e in morte di Giorgio Bocca, l’arcitaliano.

di Rina Brundu. Giornalisti si nasce non si diventa! Per quanto mi riguarda è questo mio credo l’unico manifesto possibile per il “giornalismo online” che per sua natura nasce contro tutto ciò che nella “professione” è diventato omologazione, forma, show-off da tipini-fini. Naturalmente non è la prima volta che lo propongo e naturalmente potrebbe non essere l’ultima volta che mi verranno mosse delle critiche per lo stesso. Mi è pure capitato, in passato, che qualche giornalista-arrivato mi apostrofasse con l’obiezione: “Giornalista è chi il giornalista fa”, ovvero giornalista è chi si è diplomato tale, come a dire che dato che Vincent Van Gogh non ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti, o meglio non ha sostenuto l’esamino post-praticantato, non lo si dovrebbe considerare un pittore.

Mind yourselves, mi verrebbe dunque da avvisare ai futuri giornalisti-nati: sostenete l’esame, iscrivetevi all’albo, fatte tutte le domande in regolare carta bollata per essere assunti presso noto servizio pubblico, meglio se come direttori TG1, TG2, TG3, oppure vendete l’anima al diavolo. Insomma, acquistatene un’altra, una che non vi faccia venir voglia di fare l’opinionista, una che se ne sbatta della forza-delle-idee, dell’onestà intellettuale e morale a-tutti-i-costi, una che soffochi preventivamente il vostro senso critico, una che mentre il dito punta alla luna faccia “punto” di fissare il dito. Potenza della burocrazia!!

Ma se è vero che nel caso specifico il non voler sostenere l’esame-di-Stato è stato sempre anche un gesto-di-ribellione contro il suddetto modus-burocratico-imperante (francamente l’unico titolo di giornalista che mi interesserebbe sarebbe quello ad honorem!) è pure vero che quando ho scritto: “Giornalisti si nasce non si diventa” non l’ho mai scritto a mo’ di provocazione. Al contrario, quel breve aforisma è mera consequentia rerum, ovvero è il risultato di una attenta analisi dello status-quo. Ci sono professioni, infatti, che vivono di skills-altre, ovvero di abilità e di competenze (in senso lato) innate e che noi non possiamo fare nostre se già non appartengono alla nostra anima: la professione del giornalista è una di queste! Per dirla con la metafora pittorica usata nell’incipit sarebbe come garantire che neppure 10000 studenti laureati con il massimo dei voti nell’ideale Accademia-delle-Belle-Arti di cui sopra basterebbero a fare un solo Vincent Van Gogh (o, per dirla altrimenti, una sola Oriana Fallaci!), con buona pace dei burocrati e di tutto il corpo insegnante.

Perché è importante che a fare i giornalisti siano soltanto coloro che sono nati-tali piuttosto che l’infinita torma di vip e vipetti in cerca di una professione-cool? Perché il giornalismo dovrebbe essere il vero grande-fratello (benigno e benevolo) della nostra società in crisi. E perché, come scrissi in altra occasione, ritengo che una differenza fondamentale, tra la letteratura e il giornalismo, possa essere il fatto che la letteratura, volendo, potrebbe limitarsi a puntare il dito contro il guado melmoso (tanto per restare in tema!), mentre il giornalismo, per essere davvero tale, deve necessariamente sporcarsi le mani, i piedi (finanche l’abito lucente), nel tentativo di attraversarlo quel guado. E di comprenderne la sua natura. Nonché gli impatti, più o meno nefasti, sul territorio intorno.

Diceva Giorgio Bocca in una sua intervista all’Espresso (2007): “Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c’erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi….».

Mi è accaduto spesso di non ritrovarmi con le visioni della nostra storia (anche recente) proposte da Giorgio Bocca, tuttavia, ho sempre saputo di avere davanti un giornalista-nato-tale (uno che, per inciso, lo era diventato per destino e non perché inseguiva rotte-trendy), un giornalista dotato di innato senso critico e di capacità di giudizio. Un giornalista con cui – come sempre accade con gli spiriti pieni di grinta e di grande coraggio, e che per questo si rispettano sempre e comunque – si può arrivare a dissentire finanche in punto di morte. Penso infatti che lui non abbia affatto fallito il suo programma di vita perché, anche se il risultato non è immediatamente visibile, sono proprio le gocce “di saggezza” come le sue che contribuiranno, nel tempo, a cambiare….l’acqua del mare.  Viva Giorgio Bocca dunque, a mio avviso, L’ARCITALIANO!

Nell’immagine: La camera di van Gogh, olio su tela, 72x90cm, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam