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Ahi Ahi Ahi tovarich Silvio!

Sull’effetto-Katrina dei wiki-leaks… e sul Terzo Polo.

di Rina Brundu. A ben guardare l’effetto-Katrina dei wiki-leaks, più che sulle relazioni internazionali del Bel Paese si è fatto sentire sul fronte interno. Del resto, non sarebbe stato difficile immaginare che qualsiasi notizia distillata da Assange, bella o brutta che fosse, sarebbe stata utilizzata per questi.. Fini. A mio modo di vedere, lo scoprire che l’Italia riesce ancora ad intrattenere qualche relazione indipendente dal potente alleato d’oltre-atlantico, non è stato certo un male. Fermo restando che è toccato poi proprio a quell’alleato correre in aiuto dell’amico-Silvio per dargli una grossa pacca di incoraggiamento sulle spalle (vedi le parole di Hillary Clinton), dopo gli incauti sberleffi prodotti dal personale dell’ambasciata.

Difficile dire dunque se a stare più male sia il friend-of-America Silvio o il tovarich-Silvio che pure ad oriente di Roma non è riuscito a venirne fuori indenne dal fango spruzzato dai leaks assangiani. Sarà che per non farsi spruzzare addosso occorre stare lontani dalle pozzanghere? Forse forse quello che sta peggio di tutti è però il Principe di oramai antica memoria, tradito con congiura di palazzo neppure tanto sotterranea. L’abbiamo già scritto, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e quelli “politici” lo fanno prima degli altri. Di fatto, lo status quo è conseguenza delle cose o, per meglio dire, conseguenza di una lunga serie di errori strategici fatti dal rettore del principato, primo fra tutti quello di avere preferito il ritorno-a-breve dell’alleanza con la Lega, piuttosto che investire a lungo termine con un alleato più posato e politicamente più affidabile, soprattutto in senso geografico.

Di vero c’è che le battaglie politiche, al pari di quelle combattute con vere e proprie armi, mietono vittime ma soprattutto sanno diventare terreno ottimamente concimato allo scopo di seminare e far crescere rancori anche solamente accarezzati. Sottovalutare il fattore umano dentro simili dinamiche, per quanto avvezze ad essere tutto e il contrario di tutto, è un grosso errore perché alla fine della fiera la Politica, anche al meglio delle sue possibilità, è sempre realizzata da uomini (nonché dalle rare donne) per lo più vittime dei loro istinti e delle loro passioni. E, come gli elefanti, gli uomini hanno buona memoria. Ovvero, non dimenticano e prima o poi si vendicano.

Che la scelta dell’opzione-sfiducia da parte del Terzo Polo, e di Gianfranco Fini in particolare, abbia un qualche sapore di vendetta-consumata è difficile negarlo. Non si può spiegare altrimenti la decisione di spedire questo Paese diritto diritto verso le elezioni in un momento di deleteria congiuntura economica internazionale. E in un momento pericoloso come pochi sotto parecchi punti di vista. Senza considerare il problema della mancanza di una vera leadership che, in un modo o nell’altro, farà pagare il suo scotto alla nazione. Epperò chi ha sbagliato deve prendersi la responsabilità dei suoi errori. E dunque accettare la realtà dei fatti. Va bene la campagna muoia-Sansone-con-tutti-i-filistei onde mettere le mani avanti in sede di consultazione elettorale, ma gli Italiani non sono un popolo da mandare al macello.

Ci sono momenti infatti in cui il valore di un vero Principe si vede dalla sua capacità di togliersi dall’arena e lasciare il posto al nuovo che verrà. Soprattutto quando scopre tutti gli abiti irrimediabilmente logorati dal continuato lavorio delle tarme nell’armadio e finanche il sarto di fiducia si è visibilmente stancato di imbastirne altri. A che prò cucire e scucire se l’armadio resterà sempre quello?

Mala tempora currunt… e peggio ne verranno!

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