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Autunno mediatico

Cadono le foglie, forse anche i governi. Oppure no.

di Rina Brundu. Qui in Ogliastra, piove. A differenza di quelle irlandesi, che si propongono per lo più come un gocciolio infinito da milioni di rubinetti che perdono, le piogge che bagnano l’Ogliastra sono brevi ma intense. Il cielo diventa plumbeo velocemente, d’improvviso inizia a piovere, tuoni, lampi, fulmini, cadono cateratte d’acqua e poi è di nuovo il sereno. Con un cielo liberato abbastanza da scorgere, quando viene la sera, il tremolio timido di questa o di quell’altra stella.

Per certi versi, queste piogge ogliastrine, affette da sindrome del much ado about nothing, mi ricordano le crisi di governo. In particolare, le crisi appena concluse di questo governo. Perché c’erano! Oppure no? Difficile dire dato che sulle homepages dei maggiori quotidiani italiani e sui titoli di apertura dei telegiornali-di-punta sembrerebbe essere passata una mano smacchia-tutto. Dico io: qualcuno ha davvero capito a chi appartiene la famosa casa in quel di Montecarlo? Non che ce ne freghi granché dato che difficilmente acquisteremo un lotto nelle vicinanze, ma se la questione non era proprio importante, non sarebbe stato meglio risparmiarci tutto quel baillame mediatico? Misteri d’Italia. O giù di lì.

Certo, molto ha potuto la tragica storia di Sarah. Che nella sua disgraziata particolarità ha tenuto il Paese incollato alla televisione come non accadeva da tempo. In una maniera completamente nuova, per giunta. Il caso Sarah Scazzi è stato, infatti, il primo evento mediatico dove si è assistito a una perfetta identificazione tra le intenzioni del grande-fratello-che-guarda di orwelliana memoria e le necessità di colui che viene guardato. Meglio ancora, si potrebbe forse speculare che, in questa circostanza, l’attore ha sovente diretto il regista, proponendo e determinando il plot, finanche ogni scena da girare e, di fatto, producendo una specie di film da così-è-perché-ci-pare.

Identificato e considerato il rischio di perdere di vista l’invalicabile confine tra il bene ed il male, non mi riesce di giudicare troppo negativamente il lavoro dei media nell’occasione. Non mi riesce di farlo perché credo che la presenza di decine e decine di telecamere e di microfoni, abbia contribuito in maniera determinante ad una conclusione rapida della vicenda. Ma, soprattutto, abbia permesso ad una moderna modalità di approccio alle trame criminali, finanche delittuose, di trasformarsi in reale opportunità. Opportunità che è sinonimo di sconfitta della cultura dell’omertà e, ad un tempo, occasione importante per dare voce alle vittime, a tutte le vittime, di un crimine aberrante e mostruoso quale è quello della pedofilia in generale, e all’interno delle pareti domestiche in particolare.

Tuttavia, assodato che il problema pedofilia dovrebbe restare sempre (e non soltanto in occasione del delitto eclatante) sotto l’occhio attento di una telecamera che fa servizio per il grande pubblico, è forse venuto il tempo, per la storia di Sarah, di vivere la riservatezza che meglio si accompagna al lutto e al dolore. Al lutto e al dolore della madre, al lutto e al dolore della famiglia, degli amici e dei compagni. Un lutto ed un dolore che, nella loro essenza, nella loro qualità di fondo, sono lo stesso lutto e lo stesso dolore che vivono in queste ore le famiglie dei nostri soldati caduti in Afghanistan. Soldati, le cui storie di vita andrebbero, pure queste, ricordate con passione e senza guardare ai dati auditel o alla necessità del fare-ascolto a tutti i costi. Così come di telecamere e di microfoni ne abbisognano le grida impotenti dei clandestini in rivolta a Cagliari. Ma non solo lì.

Autunno. Cadono le foglie. Forse anche i governi. Oppure no.