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Éminence grise, pardon, vert!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sul ruolo della Lega nella corrente maggioranza di governo.

L’eminenza grigia (Grey Eminence: A Study in Religion and Politics, 1941) è un saggio dello scrittore britannico Aldous Huxley. L’opera è una sorta di biografia di Padre Giuseppe da Parigi, meglio conosciuto con il nome di François Leclerc du Tremblay, ministro degli esteri e alto consigliere del Cardinale Richelieu (léminence rouge). In verità, questo frate cappuccino, che vestiva un saio marrone chiaro, beige più che grise, il grigio come da noi inteso, non è mai diventato un’Eminenza – titolo questo riservato ai Cardinali – ma è stato sicuramento uno degli uomini più potenti d’Europa.

Se partiamo dal presupposto che la figura di du Tremblay sia la figura dell’Eminenza-Grigia per eccellenza, capace di esercitare una notevole influenza sul vero potentato di turno, appare subito chiaro che un paragone con il ruolo che ha la Lega Lombarda, in questi tempi governativi moderni, non sarebbe legittimo. Nello specifico, la grande differenza è data dal fatto che da un punto di vista strettamente tecnico du-Tremblay non aveva alcun claim-to-fame. In altre parole, anche quando svolgeva le sue mansioni più-politiche restava comunque la longa-manus-di (in questo caso del Primo Ministro di Luigi XIII) che, a suo piacimento, poteva rimuoverlo. La Lega è, naturalmente, rappresentanza democratica del popolo, in questo caso di un popolo, è solo quel popolo potrà detronizzarla. Quel popolo insieme alla sua stessa capacità, o incapacità, di scegliere la miglior fazione politica con cui allearsi in futuro.

Vero è, tuttavia, che mercé la curiosa Storia del presente governo Berlusconi, il ruolo di questa particolare formazione politica si è accresciuto enormemente nel tempo. Infatti, se prima eravamo in tre-a-ballare-l’Alligalli (vedi scissioni varie con Fini e Casini)… adesso Bossi e i suoi uomini sono rimasti da soli e tendenzialmente potrebbero occupare la balera come meglio li aggrada. Del resto, è lo stesso Machiavelli a dire che a governare i principati ci si arriva o per fortuna o per virtù. E se è vero che la Lega ha avuto la “fortuna” di fare un dato looting (insomma, di predare) sulle carcasse degli ex-alleati in ritirata, è pure vero che la sua strategia fedele e attendistica può essere vista come emblema di una linea politica a suo modo “virtuosa”. Senza considerare che, sempre per dirla con Machiavelli, i principati acquisiti per “virtù” sono quelli che riescono a dare le maggiori soddisfazioni al loro principe (in senso lato).

Ne deriva che, diversamente dal Presidente Fini che, a leggere i giornali online di oggi, avrebbe detto: “Il problema non è Bossi, ma Berlusconi, che ha concesso a Bossi di essere il dominus del governo. Il vero presidente del consiglio è Bossi”, io non credo che l’attuale “accresciuto-potere” di Bossi sia il frutto di una concessione di Berlusconi, ma penso piuttosto che tale accresciuta capacità di influenza sia consequentia rerum. Ed è in primo luogo frutto degli errori strategigi compiuti proprio dal Presidente della Camera e dai suoi seguaci. Questo perché l’erede legittimo e naturale di Berlusconi è sempre stato Fini. Di sicuro, lo è stato almeno fino alla famosa svolta di Mirabello e di cui sappiamo. Svolta annunciata da grandi discorsi, ma che non ha ancora avuto risultati concreti, quanto conseguenze politiche nefaste all’insegna del machiavellico motto: “Le virtù morali usate a sproposito risultano causa di ruina”.

Tratteggiate le dinamiche nel background, va comunque detto che  il leader dei futuristi non ha tutti i torti. O meglio, che non può averli. Questo perché, se le debolezze-umane che fanno-politica hanno avuto la meglio su di lui e sui suoi uomini (nel loro caso, la fretta è stata senz’altro cattiva consigliera, così come, forse, una esagerata – seppure ammirabile – idealità), tali debolezze-umane che fanno-politica proveranno ad avere-la-meglio anche su Bossi e sui suoi uomini migliori. Il tutto dipenderà da quanta capacità di resistenza riusciranno ad opporre questi uomini davanti a simili “umanissimi” vizi. Di sicuro, se la Lega sia  arrivata dove è arrivata virtute duce (ovvero, con la virtù come guida), piuttosto che grazie a subdoli intrighi di corridoio, agevolati dal suo brand-new-role di éminence vert, sarà soltanto Sua Eminenza il Tempo a dirlo, soltanto Sua Eminenza… il Tempo. Ed è difficile credere che lui mentirà.

Rina Brundu

03/03/2011

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