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Giornalismo online: il super-cervello

Sulla carica eversiva dei commenti in calce

di Rina Brundu. Pur sforzandomi non mi riesce di immaginare altro elemento della scrittura digitale dotato di una carica tanto eversiva e dissacrante quanto lo è quella che caratterizza il commento-in-calce agli articoli o ai post pubblicati. Per associazione di idee mi tornano alla mente quelle vecchie scene da teatro comico di scarsa qualità nelle quali l’incauto teatrante veniva a diretto contatto con un pubblico irriverente e mai-soddisfatto. E dunque mi tornano alla mente le immancabili pernacchie che salutavano la fine delle sofferte esibizioni quando anche gli ortaggi erano diventati troppo cari per venire scialacquati in simil guisa.

In realtà, il commento non è solo arma eversiva e dissacrante per eccellenza ma è anche tratto primario identificante le possibilità prodigiose del super-cervello che è Internet ed è soprattutto espressione visibile della sua potenza. Detto altrimenti, è la modalità con cui la Rete si fa rispettare. Ne deriva che capire le implicazioni di una simile affermazione diventa condizione imprescindibile per vivere la dimensione virtuale (soprattutto a livello scritturale). Mentre le “implicazioni” di cui si è appena detto recitano che le dinamiche interattive internettiane inducono una naturale super-stimolazione della coscienza dell’io-che-scrive che dovrà, se vorrà proporsi credibile, tentare di gestire sin da subito il maggior numero possibile di “opposizioni” alle tesi che intende presentare (qualunque esse siano).

In altre parole, il blogger, lo scrittore online, il giornalista digitale che intende farsi conoscere e farsi apprezzare in Rete, avendo piena coscienza che tra i suoi mille lettori ve ne sono almeno millecento più bravi di lui/lei dovrà adoperarsi sin da subito per diventare più bravo di loro. E questo risultato dovrà tentare di raggiungerlo sempre, pena il fallimento. Non si tratta infatti di ozioso esercizio mentale, quando piuttosto dell’unica maniera possibile per prevenire ognuna delle infinite obiezioni logiche e/o ragionate (i.e. ogni commento-accorto e non una scrittura criminale o priva di giustificazione) che ciascuno di quei mille e più individui intellettualmente superiori potrebbe facilmente portare sul tavolo. Con la conseguenza di riuscire a far venire meno, senza colpo ferire, la ragione stessa che ha giustificato il sudato lavoro. O comunque a sminuirla con una qualsiasi battuta dissacrante. No way out!

Come non bastasse, sarà proprio la possibilità di critica con immediata flagellazione pubblica a richiedere che il bravo blogger, il bravo scrittore online, il bravo giornalista digitale, bravo lo sia davvero. Sarà infatti difficile fingere altrimenti, dato che simili figure professionali potranno raramente contare sulla continuata consulenza editoriale di una redazione-a-supporto (elemento per certi verso obsoleto dentro un universo virtuale per sua natura scarsamente incline ad un cooperativismo-di-successo e sicuramente anti-economico), mentre le possibilità di “errore” (i.e. la possibilità di presentare una inchiesta con tesi non-fondata o fallace, la possibilità di presentare un falso scoop, la possibilità di una infelice gestione scritturale, etc.) saranno gioco forza contate prima di una totale perdita della credibilità. La Rete non perdona.

Conseguenza delle cose è che il commento è diventato anche il primo elemento della scrittura digitale ad essere oggetto di regolare censura. Tuttavia, quando non giustificata da ragioni eccezionali e/o particolarmente pregnanti, la censura rimane sempre arma a doppio taglio con imprevedibili effetti boomerang. Per esempio, limitando la libertà di commentare i testi pubblicati, un giornale online automaticamente limita la sua capacità di fare-notizia. Questo accade perché, quando ben strutturato, motivato, informato, indovinato nel mood (che può andare da una impostazione goliardica fino ad un tocco necessariamente solenne), il commento è in grado di diventare notizia-dentro-la notizia e dunque ideale subroutine capace di gestire le informazioni che intende presentare al lettore in maniera autonoma rispetto agli altri possibili (ed infiniti) sotto-insiemi-informativi che si andranno formando nello stesso istante. Insomma, può tendenzialmente affrancarsi dalle necessità del testo che lo ha prodotto e addirittura autoriprodursi mantenendo sempre alto il suo valore-aggiunto.

Il risultato non potrà che essere una straordinaria esplosione di possibilità “giornalistiche” (in senso lato) che verranno immediatamente incontro al lettore permettendogli di focalizzare sugli aspetti della “notizia” che maggiormente lo interessano (i.e. se la notizia è che Tizio è morto questo elemento risulterà naturalmente fisso per ogni lettore, ma seguirne il funerale attraverso i commenti-informati di Caio o di Sempronio sarà per forza di cose esperienza diversa che potrà generare subroutines, e dunque nuove possibilità-di-notizia, molto differenti). Dentro il super-cervello internettiano noi riusciamo ad essere quindi creatori e fruitori di una stessa possibilità-di-notizia, finanche i suoi detrattori. La corsa rimane fondamentalmente contro noi stessi dunque e contro il nostro limite.

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